Postalmarket, in piazza per salvare il lavoro

23/09/2004


            giovedì 23 settembre 2004

            I dipendenti in cassa integrazione hanno manifestato ieri a Milano davanti a Palazzo Marino. Disattesi sinora tutti gli accordi firmati in sede ministeriale
            Postalmarket, in piazza per salvare il lavoro

            MiLANO L’odissea dello storico marchi Postalmarket non accenna a terminare. E così anche la protesta dei lavoratori legati alle sorti del celebre catalogo di vendite per corrispondenza.

            Ieri una cinquantina di cassintegrati della società ha organizzato un presidio di fronte Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, per protestare, ma anche «per ricordare al sindaco e alla città la difficile situazione che stiamo attraversando – dichiara Anna R., rappresentante sindacale delle lavoratrici – con gli oltre 500 cassaintegrati e i prepensionamentì».


            Riuniti sotto la sigla «Lavoratori terziario commercio turismo e servizi Milano» (cioè quelli rappresentati dalle organizzazioni sindacali di categoria Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil), in circa cinquanta, in netta prevalenza donne, ricordano che «mancano pochi mesi alla scadenza dei termini che l’accordo siglato in sede ministeriale dava per la presentazione di un piano per la realizzazione di un centro commerciale – come spiega Federico Antonelli – che doveva garantire la piena occupazione e ancora la società Bernardi non fa nulla di concreto se non lanciare proposte che poi si rivelano sempre bugie».


            Quest’ultima fase della tormentata vicenda Postalmarket nasce proprio dopo che l’acquisizione dell’azienda da parte del gruppo Bernardi si era presentata come lo sbocco possibile della lunga crisi, esplosa durante la gestione Filograna che aveva portato praticamente alla chiusura. A quel punto, però, una sequenza di nuovi ostacoli hanno rinviato il sospirato momento della ripresa dell’attività lavorativa.


            A rallentare il percorso di rilancio di Postalmarket sono subentrati da un lato le azioni legali di alcuni creditori nei confronti della vecchia proprietà, dall’altro l’atteggiamento del nuovo gruppo proprietario riluttante a rispettare le scadenze previste dall’accordo siglato con i sindacati e che dovrebbe condurre a un piano industriale di rilancio e, finalmente, alla garanzia del lavoro per centinaia di persone.
            Adesso, dopo una lunga fase di stallo, ulteriormente amplificata dalla pausa estiva, ora i lavoratori e le organizzazioni sindacali tornano in piazza per chiedere il rispetto degli accordi che il gruppo Bernardi ha assunto di fronte al governo.