Postalmarket, appello al governo

27/01/2006
    venerdì 27 gennaio 2006

      Pagina 25

      In più di trecento si sono iscritti alla mobilità, intanto Antonveneta rivendica la fabbrica

        Postalmarket, appello al governo

          Il ministero rinvia l’incontro per la cassa integrazione

            Peschiera – In più di trecento si sono iscritti ai centri per l’impiego, come se fossero già disoccupati: sono i lavoratori della Postalmarket rimasti in carico alla gestione commissariale Gda, che dall’inizio del mese non sono più coperti dalla cassa integrazione e che solamente se iscritti all’ex collocamento potranno richiedere l’assegno di mobilità all’Inps. «Ci stiamo ovviamente battendo perché ciò non accada, e la cassa integrazione (già applicata a questi lavoratori da due anni, ndr) venga prolungata – spiega Antonio Amoruso, nella Rsu per la Cgil. Ma il ministero del Welfare non ci ha ancora convocati. L’appuntamento però dovrebbe essere a giorni. dobbiamo essere ottimisti».

              Nei tribunali invece si sta combattendo un’altra battaglia per il futuro della Postalmarket e anche per i conti della gestione commissariale affidata ai commissari Elio Blasio, Mario Santaroni e Nicola Stock, che hanno dovuto far fronte a un passivo di 100 miliardi di lire lasciato in eredità nel 2002 da Eugenio Filograna. È quella condotta dalla banca Antonveneta, che prestò a Filograna poco meno di 15 miliardi di lire ipotecando gli immobili di San Bovio. L’avvio dell’amministrazione straordinaria ai sensi della legge Prodi Bis ha però comportato che la cessione degli immobili dalla Gda alla nuova Postalmarket del gruppo Bernardi abbia fatto decadere l’ipoteca giudiziale: «La banca è quindi diventata un creditore come gli altri – spiega l’avvocato Michele Luchini Guastalla dello studio Inzitari di Milano, che difende Gda e i commissari -, e parteciperà al riparto dell’attivo.

              Ma Antonveneta ritiene che l’ipoteca sulla sede sia un suo diritto, e già nel 2004 si era rivolta al Tar, che le aveva dato ragione, annullando gli atti della vendita dell’azienda dai commissari a Bernardi. I commissari allora si appellarono al consiglio di Stato, che ritenne la questione di materia della giustizia civile, e non di quella amministrativa. Antonveneta tentò allora la strada del tribunale di Milano, ma anche la corte d’appello civile ritenne legittima la vendita e decaduta l’ipoteca. A questo punto, nell’estate scorsa, c’è stato un appello della banca alle sezioni unite della Cassazione, chiamate a chiarire se la competenza sia civile o amministrativa. Nella seconda ipotesi, la palla tornerebbe al consiglio di Stato. Ma non è finita: Antonveneta ha presentato un secondo ricorso al Tar alcuni giorni fa, contestando non la vendita di immobili e azienda, ma alcuni atti successivi formalizzati dal ministero delle Attività produttive nel 2005, in particolare riguardo al fatto che Antonveneta non aveva ricevuto le notifiche dei provvedimenti. Questa strategia potrebbe mirare a far giudicare invalido il contratto. Ieri mattina in camera di consiglio il Tar di Milano avrebbe dovuto decidere la sospensiva di questo secondo ricordo, ma l’udienza è stata aggiornata al 16 marzo. In pratica, la banca si è schierata contro l’amministrazione straordinaria, con la complicazione che fino a quando non saranno definiti i contenziosi la gestione commissariale Gda dovrà rimanere aperta. Questo però non impedisce ai commissari di cominciare a liquidare i creditori: ad esempio, già i circa 150 lavoratori passati dalla Gda alla nuova Postalmarket avevano ricevuto le spettanze arretrate.

              E, tornando ai lavoratori, 70 di questi 150 sono stati messi in cassa integrazione per 12 mesi dall’inizio dell’anno. Il patto tra Bernardi e Redoute, che ha fatto crescere ora il catalogo primavera-estate (in edicola) a 562 pagine, ha fatto tornare il lavoro a San Bovio, ma si sono creati problemi di organizzazione, perchè alcune figure professionali necessarie sono state lasciate a casa.

              Carlo Catena