Postalmarket in mano ai giudici

16/07/2004





Il Cittadino - Quotidiano del Lodigiano


16 Luglio2004 Sud Milano Pagina 17



  
La sentenza del Tar mette in dubbio l’intera procedura di vendita a Bernardi 
Postalmarket in mano ai giudici, ma il lavoro in azienda non manca 
Peschiera I sindacati esprimono preoccupazione per la sentenza del Tar che ha annullato tutti gli atti preliminari alla vendita della Postalmarket al gruppo Bernardi, una sentenza depositata un mese fa e la cui potenziale gravità, con il rischio che l’azienda di San Bovio torni a essere commissariata, rallentando i piani di rilancio in corso, sta cominciando a sollevare perplessità anche negli enti locali.

A presentare lo scorso anno il ricorso, contro diversi soggetti, tra i quali il ministero delle Attività produttive, la Grande distribuzione avanzata spa (il nome che aveva Postalmarket all’epoca della gestione di Eugenio Filograna e poi durante il commissariamento), i tre commissari straordinari Mario Santaroni, Elio Blasio e Nicola Stock e la Bernardi Confezioni srl, è stata la Banca Antoniana Popolare Veneta, che nel febbraio 2002 aveva prestato 30 miliardi di lire alla Grande distribuzione avanzata, prendendo a garanzia un’ipoteca sulla sede di San Bovio, in base a una perizia estimativa per 47 miliardi di lire risalente a due anni prima e commissionata dall’Antonveneta stessa. Il tribunale di Milano aveva avviato l’amministrazione straordinaria in base alla legge Prodi nel novembre del 2001.
Due mesi dopo l’accensione del prestito, quindi a partire dall’aprile 2002, Gda non rimborsava la rata del finanziamento, e a questo punto l’Antonveneta si era insinuata con un credito di 14.958.694 euro, con beneficio della priorità sul prezzo dell’eventuale vendita degli immobili ipotecati.
Successivamente i professionisti incaricati dagli amministratori straordinari avevano indicato in circa 40 milioni di euro il valore degli immobili, determinando inoltre, per una compensazione tra il valore del marchio Postalmarket e la perdita operativa, un simile valore complessivo dell’azienda, in vista dell’asta. Alla prima, indetta alla fine del 2002, era pervenuta un’offerta da 42 milioni priva di garanzie fideiussorie; alla seconda, con base ridotta a 35 milioni, non erano arrivate offerte; alla terza, scaduta il 28 marzo dello scorso anno, erano arrivate un’offerta della Nuova Parva Spa, ma relativa ai soli immobili e incompleta, e quella della Bernardi Confezioni Srl, per 20 milioni. A questo punto compare una perizia, datata marzo 2003 e richiesta dai commissari, che ridimensiona in 15 milioni il valore dell’immobile, e successivamente il 10 aprile i consulenti dei commissari ridussero la stima della perdita operativa, ridimensionando a 12 milioni il valore dell’intera Postalmarket.
Successivamente Postalmarket otteneva una riduzione del pagamento in contanti, compensandolo con l’accollo delle passività e con un ulteriore impegno a riassumere tutti i 650 dipendenti.Antonveneta ha contestato tra l’altro che il contratto di cessione dell’azienda dall’amministrazione straordinaria alla Bernardi indicava in 9 milioni il valore degli immobili ipotecati, ma nello stesso giorno l’acquirente stipulava sugli stessi immobili due ipoteche legali per 20 milioni. Antonveneta ha contestato violazioni del regolamento dell’asta e della legge Prodi. Nella sentenza il Tar ha accolto il ricorso, condividendo parte dei rilievi sollevati da Antonveneta, ritenendo tra l’altro che un atto integrativo all’offerta della Bernardi sia stato presentato «oltre il termine ultimo di presentazione dell’offerta».
«L’annullamento degli atti ministeriali di autorizzazione propedeutici alla vendita – scrivono tra l’altro nella sentenza i togati del Tar Italo Riggio, Domenico Giordano e Gianluca Bellucci – interverrebbe necessariamente sulla validità ed efficacia dell’avvenuta cessione dell’azienda».Dal gruppo Bernardi non sono finora arrivate reazioni ufficiali, anche se negli ambienti sindacali c’è la convinzione che l’azienda abbia intenzione di presentare un ricorso al Consiglio di Stato.
Il lavoro a San Bovio però non manca, e sono in avanzata lavorazione gli 800 mila cataloghi Autunno-inverno.Sul fronte della ricollocazione degli esuberi, invece, Federico Antonelli della Cgil sottolinea che i circa 75 posti per i quali sono cominciati ieri i contatti tra le aziende e i 293 lavoratori disposti al trasferimento sono solamente un primo passo verso l’offerta di ulteriori occasioni di lavoro.

Carlo Catena