Potenza risparmia 17 euro su Genova

16/09/2002

16 settembre 2002

IL COSTO DELLA VITA









Potenza risparmia 17 euro su Genova

La borsa della spesa/2 - È la città dove costa di meno l’acquisto al supermercato degli stessi trenta prodotti di largo consumo


Fatti mandare a prendere il latte a Potenza, unica città italiana dove se ne porta a casa un litro con meno di un euro (0,94 centesimi). Il capoluogo lucano, oltre che per il latte, si aggiudica l’oscar della convenienza per l’intera spesa fatta con i 30 prodotti elencati a fianco: alla cassa del supermercato si sborsano solo 95,75 euro contro i 112,64 euro pagati a Genova. Ben 17 euro di differenza che le fanno guadagnare il primo posto nella graduatoria delle dodici città scelte dal Sole-24 Ore del lunedì per provare la "temperatura" della spesa quotidiana degli italiani. Lo scontrino medio – ottenuto tenendo conto di tutte le città – è di 104,72 euro: i consumatori di Genova spendono il 7,5% in più (circa 8 euro, quasi 16mila delle vecchie lire), quelli di Catania e di Verona rispettivamente il 6,9 e il 5,8%, mentre si avvicinano al risultato medio Milano e Roma (entrambe con +0,9%). Il "risparmio", invece, sta di casa tra Napoli e Potenza, dove si paga il 7,9 e l’8,6% meno della media. Che cosa si compra con meno di un euro? Non molto, per la verità. Senz’altro il mezzo chilo di spaghetti (il più caro a Bari con 0,82), la bottiglia di pomodori per fare il sugo (che tocca il massimo a Milano: 0,99) mentre per una confezione da sei uova si riesce solo in quattro supermercati (a Bari, Catania, Genova e Napoli). Lo stesso discorso vale per l’acqua minerale – venduta a meno di un euro soltanto in due città – e ancor di più per le merendine che solo a Firenze si comprano a 0,90 euro (contro l’1,29 di Catania). Il giro d’Italia della spesa è stato effettuato la scorsa settimana nel supermercato di una zona media delle città prescelte. Per semplificare il monitoraggio, sono stati inseriti alcuni beni di marca tra i più diffusi sul territorio nazionale, mentre si è scelto il criterio della maggiore convenienza "in loco" per prodotti come uova e carne, latte e acqua minerale. I protagonisti. A Torino la signora Carla Fasanotti arriva al supermercato con calcolatrice ed euroconvertitore: «Controllo, verifico, confronto: cosa che non avveniva con le vecchie lire». C’è invece chi non controlla così minuziosamente ma si sforza comunque di contenere gli acquisti entro un determinato budget. Il caro-petrolio resta fuori dalle preoccupazioni: «Non so quanto c’entri l’economia mondiale – dice Maddalena Grignani, insegnante – molto dipende dall’onestà dei negozianti, soprattutto al dettaglio». A conti fatti, è proprio una questione di cifre, come spiegano i responsabili del supermercato di Udine. Se un prodotto costa due euro, la percezione è che il prezzo sia basso. Questo comporta un’accelerazione della spesa soprattutto durante la prima parte del mese e una scarsissima disponibilità negli ultimi dieci giorni. L’aumento percepito da chi fa la spesa riguarda sia i prodotti confezionati, sia quelli freschi. La verdura e la frutta in particolare, raccontano a Verona, benché si tratti di una provincia a vocazione agricola. Lo stesso discorso vale per la carne, che tra i 30 prodotti considerati ha sicuramente la forbice più elevata: un chilo di petto di pollo varia da 6,09 euro a Potenza fino ai 10,05 di Verona. Città nella quale una pensionata, che vive da sola, segnala che prima spendeva 5mila lire per acquistare una porzione di carne (manzo e vitello), mentre ora spende 4 euro. L’unica salvezza, per chi fa la spesa a Bologna, sembrano essere le offerte periodiche dei singoli punti vendita «che spesso sono molto vantaggiose, ma non impediscono che il conto finale sia sempre superiore rispetto a un anno fa: il problema è che non solo si arrotonda l’euro a duemila lire, ma spesso si fa mentalmente l’equazione 1 € = 1.000 lire». E, fanno notare a Roma, le promozioni del "tutto a mille" sono ormai sostituite da quelle "tutto a un euro", che è quasi il doppio. I supermercati si accorgono, comunque, dei benefici delle campagne di sconto e c’è chi, come a Firenze, registra un aumento della clientela dopo aver "tagliato" i centesimi. Ma far quadrare i conti resta per tutti un’impresa. Persino a Potenza dove il latte è meno caro, ma ai consumatori interpellati sembra – insieme con il pane – il prodotto più ritoccato dopo il passaggio all’euro.
Franca Deponti
Francesca Padula