Potenza. Ronda, sit-in dei primi disoccupati

18/02/2003

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO






18 febbraio 2003
POTENZA
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Dalla Regione, nel pomeriggio di ieri, nuove assicurazioni sul varo della società mista. Intanto i sindacati fanno causa
Ronda, sit-in dei primi disoccupati
Dieci dipendenti senza lavoro da inizio mese. Oltre 300 col fiato sospeso



POTENZA 
E’ una storia senza fine, quella dei 368 dipendenti della Ronda, che sembra non trovare ancora una soluzione, anche se nel pomeriggio di ieri la Regione ha ribadito la propria intenzione di dare vita ad una società mista pubblico privata. Ma le assicurazioni non sono sufficienti a dare tranquillità, anche perchè, ieri mattina, era giunta a Potenza una delegazione di dieci lavoratori, della sede distaccata di Matera, che dal primo febbraio sono ufficialmente iscritti alle liste del collocamento. In altri termini, a partire da questa data, sono stati licenziati. Ed è per questo che hanno sfidato il freddo e le basse temperature del potentino pur di testimoniare la difficile condizione in cui versano. Hanno organizzato un sit-in di protesta davanti il Palazzo della Regione. La pacifica e ordinata manifestazione ha visto protagonisti per lo più padri di famiglia, a cui sta venendo a mancare una importante fonte di reddito. Nei loro occhi si legge la disperazione di chi ormai ha fatto di tutto per conservare il proprio posto di lavoro. Una disperazione, però, che non si è trasformata di certo in rassegnazione.
E per i 356 dipendenti di Potenza e provincia la situazione non è sicuramente più rosea. Dopo la fase in cui i licenziamenti sono stati ritirati se ne preannuncia un’altra che non fa presagire nulla di buono.
Guidati dai rappresentanti delle tre sigle sindacali di categoria (Cgil, Cisl e Uil), in mattinata sono stati ricevuti dal vice presidente della giunta regionale Erminio Restaino che ha ascoltato le richieste del lavoratori impegnandosi, come da protocollo, a trovare una possibile soluzione, pur rispettando i tempi tecnici.
Ma quali sono, in realtà, le rivendicazioni dei dipendenti della Ronda? Prima di tutto chiedono alla Regione l’approvazione di una delibera che dia il via libera a Sviluppo Italia per uno studio di fattibilità per la costituzione di una società mista in cui far convergere oltre al capitale privato anche quello pubblico. Stando a quello che raccontano i lavoratori sembra, però, che la Regione non voglia assumersi troppe responsabilità in questa vicenda e il titolare della società sia alla ricerca di un pretesto per temporeggiare.
I dipendenti, inoltre, chiedono che vengano immediatamente ritirati i dieci licenziamenti fatti partire il primo febbraio: «per risolvere questa faccenda – dice Canio Cioffi segretario della Filcams Cgil – si è andati per vie legali e domani (ndr, oggi per chi legge) partirà una causa».

Nel pomeriggio, comunque, la Regione Basilicata ha dato ulteriori rassicurazioni ai dipendenti rendendo nota la decisione di approvare la delibera. Dal canto loro, i lavoratori fanno sapere che questo sarebbe solo il primo passo, ma non rappresenta la soluzione definitiva al problema.
Ma i dipendenti cosa guadagnerebbero dalla creazione di una eventuale società mista?
«Intanto – spiega Cioffi – avrebbero senza ombra di dubbio maggiori garanzie e sarebbero più tutelati perché la Regione si impegnerebbe a controllare direttamente le prestazioni offerte dai dipendenti. Basta pensare – continua Cioffi- che 80 dipendenti della Ronda sono impiegati proprio negli uffici regionali. Tutto ciò comporta all’Ente un aggravio delle spese non indifferente».
E perché una società privata dovrebbe cedere una parte della quota del suo capitale ad un Ente pubblico? A rispondere è ancora Cioffi che, ricorda: «in realtà sarebbe molto conveniente per il privato perché lo aiuterebbe ad uscire dall’illegalità. Fino a questo momento, infatti, per l’assegnazione dei lavori da affidare alla Ronda, la Regione non ha indetto alcuna gara di appalto e questa società privata continua a gestire la vigilanza sulla base di convenzioni».
Ad ogni modo, i dipendenti non hanno interrotto il loro lavoro, ma hanno annunciato che fino a quando non saranno date risposte serie e precise non cesserà la loro protesta
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Angela Di Maggio