Postalmarket chiede lo stato di crisi

04/10/2001

 








giovedì 4 ottobre 2001

Il proprietario Filograna minaccia di licenziare i 600 dipendenti se non passa il suo piano di tagli

Postalmarket chiede lo stato di crisi
Giovanni Laccabò

MILANO. Postalmarket sotto stretta sorveglianza dei 600 addetti, in stragrande maggioranza donne, che temono di perdere il posto di lavoro a seguito dgli sviluppi negativi registrati dalla crisi. La scorsa settimana i vertici hanno annunciato l’imminente deposito in tribunale dei libri contabili, proposito confermato ieri dal presidente stesso della società, l’ex senatore Eugenio Filograna, con una nota affidata al Il Sole 24 Ore: «Entro i prossimi giorni – dice il comunicato – ci sarà il ricorso per il riconoscimento di grande impresa in crisi» ai sensi della legge Prodi rinnovata dal decreto legge 270 del 1999. Al sindacato risulta che l’istanza sia già stata presentata. Si tratta della dichiarazione di insolvenza: entro dieci giorni il tribunale nomina il commissario che, dopo la ratifica ministeriale, a sua volta ha 30 giorni per decidere se chiedere l’amministrazione straordinaria oppur4e il fallimento. Dunque la crisi deve fare i conti anche con tempi lunghi, circa un mese e mezzo, per conoscere i futuri scenari. Per i lavoratori un’attesa snervante.
Secondo Filograna questa sarebbe «l’unica strada percorribile data la mancata quotazione del novembre 2000, e dato i risultati attuali e prospettici delle Borse della new economy». Il sindacato contesta che si tratti della «unica alternativa», tanto più che Filograna ha già anticipato le sue vere intenzioni: tagliare 400 posti (le qualifiche più basse, ossia gli addeti del magazzino e della confezione) e riattivare l’azienda dopo aver sfoltito gli organici e selezionato le mansioni. Nel comunicato Filograna attribuisce la colpa del collasso all’insuccesso della trasformazione del modello di vendita – Internet al posto del tradizionale catalogo illustrato – e la mancata quotazione affidata alla Banca Leonardo. Ma il sindacato respinge l’idea che chi ha ideato il progetto e lo ha fatto fallire possa poi scaricare tutte le conseguenze sui lavoratori.
L’assemblea permanente prosegue. Sono stati coinvolti i sindaci dei Comuni limitrofi a Milano e Peschiera Borromeo dove ha sede il magazzino principale: «Tutti i sindaci che già tre anni fa, nel corso della crisi conclusiva della gestione Otto Versand, ci hanno sostenuto nella lotta», dice Luciano Di Giorgio della rsu. Si va allargando l’orizzonte della solidarietà: nel pomeriggio la crisi è stata discussa dalla Pastorale del lavoro di Milano, con don Raffaello Ciccone e Giovanni Cantù. Infine si attende che la Regione Lombardiaonori l’impegno assunto lo scorso venerdì di promuovere tre tavoli su pari opportunità, lavoro, amministrazione: «Siamo in attesa di essere convocati», spiega Di Giorgio. La preoccupazione sale di giorno in giorno, dice Maria Antonietta Cannatà, delegata: «Lavoro qua dentro dal ’74, questa vertenza è molto più difficile delle precedenti. È più grave perchè questo imprenditore ha diffuso un’immagine negativa dell’azienda, un fatto che può scoraggiare i possibili acquirenti, mentre siamo l’unica azienda in Italia che vende per corrispondenza: il pacchetto clienti tutt’altro che indifferente e il marchio la rendono appetibile». C’è rabbia diffusa, non rassegnazione: «Siamo sicuri che, se c’è la volontà, si può trovare un acquirente, e la gente vuol continuare a lavorare».