Postalmarket, si riapre la trattativa

01/07/2003

MILANO

 martedì 1 luglio 2003
 
Pagina II
 
 
Perplessità nel sindacato: "L´azienda non ci convince, ma anche il Pirellone deve uscire dall´ambiguità"
Postalmarket, si riapre la trattativa
Braccio di ferro con la Regione per salvare i 570 lavoratori
        Solo se ci sarà un acquirente i dipendenti di Peschiera Borromeo potranno godere dei benefici per altri quattro anni
        ANDREA MONTANARI

        Nuovo colpo di scena nella vicenda Postalmarket di Peschiera Borromeo. La trattativa riparte, ma il nodo da sciogliere rimane sempre il via libera della Regione al nuovo centro commerciale che la Bernardi spa, la società di Riccardo Di Tommaso che si è offerta di acquistare il marchio in amministrazione controllata, ha messo come condizione irrinunciabile per farsi carico di tutti 570 lavoratori che rischiano di perdere il posto. Ieri nel corso di un tavolo tecnico all´agenzia regionale per il Lavoro la Regione ha detto no al progetto della Bernardi di un centro di 80mila metri quadrati nell´area scelta dalla società dentro il parco Sud, ma si è detta pronta a dare il via libera se il centro si farà più piccolo e da un´altra parte. E la società di Di Tommaso, che venerdì aveva minacciato di fare marcia indietro e di assumere solo 150 lavoratori lasciando gli altri 420 al loro destino, ha accettato la proposta. Su questa ipotesi partirà oggi pomeriggio la trattativa vera e propria, non senza qualche perplessità dei sindacati.
        Una trattativa contro il tempo dato che sta scadendo il periodo di amministrazione controllata. Solo se ci sarà un acquirente i lavoratori della Postalmarket potranno beneficiare della proroga degli ammortizzatori sociali per almeno quattro anni. La trattativa parte comunque in salita perché in Regione c´è chi preferirebbe trovare soluzioni diverse. «Quella del centro commerciale non è l´unica soluzione – ha detto l´assessore all´Industria Massimo Zanello che non ha partecipato alla riunione -. Nel parco è impraticabile perché stravolgerebbe il piano territoriale e quello di programmazione regionale del commercio. Senza contare che aprire un centro di tali dimensioni provocherebbe la chiusura di centinaia di negozi tra Milano e Bergamo. La Regione può garantire il finanziamento di corsi di formazione per riqualificare questi lavoratori che potrebbero trovare un nuovo posto di lavoro nei centri commerciali della provincia, magari anche più vicino a casa loro. Ci vuole una soluzione praticabile: non si può prendere in giro la gente che rischia di perdere il posto. Quando in passato si è scelta la soluzione del centro commerciale come a Monza o Rescaldina si è perso solo tempo e non si è risolto il problema».
        Anche l´assessore al Commercio Mario Scotti sarebbe d´accordo a trovare soluzioni diverse. Nonostante la disponibilità della Bernardi, dall´incontro i sindacati sono usciti sconcertati. «In questa vicenda nessuno vuole rimanere con il cerino in mano – ha detto Stefano Franzoni della Uil -. Questo repentino cambiamento della Bernardi è la prova che vogliono usarci per ottenere il via libera al centro commerciale». D´accordo anche la Cisl: «La Regione deve uscire dall´ambiguità. È arrivato il momento di dire un sì o un no chiari. Non si può giocare sulla pelle della gente cambiando opinione ogni giorno».

 

L´INTERVISTA
Alborghetti: tassative le richieste della Bernardi
"Nessuno starà a casa se potremo fare un centro commerciale"
          Dottor Franco Alborghetti, direttore del personale della Bernardi Spa, la trattativa riparte: avete cambiato ancora idea?
          «No, la nostra posizione è sempre la stessa: se potremo fare il centro commerciale ci faremo carico di tutti i 570 dipendenti della Postalmarket, altrimenti ne assumeremo solo 150».
          Ma la Regione vi ha detto che non si può fare un centro commerciale dove volete voi, cioè dentro il parco Sud.
          «Abbiamo accettato di studiare la possibilità di fare il centro in un luogo diverso e in un´area più piccola degli 80mila metri quadri che avevamo chiesto».
          Perché allora venerdì scorso avete siete tornati alla vecchia proposta: solo 150 assunzioni?
          «Veramente non siamo stati noi a proporlo, ma l´assessore al Lavoro Guglielmo: ha detto che si potevano trovare altre soluzioni al posto del dentro commerciale».
          Perché per voi è indispensabile?
          «Perché altrimenti non saremo in grado di farci carico anche delle 420 persone in esubero. Non vogliamo fare la fine dei nostri predecessori. Questa è un´azienda che in venticinque anni non ha dato utili, ma solo perdite».
          L´amministrazione controllata è in scadenza e venerdì è fissato l´incontro a Roma per la firma: ce la farete?
          «Abbiamo chiesto alla Regione che ci dia tempo fino all´11 luglio. Ci hanno dato le mappe di alcune zone dismesse per fare un progetto. A questo punto la riunione di venerdì è superata: se ci sarà l´accordo l´incontro a Roma si farà tra due settimane».
          Il sindacato dice che state strumentalizzando un problema occupazionale solo per ottenere di costruire il centro commerciale.
          «Non è vero. Il problema della ricollocazione di queste lavoratrici e quindi di trovare un accordo con il sindacato per noi non è secondario: non vogliamo trovarci con la fabbrica occupata. Tanto è vero che abbiamo che in caso contrario ritireremo l´offerta».
          I sindacati dicono che sarà un riassorbimento che non vi costerà nulla: sarà tutto a carico degli ammortizzatori sociali.
          «Si fa presto a dire che è a costo zero. Se per caso il centro commerciale poi non verrà realizzato e dovremo mettere in mobilità 420 persone dovremo spendere una cifra vicina al milione di euro per il salario d´ingresso senza contare che la gestione della cassa integrazione non è gratis.
          Ha il dubbio che il centro non si farà?
          «Non si sa mai, nella vita».


          (a.m.)


      martedì 1 luglio 2003
      Postalmarket, presidio al Pirellone

      MILANO I lavoratori della Postalmarket hanno presidiato,
      ieri, la sede della Regione Lombardia, dove era in corso un
      vertice tra i sindacati, l’amministrazione regionale stessa e i
      rappresentanti della Bernardi spa, candidati a rilevare
      l’azienda. All’ordine del giorno c’era la risposta che il
      Pirellone doveva fornire alle richieste avanzate dalla
      Bernardi circa la possibilità di aprire un nuovo centro
      commerciale, dove troverebbero collocazione 420 lavoratori
      cassintegrati della Postalmarket. Il gruppo che rileverebbe
      la società di vendita per corrispondenza, infatti, ha
      proposto un piano che prevede la ricollocazione di 150
      persone nella “nuova” Postal Market e il resto dei 570
      lavoratori in un centro commerciale che dovrebbe essere
      avviato nel Milanese. Il problema, però, è che l’area
      individuata si trova all’interno del Parco Sud, ed è per
      questo sottoposta a vincoli ambientali. Di qui la richiesta
      alla Regione di derogare in qualche modo a quelle norme
      per permettere di avviare un’impresa che darebbe lavoro a
      oltre 400 persone e la replica, ieri, del Pirellone: no al
      centro commerciale nel Parco Sud ma un supporto
      nell’individuare un’area dismessa, oltre a un sostegno nella
      formazione e riqualificazione dei lavoratori. I sindacati, da
      parte loro, chiedono che comunque l’impegno industriale
      della Bernardi venga confermato dalla ricollocazione di
      tutti i lavoratori. La trattativa prosegue oggi.