Potere, cultura e sentimenti i sogni per un´Italia diversa

08/03/2011

Giovani e meno giovani. Madri e figlie. Eterosessuali ed omosessuali. E che, nonostante le battute sarcastiche di chi non ne vuol proprio sapere di queste "radical chic" che dovrebbero smetterla di creare inutili problemi, saranno tantissime a festeggiare con i propri mariti, amici e figli l´8 marzo di quest´anno in Italia. Spettacoli, conferenze, dibattiti, manifestazioni… Per la prima volta dopo tanto tempo, la festa delle donne non è più solo un giorno per commemorare le lotte e le conquiste femminili, ma un appuntamento centrale per cominciare a trasformare la società. Non più solo un modo per dire "ciò che non siamo, ciò che non vogliamo", ma anche e soprattutto per spiegare quello che vogliamo, sogniamo, speriamo…
A cominciare dal nostro corpo. Non tanto (e non solo) per riprendere gli slogan degli anni Settanta che già sottolineavano l´importanza, per ogni donna, di disporre liberamente del proprio corpo. Ma soprattutto perché, in questi ultimi tempi, il corpo femminile è diventato un vero e proprio campo di battaglia su cui ci si accanisce senza tregua. Come se, per la donna, l´unica possibilità di esistere fosse quella di "incarnare" la perfezione. Certo, esistono come sempre delle eccezioni. Come quando Glamour pubblicò le foto della modella "normale" Lizzi Miller, che sfoggiava con orgoglio i suoi 79 chili. Allora furono centinaia di migliaia le lettrici che scrissero alla redazione del giornale: "Finalmente una donna vera, una come noi!" Ma si trattò solo di un istante di sollievo. Prima di ripiombare nella routine, e soffocare di nuovo sotto il peso delle norme. Essere, apparire, controllare… nel nome delle immagini!
Eppure sarebbe bello "liberare" definitivamente il corpo delle donne. Non liberarsi dal corpo, come hanno preteso per secoli i filosofi. Perché, nonostante tutto, il corpo c´è. È nel corpo e grazie al corpo che ciascuno di noi è nato, vive, muore. È nel corpo, e per suo tramite, che si incontrano gli altri, si esprimono le proprie emozioni, si manifestano i propri sentimenti. Ma liberare per sempre il corpo femminile dalle aspettative e dagli stereotipi di genere. Questa sarebbe la vera libertà. Il primo passo per l´uguaglianza. Indipendentemente dalla dittatura del gusto, dalle ingiunzioni sociali, dalle norme culturali. Per poter scegliere se vestirsi di rosa, di nero o di giallo, non perché "si fa" o di "deve", ma semplicemente perché si ha voglia di farlo. Per decidere se essere conformi o ribellarsi, senza che qualcuno ne tragga immediatamente le conclusioni che impone il bon ton. E smetterla, una volta per tutte, di ridurre la donna ad un semplice corpo-immagine