Postalmarket, approvata la cessione alla Bernardi

16/07/2003

MILANO
mercoledì 16 luglio 2003

Referendum in fabbrica, nove dipendenti su dieci hanno votato a favore dell’accordo

Postalmarket, approvata la cessione alla Bernardi

Il sindacato chiede ulteriori garanzie sul riassorbimento dei 559 lavoratori

      PESCHIERA BORROMEO – Anche i lavoratori di Postalmarket hanno detto «sì» alla vendita. Lunedì e ieri 331 dipendenti su 559 hanno votato il referendum che doveva dare il via libera o lo stop alla cessione dell’azienda alla Bernardi, colosso dell’abbigliamento di Udine che si era fatta avanti con un’offerta di acquisto. Il passaggio alla Bernardi, approvato in via preliminare giovedì al ministero del Lavoro dai sindacati e dal collegio dei commissari, doveva essere messo al vaglio dei lavoratori. Ieri alle 13 si sono chiuse le urne ed è cominciato lo scrutinio delle schede: i «sì» ha vinto con 292 voti (l’88,2%), i contrari sono stati 39 (l’11,8%).
      Il largo consenso era nell’aria già da venerdì, quando i sindacati hanno illustrato in assemblea i termini dell’accordo firmato dopo 11 ore di trattativa serrata a Roma: assunzione di tutti i dipendenti in 18 mesi a partire da agosto e cassa integrazione straordinaria per chi non rientrerà immediatamente in servizio.
      «Durante l’assemblea – ha detto Massimo Aveni Banco della Uil – non sono mancate voci dubbiose sull’intesa, come è del resto normale in queste circostanze. Abbiamo perciò preferito aspettare il verdetto del referendum». Le votazioni, andate avanti per due giorni, non hanno visto una partecipazione massiccia anche perchè quasi tutti i dipendenti sono a casa e soltanto una minima parte si presenta regolarmente in azienda per presidiare i reparti.
      «Il giudizio sull’accordo – ha continuato Aveni Banco – è stato positivo perché garantisce la salvaguardia dei posti e consente ai lavoratori di avere una boccata d’ossigeno con ammortizzatori sociali concessi dal ministero del Lavoro. Possiamo perciò dirci soddisfatti».
      Dopo il «sì» dei dipendenti, entro la fine della prossima settimana la Bernardi dovrà sottoscrivere ufficialmente l’atto di acquisto. Ieri pomeriggio i sindacati hanno inviato un comunicato con l’esito del referendum sia alla Bernardi sia al collegio dei commissari che gestisce la Postalmarket, in amministrazione straordinaria dal 2001. Sul reintegro dei lavoratori, i sindacati hanno chiesto ulteriori garanzie.
Leila Codecasa


Cronaca di Milano




mercoledì 16 luglio 2003
Nel nuovo catalogo primavera-estate 2004 abiti per tutti e arredamento
Postalmarket, il piano Bernardi
incassa anche il sì dei lavoratori


Peschiera  Il piano Bernardi incassa il "sì" dei lavoratori della Postalmarket di Peschiera Borromeo: il referendum tenutosi lunedì e ieri mattina presso la sede di San Bovio per chiedere ai diretti interessati se fossero o meno d’accordo con la proposta avanzata giovedì presso il ministero del Lavoro dai vertici della Spa di Udine si è chiuso infatti con la partecipazione di 331 votanti sul totale dei 559 attuali dipendenti della Postalmarket, e il risultato è stato di 292 sì e di 39 no. Un esito scontato, dato che, spiega Antonio Amoruso delle rappresentanze sindacali, «se non ci fosse stata questa adesione si sarebbe creato un vuoto, senza molte alternative, e ci sarebbe stata una minore copertura salariale immediata». La nuova proprietà intanto sta già confermando l’intenzione di assumere tutti i lavoratori, premessa indispensabile perché possano accedere a 18 mesi di cassa integrazione: per gruppi, i dipendenti verranno tutti convocati per un colloquio con il nuovo datore di lavoro. «Il rilancio di Postalmarket fa parte delle strategie del nostro gruppo, che già oggi conta circa 1.200 dipendenti – spiega Franco Alborghetti, direttore del personale della Bernardi -: a Peschiera abbiamo in programma di dare lavoro a 150 persone entro i primi mesi dell’anno prossimo, lanciando un catalogo primavera-estate di oltre 400 pagine, con prodotti della Bernardi, e anche di altri settori, abbigliamento compreso, affiancati a quelli Postalmarket, un marchio storico in cui crediamo. E anche Internet sarà uno dei canali di vendita presi in considerazione». Da Peschiera le spedizioni sono ferme da mesi, ma continuano ad arrivare lettere con le richieste dei clienti. Nei 18 mesi di cassa integrazione circa 30 dei dipendenti raggiungeranno l’età della pensione. Ma il futuro degli altri 380 è nel centro commerciale che Bernardi vuole costruire, un grande "outlet" alle porte di Milano: «Siamo sempre interessati all’ipotesi della cascina in vendita a Peschiera – conclude Alborghetti -, ma siamo ben disposti, in alternativa, anche verso aree dismesse, anche al prezzo di una riduzione della superficie». Ma le professionalità della vecchia Postalmarket come potranno essere spese in un grande magazzino? «Ci sono guardiani e impiegati – chiarisce il direttore del personale -, e persone che conoscono i prodotti, quindi idonee al nuovo impiego, sempre che il centro commerciale che potremo costruire sia sufficientemente grande». Attualmente tutti i dipendenti di Postalmarket erano in cassa integrazione a zero ore. Il 23 luglio scadrà l’amministrazione straordinaria, e il passaggio alle dipendenze della nuova Postalmarket, anzi, della Bernardi, sarà immediato. Il lavoro invece comincerà a settembre, quando sarà convocato un primo gruppo dei 150 che continueranno a occuparsi della vendita per corrispondenza: «Siamo ottimisti – conclude Amoruso -, speriamo che sappiano farci una buona pubblicità».

Carlo Catena




mercoledì 16 luglio 2003

Postalmarket, sì all’accordo

PESCHIERA – Ha avuto risultato positivo il referendum dei lavoratori Postalmarket che a maggioranza hanno detto sì all’accordo sindacale siglato nei giorni scorsi a Roma. Con 331 voti a favore e 39 contrari, ieri pomeriggio i sindacati hanno ottenuto l’appoggio dell’88,8 per cento dei votanti. Solo l’11,2 per cento dei lavoratori che si sono presentati alle urne ha dimostrato insoddisfazione per la conclusione di una battaglia sindacale che si è dimostrata lunga, difficile e con tante zone d’ombra.
Con la firma del documento, il gruppo Bernardi si è impegnato ad assumere tutti i 570 lavoratori entro un anno e mezzo, scaglionando i primi 150 a piccoli gruppi per iniziare a lavorare al rilancio dell’azienda.
"Ci auguriamo tutti che gli accordi siglati al Ministero vengano rispettati in toto – dice Luciano Di Giorgi, lavoratore delegato per le rsu – il documento garantisce un esito positivo per il futuro dei lavoratori, ma a patto che le parti in gioco non si tirino indietro strada facendo. In quel caso, dovremmo ricominciare a lottare per i nostri diritti".
Secondo l’accordo, nei prossimi dodici mesi la Bernardi dovrebbe assorbire 150 persone per rilanciare il marchio Postalmarket e la vendita per corrispondenza su tutto il territorio nazionale, mentre il cosiddetto "esubero strutturale" di 420 lavoratori dovrebbe venire assunto a gennaio del 2005. Prima per loro ci sarà una cassa erogata dal collegio commissariale della Postalmarket per un anno e mezzo, poi l’assunzione da parte della Bernardi e la possibilità che il gruppo richieda una nuova cassa integrazione per altri 24 mesi, almeno fino al 2007. Nessun licenziamento, dunque, ma una promessa scritta sulla carta e firmata dai sindacati la settimana scorsa al Ministero del l avoro.
"La mia preoccupazione – continua Di Giorgi – è legata all’eventualità che qualcuno non rispetti l’impegno. L’accordo vincola Bernardi alla promessa di assunzione di tutti i lavoratori, con la richiesta degli ammortizzatori sociali legata alla presentazione del progetto per un centro commerciale che la Regione dovrà approvare. Ma cosa succederà ai lavoratori se qualcuno non rispetterà i patti?"
Teoricamente tutto a posto, quindi, ma se durante il percorso un ingranaggio dovesse incepparsi e il Pirellone non dovesse dare l’ok per il centro commerciale, potrebbe riaprirsi un incubo per 420 persone. I tempi scritti nell’accordo prevedono l’acquisto del marchio entro una decina di giorni, poi la corsa verso il rilancio della vendita. Il primo scaglione di 20 lavoratori verrà assunto alla firma del contratto d’acquisto, pescando i migliori elementi nei reparti legati al marketing, agli acquisti e alla strategia di bilancio.
"Ci saranno dei colloqui collettivi per la selezione del personale – spiega Di Giorgi – i lavoratori assunti avranno il compito di preparare il catalogo e permettere ad altre venti persone di rientrare al lavoro, per iniziare a gestire gli ordini telefonici e preparare il magazzino per l’invio della merce".
Tutto questo entro fine anno, poi la risalita. "A gennaio del 2004 si inizierà a risalire la china – prosegue – il gruppo Bernardi assumerà altri 50 lavoratori, con l’obiettivo di assorbire un altro scaglione di 60 persone entro giugno del prossimo anno. Dopo l’estate si dovrà iniziare la discussione per il piano industriale e di rilancio, che fino ad oggi nessuno di noi ha ancora avuto modo di vedere".
In autunno Bernardi presenterà al Pirellone un progetto per un magazzino "outlet" per la vendita di abbigliamento a basso costo.

Il primo progetto, bocciato dalla Regione, prevedeva la costruzione di circa 80 mila metri quadri di superficie da destinare a vendita e magazzino, da realizzare a Peschiera, in una zona compresa tra la Paullese e il fiume Lambro. Il veto pare sia arrivato proprio dal Parco Sud, contrario alla costruzione del magazzino in un’area a vocazione agricola. Il gruppo Bernardi è presente sul territorio nazionale con 120 negozi e 1200 dipendenti, mentre il quartier generale della società si trova a Udine.
di Patrizia Tossi