Postalmarket in vendita, 580 posti a rischio

21/10/2002

          sabato 19 ottobre 2002

          A novembre scadono amministrazione straordinaria e cassa integrazione. Tre i candidati all’acquisto. I lavoratori: per noi è l’ultima spiaggia
          Postalmarket in vendita, 580 posti a rischio

          MILANO La Postalmarket di Peschiera Borromeo
          è in vendita, ci sono già tre candidati
          all’acquisto. L’ingresso di una nuova
          proprietà è anche l’ultima spiaggia, l’ultima
          ancora di salvataggio per l’azienda e i
          suoi 580 posti di lavoro. L’amministrazione
          straordinaria, della durata di un anno,
          sta infatti per scadere e il 21 novembre
          termina anche la cassa integrazione straordinaria
          che interessa a rotazione 221 addetti,
          ma i bilanci negativi impediscono che si
          prolunghi il periodo di prova, previsto dalla
          legge Prodi, e per questo motivo, come
          vuole la procedura, i tre commissari hanno
          aperto il bando di vendita. Un atto
          dovuto, ma è anche l’ultima tappa di una
          storia sconcertante che ha visto l’imprenditore-
          ex deputato del centro Eugenio Filograna:
          nell’agosto 2000 voleva sbarcare
          in Borsa, nel febbraio 2001 offriva 5mila
          posti di lavoro e riceveva risposte da 45mila
          persone, poi i primi scricchiolii fino alle
          voci di una procedura per il riconoscimento
          dello stato d’insolvenza e le conseguenti
          agitazioni dei dipendenti, poi messi in cigs.
          Ora arriva il bando di vendita, con
          offerte vincolanti che saranno raccolte dai
          tre commissari straordinari Mario Santaroni,
          Elio Blasio e Nicola Stock. Offerta
          minima 42 milioni di euro. L’azienda, specializzata
          nella vendita per corrispondenza
          tramite catalogo generalista, è stata rilevata
          nel 1999 da Eugenio Filograna, quando
          registrava un fatturato proforma di
          180 miliardi di vecchie lire. Nei primi sei
          mesi del 2000, con ricavi per 112 miliardi,
          aveva già pronto il progetto di quotazione
          con Banca Leonardo come sponsor e cordinatore.
          «Per noi la vendita è l’ultima spiaggia»,
          spiega Luciano Di Giorgio, rsu Postalmarket.
          «Siccome non ce la facciamo più
          con le nostre gambe, abbiamo bisogno di
          mettere in vendita l’azienda». Pare che i
          gruppi interessati siano tre, «più o meno
          validi, comunque tutti di buon calibro finanziario».
          I nomi per ora sono riservati:
          uno opera nell’ambito delle telecomunica-
          zioni nazionali, l’altro opera in campo
          commerciale ma solo in ambito lombardo,
          il terzo di carattere nazionale, sarebbe
          un pool di grossi imprenditori». Vari interessi
          che già si erano presentati durante
          l’anno di amministrazione straordinaria
          Di Giorgio: «La caratteristica del bando
          prevede che una parte dei 42 milioni di
          euro venga versata, assieme alla proposta
          di un piano industriale che rilanci il marchio
          nel giro di pochi mesi».
          Mercoledì scorso la Regione Lombardia
          ha costituito un «comitato di crisi Postalmarket»,
          con lo scopo di predisporre
          gli interventi sia in caso di acquisto, sia nel
          caso di fallimento delle trattative: «Se si
          verifica questa seconda malaugurata ipotesi,
          i 580 posti di lavoro sono a rischio.
          Altrimenti dovremo riprendere da capo la
          dolorosa strada degli ammortizzatori sociali».
          Si apre un mese decisivo, perché la
          soluzione va individuata entro il 21 novembre.

          g.lac.