Postalmarket a Roma: vertice al ministero per i 375 in mobilità

24/11/2004

    mercoledì 24 novembre 2004

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    Peschieran San Bovio senza certezze
    Postalmarket a Roma: vertice al ministero per i 375 in mobilità

      Peschiera Si tiene stamattina a Roma l’incontro per salvare il posto di lavoro ai 375 cassintegrati della Postalmarket di Peschiera per i quali da gennaio potrebbe scattare la procedura di mobilità. L’appuntamento tra Rsu, rappresentanti dei sindacati confederali, funzionari governativi, i tre commissari straordinari della Postalmarket e il direttore del personale del gruppo Bernardi Franco Alborghetti è per mezzogiorno presso gli uffici di via Ferrara del ministero del Lavoro.
      «Siamo stati noi a ottenere che la proprietà anticipasse questo incontro – ricorda Antonio Amoruso delle rappresentanze sindacali dell’azienda di San Bovio -, organizzando due settimane fa il presidio permanente in fabbrica, durato tre giorni. Vogliamo che sia bloccata la procedura di mobilità decisa, a sorpresa, dai tre commissari: l’azienda, quando ha acquistato Postalmarket, ha assunto degli impegni precisi, e faremo di tutto perché li mantenga, appellandoci, se necessario, anche alle autorità di controllo italiane o europee». Nella travagliata storia del colosso della vendita per corrispondenza c’è un precedente in tal senso: quando la tedesca Otto Versand tirò i remi in barca lavoratori e sindacati ottennero la mobilitazione del governo, e l’allora ministro del lavoro Tiziano Treu si impegnò personalmente per trovare un acquirente, quell’Eugenio Filograna la cui gestione portò però, nel giro di due anni, all’amministrazione straordinaria.
      «Se scatterà la mobilità, i lavoratori saranno sicuramente danneggiati – prosegue Amoruso -. E l’attuale proprietà, il gruppo Bernardi, ci sta deludendo: è ora che i “padroni” tornino a fare i padroni, a investire nelle loro aziende, dato che in questo caso è innegabile che l’acquisizione è avvenuta a condizioni molto favorevoli. In cambio, però, Bernardi ha già aperto tre punti vendita nel Milanese ricorrendo a lavoratori in affitto, invece di attingere tra i cassintegrati Postalmarlet che si erano detti disponibili ad accettare questi incarichi. Ed è inutile che qualcuno dall’azienda dica che non abbiamo voglia di lavorare: le cose non stanno proprio così. Risposte serie su questa nostra contestazione, che avevamo espresso anche con la manifestazione alle Cupole, finora non ne sono mai arrivate».
      Le cose a San Bovio, comunque, stanno andando bene: «I 150 dipendenti riassunti sono ormai troppo pochi per la mole di lavoro che, fortunatamente, si è creata – conclude Amoruso -. Anche su questo, però, attendiamo delle risposte». Intanto il Consiglio di Stato non si è ancora pronunciato sul ricorso presentato da Bernardi contro la sentenza estiva del Tar di Milano che ha annullato l’asta dell’acquisizione.

      Car. Cat.