Postalmarket, giallo-stipendi

17/05/2005
    martedì 17 maggio 2005

    PESCHIERACassa integrazione, dietro il rimbalzo di responsabilità il sospetto dei lavoratori
    Postalmarket, giallo-stipendi
    I soldi (forse) non ci sono

      di Patrizia Tossi

      PESCHIERA – Potrebbe non esserci la copertura finanziaria per pagare la cassa integrazione ai 370 lavoratori della Postalmarket, ormai da quattro mesi in attesa di ricevere lo stipendio. Notizie ufficiali non ce ne sono, ma il sospetto si fa sempre più pressante nella testa dei lavoratori. «È una preoccupazione che si sta rivelando sempre più reale – spiega Massimo Areni, funzionario della Uil – altrimenti non si spiegherebbe questo rimbalzo di responsabilità nel concludere l’iter burocratico che serve per sbloccare gli stipendi. Ci sono voluti tre mesi per avere la firma del ministro Maroni, ora scopriamo che manca quella di Siniscalco e poi che il procedimento dovrà passare alla Corte dei Conti, dove i documenti rimarranno per 30 o 40 giorni». Ormai la scusa delle lungaggini burocratiche è sempre meno credibile. «La sensazione è che manchino i soldi per pagare la cassaintegrazione – continua – anche perché esistono altre aziende nella nostra stessa condizione, soprattutto nei casi della procedure di mobilità».

        Ieri mattina, un corteo dei lavoratori ha bloccato il traffico nella zona del Pirellone per oltre due ore, organizzando un corteo tra la Stazione centrale e la via Pola. Una delegazione è stata ricevuta in Regione, dove i funzionari hanno promesso di coinvolgere sia il ministero dell’Economia che il presidente, Roberto Formigoni. Entro la fine del mese, la Regione aprirà un tavolo di confronto con l’azienda e tutte le parti in causa, per capire quale sarà il futuro della Postalmarket. «A luglio scadranno i due anni dall’acquisto del marchio – aggiunge Areni – e il nuovo proprietario, Bernardi, non sarà più obbligato a tenere attiva la produzione. Venerdì il responsabile del personale ha detto che l’azienda sta vagliando alcune economie di scala sul mercato, per cercare una partnership. Si tratterebbe di un colosso internazionale che potrebbe entrare nell’affare Postalmarket, ma non è niente di concreto». Sono solo annunci, ma la paura di molti lavoratori è quella di essere scaricati. In quindici anni di crisi e cassa integrazione, la situazione della Postalmarket non era mai stata così drammatica per i lavoratori. Nessuno sa perché, nonostante le difficoltà, nella storia dello storico marchio della vendita per corrispondenza ci sia sempre lo stesso destino: un acquirente affermato che poi, dopo pochi anni, cerchi di sbarazzarsi dell’azienda. «L’ultimo catalogo dei prodotti – aggiunge Areni – era scarso, sembrava fatto solo per necessità e non per conquistare clienti. La sensazione è quella che l’azienda abbia avuto fin dall’inizio un obiettivo diverso dalla vendita per corrispondenza: forse la riconversione dell’area di San Bovio, che si trova in una zona appetibile, oppure il progetto del centro commerciale».

          Caduto ogni vincolo contrattuale, teoricamente dopo l’estate i proprietari potrebbero concentrarsi solo sulla sua vocazione originaria: la commercializzazione di abiti firmati Bernardi. «È drammatico che da quattro mesi i lavoratori non percepiscano un euro di stipendio – conclude Aresi – non importa sapere che prima o poi i soldi arriveranno, perché tra loro ci sono molte famiglie monoreddito che hanno bisogno di questi stipendi per vivere. Mercoledì ci sarà un’assemblea sindacale per concordare nuove iniziative di lotta.