Postalmarket: Intervista a Filograna – La vertenza – La replica del sindacato

18/12/2001

Cronaca di Milano





Alla stretta decisiva la società di vendite per corrispondenza di Peschiera Borromeo da tempo in crisi

«Lasciatemi licenziare e salvo l’azienda»


Il titolare della Postalmarket: è indispensabile eliminare 400 posti e sviluppare le tecnologie

      PESCHIERA BORROMEO – L’occupazione è sospesa almeno fino ai prossimi incontri (fissati per domani e venerdì) e cassa integrazione rinviata a gennaio. Intanto, il commissario giudiziale è impegnato nella stesura di un piano di rilancio mentre la proprietà – guidata dal commercialista milanese, già senatore della Repubblica, Eugenio Filograna – appare più che mai decisa a far valere la propria «ricetta» per salvare l’azienda. E’ questa la situazione di Postalmarket, l’azienda di vendita per corrispondenza (605 dipendenti nella storica sede di San Bovio, un pacchetto clienti che ancora oggi si attesta su 4-5 mila ordini a settimana) dallo scorso settembre in preda all’ennesima crisi. Eugenio Filograna, che ha rilevato Postalmarket dalla tedesca Otto Versand nel gennaio del 1999, è convinto che esistano le possibilità di rilancio. A patto di poter licenziare.
      Il piano industriale presentato a settembre e ribadito nei giorni scorsi prevede 400 licenziamenti. E’ l’unica speranza di ripresa?

      «L’azienda ne ha bisogno per rilanciare l’attività e sfruttare al meglio le potenzialità dell’alta tecnologia. Già tre anni fa, quando ho rilevato Postalmarket, la situazione era questa, con 400-500 persone in eccesso. E del resto l’accordo sindacale che abbiamo sottoscritto a suo tempo andava proprio in questa direzione. In tutti questi mesi, a lavoro in azienda non ci sono stati mai più di 250/300 persone».

      Quindi, per i 400 «di troppo» non ci sono altre strade…

      «E’ impensabile il ricorso alla cassa integrazione e a strumenti simili all’infinito, strumenti che hanno un costo non indifferente per la collettività. Per il rilancio è necessario tagliare i costi eccessivi. Ci sono spese che l’azienda non può più sostenere: un facchino interno costa 38 mila lire l’ora, l’identica funzione svolta all’esterno costerebbe 19 mila lire»

      E i 400 licenziati?

      «Non sarebbero abbandonati a loro stessi. Intanto, ci sarebbe un altro anno di cassa integrazione, poi la mobilità e corsi di riqualificazione e nel frattempo noi contiamo di tornare ad assumere. In un paio di anni potremmo riassorbire 200-300 persone. E’ chiaro che chiederemo alta professionalità e competenze»

      Alta professionalità e competenze nelle vendite per corrispondenza: cosa vuole dire di preciso?

      «Pensiamo tra l’altro a televendite, Internet e a un sistema mirato di individuazione dei clienti. Abbiamo un pacchetto di 16 milioni di potenziali clienti, ma c’è bisogno di capacità specifiche per gestire i nuovi sistemi di comunicazione e vendita»

      Intanto, però, i sindacati parlano di situazione finanziaria a rischio, di debiti per 100 miliardi di lire almeno e di una minaccia di fallimento ancora incombente
      .
      «Postalmarket resta un gioiellino di azienda, a patto di poter procedere con i 400 licenziamenti. La situazione finanziaria non è un problema, abbiamo un magazzino valutabile in almeno 20 miliardi di lire, un immobile che vale oltre 70 miliardi, 25 miliardi di crediti e un valore del marchio che, in attività, oltrepassa abbondantemente quello del debito. Il fallimento sì che creerebbe le condizioni per un grosso problema finanziario, visto che tutto il patrimonio Postalmarket verrebbere deprezzato. Io continuo a credere che, alle condizioni esposte, l’azienda possa affrontare una nuova stagione di successi».
Barbara Sanaldi


Cronaca di Milano
La vertenza
      SETTEMBRE
      A meno di tre anni dall’acquisizione di Postalmarket da parte di Eugenio Filograna si riapre la crisi: si profila, secondo i sindacati, un dissesto finanziario da 100 miliardi di lire (52 milioni di euro circa)
      OTTOBRE
      La proprietà si rivolge al Tribunale e chiede l’amministrazione straordinaria, strumento economico-giuridico che prevede la nomina di un commissario con il compito di salvare l’azienda in crisi
      NOVEMBRE
      A metà mese il Tribunale di Milano incarica un avvocato di Roma, Marco Santoroni, di presentare un piano di rilancio per ottenere l’amministrazione straordinaria; l’alternativa è il fallimento
      DICEMBRE
      A inizio mese il commissario chiede la cassa integrazione per 458 dipendenti; la vertenza si inasprisce, i lavoratori occupano l’azienda
      IL FUTURO
      Rinviata la cassa integrazione, cessa l’occupazione.
      Domani il commissario giudiziale presenterà il piano di rilancio; il 21 dicembre si discuterà di numeri: per quanti, e per quanto tempo, cassa integrazione; modalità di attuazione; «ammortizzatori sociali»



LA REPLICA DEL SINDACATO
«Ma per noi Filograna non è più un interlocutore»
      PESCHIERA BORROMEO – «Filograna non è più il nostro interlocutore: qualunque cosa succeda nei prossimi giorni e nelle prossime settimane non è con lui che ci confronteremo». Stefano Franzoni, segretario della Uil tessili, è categorico. «Oggi come oggi, nostra controparte è il commissario giudiziale nominato dal Tribunale. Poi, a seconda di quello che succederà, sarà l’amministratore straordinario o, nella peggiore delle ipotesi, il curatore fallimentare a doversi occupare del futuro di questa azienda. Stando così le cose, e sapendo che Filograna ha chiesto l’amministrazione straordinaria dichiarando debiti per diverse decine di miliardi, è difficile comprendere a che titolo difenda un progetto di rilancio che poggia le basi su 400 licenziamenti». Tanto più, prosegue il rappresentante sindacale, «che ci sono pure discrepanze con i numeri forniti dal commissario giudiziale: non più tardi di giovedì scorso, ci è stato comunicato che, al termine dell’anno di cassa integrazione per 458 lavoratori, gli esuberi saranno 200, non 400».
      Numeri comunque pesanti, per i quali il sindacato chiede un intervento attivo da parte della Regione Lombardia, «un interessamento concreto che finora non c’è stato, ma che è quanto mai necessario. I lavoratori che rischiano di perdere il posto – sottolinea Franzoni – sono soprattutto donne, in grande parte tra i 45 ed i 55 anni, troppo giovani per andare in pensione e troppo vecchie per il mercato del lavoro. L’unica possibilità per loro, se perdono il posto in Postalmarket, è un intervento diretto di chi ha gli strumenti necessari, appunto la Regione, alla quale ci appelliamo da tempo».
      Intanto, lavoratori e rappresentanti sindacali hanno ben chiare le difficoltà di una vertenza che sembra lasciare pochi margini alla trattativa. «Non sappiamo che cosa emergerà nei nostri prossimi giorni – puntualizza Luciano Di Giorgi, portavoce delle rappresentanze sindacali interne – ma è chiaro che se non ci saranno margini di confronto, noi siamo pronti a riprendere la nostra battaglia».
      Appare chiaro che, per dipendenti e sindacati, la speranza di una ripresa di Postalmarket non può essere affidata a Filograna: «Al commissario giudiziale – conclude infatti Franzoni – chiediamo di assolvere ad uno dei suoi compiti principali, la ricerca di un nuovo imprenditore che sia serio, con idee concrete e con capitali. Solo così è pensabile salvare Postalmarket e i posti di lavoro di 600 persone; solo così un piano di rilancio sarebbe davvero credibile. Altrimenti, si rischia soltanto di tappare una falla destinata a riaprirsi in tempi brevi».
B. S.


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