Postalmarket in crisi, la proprietà ricatta: Quattrocento licenziamenti o liquidazione

19/09/2001

 








Mercoledì 19 Settembre 2001



Postalmarket in crisi, la proprietà ricatta
Quattrocento licenziamenti o liquidazione
Giovanni Laccabò

MILANO. Il presidente della Postalmarket Eugenio Filograna, ex senatore Udeur, in vista dell’incontro chiarificatore fissato per venerdì 21, ha scelto le colonne di Avvenire di ieri per anticipare che sul tavolo getterà un pesante ricatto: o i sindacati accettano la sua proposta di tagliare 400 degli attuali 605 posti di lavoro, oppure l’azienda verrà messa in liquidazione. Le dichiarazioni hanno confermato i peggiori timori dei lavoratori, che proprio per snidare l’imprenditore sono in assemblea permanente. Dice Elena Lattuada, segretaria Filcalms Cgil: «Innanzitutto denunciamo la sua scorrettezza: alla nostra richiesta di incontro presentata a fine agosto ci ha risposto che ci avrebbe incontrati a fine settembre costringendoci, dato il grave allarme, a promuovere un’assemblea permanente per affrettare i tempi della verifica, ed ora ci viene preannunciato tramite giornale quanto ci verrà detto nella trattativa. Eppure noi in questi tre anni abbiamo sempre mantenuto rapporti corretti». E nel merito dei tagli? «Filograna da tempo ha fatto circolare in azienda l’ipotesi che avrebbe chiesto il commissario straordinario, confermando così lo stato di insolvenza. Ma se commissario dev’esserci, lui non ha più voce in capitolo. Filograna deve scegliere prima di incontrarci: o la sua intenzione di liquidare l’azienda è pura fantasia, ed è solo un espediente puerile per cercare di intimidirci, oppure il futuro di Postalmarket sarà discusso da noi solo col commissario». Secondo problema, il ricatto: «È inaccettabile: se taglia 400 posti, ne rimangono 200. Cosa ci fa con 200 addetti? Un’azienda con poche persone in regia cacciando le basse qualifiche per affidare a terzi la gestione del magazzino e delle spedizioni». E magari mettendo all’opera le sue cooperative, come è accaduto al servizio di vigilanza dal quale nei giorni scorsi ha estromesso l’istituto privato. Ma -osserva Elena Lattuada- con soli 200 addetti la Postalmarket non sarà mai in grado di reggere: «Sarebbe l’ennesima operazione di fuoriuscita forzata, per poi chiudere i battenti».
I lavoratori sono in lotta, ieri con mezz’ora di sciopero reparto per reparto, in attesa del summit: «Se Filograna confermerà le sue anticipazioni, venerdì stesso decideremo le iniziative di lotta: come accelerare il confronto con le istituzioni, a cominciare dalla regione, e quali azioni attuare per salvare i posti di lavoro. Non escluso – prosegue Lattuada – che si inizi a riflettere su una eventuale richiesta di crisi di settore: se gli albergatori chiedono sostegni perchè gli americani hanno disdetto le prenotazioni, perché non fare altrettanto con la vendita per corrispondenza? In ogni caso di un fatto ho certezza: se venerdì viene a ricattrci, Filograna non uscirà indenne da questa vicenda».
L’ipotetico ricorso all’amministrazione controllata non costituirebbe, per i lavoratori, una sorpresa: «Sarebbe la conferma che i debiti esistono, spiega Luciano Di Giorgio della rsu. «E che da parte sua c’è l’intento di trovare un accordo con i creditori. L’azienda finora ha sempre preso tempo rinviando le scadenze di pagamento e in agosto e settembre, invece di attuare l’accordo sulla cassa integrazione, ha tenuto a casa centinaia di addetti facendo leva sulle ferie».




 
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