Postalmarket dal sogno all’incubo

24/10/2001

 







Postalmarket dal sogno all’incubo
Ieri presidio e manifestazioni di protesta. Filograna vuole 400 licenziamenti e non ha nessun piano
MILANO. I lavoratori di Postalmarket hanno protestato ieri a Milano portando alto lo striscione con la scritta «dal sogno all’incubo»: incombe un feroce licenziamento di massa. 400 posti su 600 che ancora ieri l’ex senatore di Forza Italia Eugenio Filograna, che nel ’98 ha rilevato l’azienda dalla tedesca Otto Versand, è tornato a minacciare con freddo cinismo. In campagna elettorale Filograna se n’era fatto vanto: voleva rilanciare la società «per creare il più grande mercato virtuale», ma era solo una mira speculativa di scalata in Borsa il cui tracollo ha portato in rovina l’unica azienda italiana di vendite per corrispondenza ed ora rischia di gettare tanta gente sulla strada. Grandi sogni e speranze finite nell’incubo: non è davvero fuori luogo il commento del leader Uiltucs, Stefano Franzoni. I lavoratori sono andati in prefettura: «Per chiedere sostegno, scongiurare la chiusura e sollecitare gli assessori di Provincia e Regione ad aprire un tavolo di crisi». Oggi nuovo round con la commissione Lavoro della Provincia.

Da circa tre settimane i libri contabili sono nella cancelleria del tribunale perché i vertici hanno chiesto l’amministrazione straordinaria aèrendo una lunga fase di attesa al termine della quale i giudici diranno se l’azienda continuerà a vivere, gestita dal commissario, oppure se è partita chiusa. Ieri, in contemporanea con la protesta dei lavoratori, Filograna ha affidato il ricatto alle agenzie di stampa: «Sarebbe un delitto se la protesta scivolasse in autolesionismo, perché l’azienda ha la forza di superare questo difficile momento e iniziare una fase di rilancio». Purché, ripete l’ex senatore, il dindacato accetti le sue condizioni: «Un taglio di circa 400 posti e la riassunzione di giovani con alto contenuto professionale, più legato ai tempi e alle tecnologie. Sarebbe comunque un taglio indolore. Se azienda e sindacati lavoreranno insieme, sono certo che il tribunale e i ministri dell’Industria e del Tesoro riconosceranno la validità del piano di risanamento».
Ma è per ora un piano-fantasma che nessuno mai ha visto, ribattono i sindacati. LucianomDi Giorgio della rsu: «Siamo sempre stati disponibili al confronto, da undici anni firmiamo accordi che prevedono uscite indolori: ma perché a partire da aprile Filograna rifiuta di incontrarci?». L’ex senatore fa anche i conti dei danni subiti a suo dire dalla Banca Leonardo, colpevole del mancato collocamento in Borsa che gli avrebbe causato 700 miliardi di danni, da mettere a disposizione dei creditori assieme ad altri 50 miliardi di danni subiti, sempre a suo dire, dagli spedizionieri Bartolini e Sda: «Sono tornato indietro il 20 per cento dei pacchi contro una media del 4». Osserva tuttavia Elena Lattuada, segretaria Filcams: «Se può vantare tutti questi crediti, perché ha intrapreso la via giudiziaria? E perché parla di un piano induatriale mai presentato? Non può spiegarcelo sui giornali, ma deve chiederci un incontro: noi siamo pronti». La gestione del piano, ammesso che esista, spetterà non a lui ma al commissario: «A noi interessa solo salvare l’azienda e i posti di lavoro». E i 700 miliardi di crediti? «Se esistono, Filograna non dovrebbe chiedere l’insolvenza».
g.lac.


 

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