Postalmarket: saltato il vertice romano

07/07/2003




    sabato 5 luglio 2003
      Postalmarket: saltato il vertice romano di ieri, il piano Bernardi resta nebuloso
      Ancora venti giorni di tempo,
      poi scattano 573 licenziamenti



      Peschiera  Tra meno di venti giorni, il 24 luglio, scadrà la cassa integrazione concessa ai 573 dipendenti della Postalmarket di Peschiera Borromeo. Ma ieri è saltato il confronto a Roma sul piano industriale presentato dalla Bernardi di Udine per acquistare lo stabilimento, e non si sa bene neppure per quale motivo: «Sono circolate cinque spiegazioni differenti, e potrebbero essere tutte smentite da un momento con l’altro. Per questo non vale la pena di parlarne – taglia corto Nerina Benuzzi della Cgil di Milano -. Purtoppo ci siano già trovati altre volte di fronte a ricatti occupazionali, e la vicenda sta assumendo toni preoccupanti. Peccato che la Bernardi non abbia acquistato solo un immobile, ma sul bando d’asta era scritto chiaramente che ci sono 573 persone: se le assumesse il governo sarebbe pronto a trovare soluzioni convenienti anche per l’impresa. Ma se rimangono dipendenti della Postalmarket in liquidazione, dal 24 luglio in poi non potranno più beneficiare degli ammortizzatori sociali, cui fanno già ricorso da due anni». Insomma, sarebbero tutti licenziati. Giovedì nei capannoni di San Bovio si è tenuta un’infuocata assemblea nella quale si sono poste le basi per una settimana di occupazione simbolica della fabbrica, senza peraltro intralciare il lavoro, che tra l’altro è agli sgoccioli: i sindacati devono ancora pianificare il calendario delle manifestazioni che si terranno a Milano, probabilmente in diverse piazze di giorno in giorno, fino a venerdì prossimo, quando scadranno i termini per presentarsi al ministero con l’accordo dei sindacati sul piano industria.
      «La proposta dell’azienda è molto lontana da quanto si può fare nella situazione attuale, e i tempi sono troppo stretti – commenta il vice sindaco di Peschiera Borromeo, Francesco Tabacchi -: il piano industriale di Bernardi prevede infatti di mantenere il polo di San Bovio, 77 mila metri quadrati di area, metà dei quali coperti, come logistica, e di creare un "outlet" sui 200 mila metri quadrati di terreno agricolo dell’adiacente cascina Giberta, che è già in vendita. Peccato che si tratti di un’area vincolata dal Parco agricolo sud Milano, così come circa il 70 per cento del nostro territorio comunale. E che quindi non possiamo prevedere alcuna variante, a meno che non ci sia una chiara volontà della regione in questo senso». Venerdì scorso a Milano, alla presenza di quattro assessori regionali, uno degli esponenti della giunta Formigoni ha tacciato il comune di Peschiera di immobilismo, per il fatto di non aver ancora cominciato a predisporre la variante urbanistica sulla quale si basa il piano Bernardi: «Non ci prendano in giro – chiarisce Tabacchi -: il comune non può proporre una variante contro la pianificazione provinciale, la regione si era già detta contraria a un insediamento di questo tipo lungo la Paullese, e soprattutto c’è un fermo no già preannunciato dal Parco agricolo». Intanto il consigliere regionale Paolo Danuvola, della Margherita, ha presentato una dura interrogazione a Formigoni, per sapere come mai il Pirellone si sia impegnato per trovare soluzioni per i casi Ocean e Alfa di Arese ma «è il grande assente nella vertenza Postalmarket».

      Carlo Catena