Postalmarket: Almeno non si licenzia

14/07/2003





 
   
sabato12 Luglio 2003









 
POSTALMARKET
Almeno non si licenzia

La trattativa sul destino di 470 lavoratrici è la cassa integrazione. Per ora

MANUELA CARTOSIO


MILANO
«Non è il massimo, ma almeno respiriamo». Si può riassumere così il giudizio delle dipendenti della Postalmarket sull’accordo raggiunto giovedì al ministero del lavoro e illustrato ieri in assemblea a Peschiera Borromeo. L’accordo evita per un pelo il fallimento dell’azienda fondata da Anna Bonomi e, soprattutto, lascia aperta una prospettiva occupazionale per tutti i 570 lavoratori (in prevalenza donne), non solo per i 150 che continueranno a essere impiegati nella vendita per corrispondenza. La Bernardi spa di Udine, la catena di negozi d’abbigliamento che a febbraio ha rilevato Postalmarket, ha accettato di farsi carico di tutti i lavoratori. Non ci saranno licenziamenti, ma «solo» molti mesi di cassa integrazione, più lunga per i 420 che non resteranno alla Postalmarket ma saranno comunque ricollocati in attività della Bernardi. Negli ultimi dieci anni vissuti pericolosamente, le donne della Postalmarket di cassa integrazione ne hanno macinata parecchia. La prospettiva di restarci ancora un pezzo non piace a nessuno. Ma anche chi in assemblea ha sollevato dubbi e riserve sull’accordo ha ammesso che «alternative non ce n’erano». L’esito del referendum che si terrà lunedì e martedì appare scontato. L’accordo, sottoscritto da Bernardi, sindacati, commissari straordinari e ministero del lavoro, sarà approvato.

Accordo «ifensivo» lo definisce Dora Maffezzoli della Filcams Cgil milanese, però «utile e importante» in una vicenda così travagliata. «La Bernardi ha dovuto fare un passo indietro», afferma Nerina Benuzzi, segretaria della Camera del lavoro. Ha firmato l’accordo pur non avendo in tasca l’ok della Regione Lombardia per il centro commerciale che vuole costruire e che dovrebbe assorbire il grosso dei dipendenti della Postalmarket. Voleva farlo a Peschiera Borromeo e il Pirellone ha negato l’autorizzazione perché l’area è vincolata a parco. Il ricatto dei licenziamenti non ha fatto cambiare idea al Pirellone e non ha trovato una sponda nel sindacato. La Bernardi il centro commerciale continua a volerlo fare, ma ha accettato l’idea di installarlo in un’area dismessa (a Milano ce n’è da vendere). L’essenziale, per il momento, è che la nuova proprietà non licenzia. Girato l’angolo dell’accordo, ricomincerà a mercanteggiare sulla pelle delle operaie della Postalmarket? E’ possibile. Di qui la prudenza del sindacato che aspetta di vedere un piano industriale serio per rilanciare la vendita per corrispondenza.Non sarà facile perché la formula che fece furore negli anni `60 va rienventata. Dopo l’uscita di scena di Anna Bonomi, la Postalmarket ha conosciuto solo guai. La multinazionale tedesca Ottoversand riuscì a dimezzare i dipendenti. Il resto lo fece l’allora senatore Eugenio Filograna. Comprò a costo zero la Postalmarket, promise mari, monti e la vendita via Internet, in due anni accumulò 100 miliardi di debiti e nel 2001 portò i libri in tribunale. Dopo due anni di amministrazione straordianria e due aste andate deserte è spuntata la Bernardi. Chi vivrà vedrà.