Postalmarket: «Il governo ci deve aiutare»

05/10/2005
    mercoledì 5 ottobre 2005

    Pagina 14

    L’appello di Postalmarket:
    «Il governo ci deve aiutare»

      Diciotto ricollocazioni e 330 lavoratori, quasi tutti donne e di età anche superiore ai 45 anni, verso il baratro della mobilità. È la situazione dei cassintegrati Postalmarket, quelli che per ultimo “padrone” hanno avuto Eugenio Filograna e non sono mai stati riassorbiti dalla nuova gestione Bernardi, aggiornata a ieri pomeriggio, quando a San Bovio i commissari straordinari Mario Santaroni, Elio Blasio e Nicola Stock hanno incontrato le Rsu e le organizzazioni sindacali per un passaggio meramente burocratico: prendere atto della richiesta di soluzioni alternative alla messa in mobilità, avanzata dagli organismi di tutela dei lavoratori, e quindi concordare la disponibilità a farsi in qualche modo portavoce presso il ministero del Welfare della drammaticità della situazione.

      «Da amministratori straordinari i commissari non possono sottoscrivere richieste che vanno al di là delle disponibilità di legge, dato che questi lavoratori hanno già fatto 30 mesi di cassa integrazione – spiega la segretaria provinciale e regionale della Filcams Cgil Dora Maffezzoli – ma a livello “politico” speriamo che possano fare pressione sul governo per un provvedimento che dovrà essere di natura straordinaria, alla luce sia della tipologia di lavoratori, difficili da ricollocare, sia della situazione drammatica del mercato. Un’azione nella quale chiederemo di essere appoggiati anche da parlamentari e senatori del Sudmilano, oltre che da provincia, regione e sindaci di residenza dei cassintegrati. L’obiettivo è di chiedere una proroga straordinaria della cassa integrazione». Per Maffezzoli, «anche se con tempi molto lunghi», sta cominciando a funzionare il piano di ricollocazione assistita finanziato dalla provincia di Milano con 350 mila euro, che ha già portato 18 dei 350 cassintegrati a rinunciare all’ammortizzatore sociale per tornare a lavorare: «Non so ancora di questi posti quanti siano a tempo indeterminato – conclude Maffezzoli – ma le adesioni sono volontarie, e il fatto che siano già avvenute le prime fa ben sperare che si tratti di prospettive concrete».

      Se non interverrà il governo, da gennaio i cassintegrati rimarranno senza mensile.

    C. C.