Posto fisso, no di Confindustria Berlusconi: ha ragione Tremonti Il leader Cgil Epifani: “Apriamo subito il confronto su lavoro e precarietà”

21/10/2009

ROMA – Confindustria contro il governo. Nel giorno in cui il premier, Silvio Berlusconi, si schiera con il suo ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, sul «valore» del posto fisso («confermo la mia completa sintonia con il ministro Tremonti», ha detto il Cavaliere), è stata la presidente degli industriali Emma Marcegaglia ad andare all´attacco e, paradossalmente, a difendere l´impostazione fin qui adottata dall´esecutivo: «Riteniamo che la cultura del posto fisso sia un ritorno al passato non possibile. Una cultura che, peraltro, ha creato non pochi problemi in questo Paese. Nessuno è a favore della precarietà. Anche noi siamo per la stabilità, delle imprese e dei posti di lavoro, che, tuttavia, non si fa per legge». Esattamente la linea dei due ministri "lib-lab", Maurizio Sacconi (Lavoro) e Renato Brunetta (Funzione pubblica),rimasti, però in minoranza nello schieramento di centrodestra. Affiancati, in parte, dal ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, che ha assunto una posizione intermedia: «C´è troppa precarietà, ma il mondo delle imprese ha bisogno di una quota di flessibilità».
Tremonti ha voluto ieri ridimensionare la sua esternazione, classificandola, a margine della riunione dell´Ecofin a Lussemburgo, né più né meno come un´ovvietà: «Ho detto una cosa scontata come dire che preferisco il caldo al freddo». Ma così non è. Perché per oltre un decennio l´Italia politica e sociale si è profondamente divisa su come rendere più flessibile il mercato del lavoro (basti pensare alla vicenda dell´articolo 18), e la tesi di Tremonti (per l´incarico che ricopre e che ha ricoperto negli altri governi Berlusconi in cui, tra l´altro, è stata approvata la legge Biagi) è apparsa una decisa inversione di rotta rispetto alla direzione di marcia sulle politiche del lavoro.
Berlusconi se l´è presa con la sinistra «in malafede» che ha cavalcato la polemica, poi ha detto: «Per noi, come dimostrano i provvedimenti adottati in questi mesi a tutela dell´occupazione, è del tutto evidente che il posto fisso è un valore e non un disvalore. Così come sono un valore le cosiddette "partite Iva"». Un modo per difendere il blocco sociale di riferimento tradizionale del Pdl (il lavoro autonomo) e incunearsi nel mondo dei lavoratori più precari generalmente orientati a sinistra. E provare a chiudere la discussione.
Resta il fatto che Tremonti ha aperto un vulnus. Nel quale ha cercato di inserirsi il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, il sindacato che più si è battuto a favore del posto fisso, subendo anche per questo l´accusa di conservatorismo. Ha proposto Epifani: visto che il governo afferma il «valore del posto fisso», va aperto subito un confronto «sul tema del lavoro e del superamento della precarietà».
Il governo, però, ha subito rinviato al mittente la proposta. «Un tavolo? Non scherziamo», ha replicato Sacconi il quale, invece, ha ribadito che in una "società attiva" bisogna garantire a tutti la formazione per potere passare da un posto a un altro. «La continuità in un posto – ha aggiunto – non si afferma con norme di legge».
In ogni caso per il clamore che hanno suscitato le affermazioni di Tremonti, Sacconi dovrà tenere ancora un po´ nel cassetto il suo progetto dello "Statuto dei lavori" per mandare in soffitta lo Statuto del 1970. Conclusione di Pier Luigi Bersani, candidato alla segreteria del Pd: «Vorrei capire se Tremonti parla di posto fisso a casa o a lavorare».