Postalmarket: 370 lavoratori cacciati per i ricatti del padrone

11/11/2004


    giovedì 11 novembre 2004

    Secondo i sindacati il vero obiettivo dell’acquisizione dell’azienda era quello di ottenere l’autorizzazione per realizzare un nuovo centro commerciale a Milano
    Postalmarket, 370 lavoratori cacciati per i ricatti del padrone

    Giampiero Rossi

    MILANO Un calvario lungo dieci anni. Al quale, adesso, si aggiunge la drammatica beffa di un imprenditore che mette alla porta 370 lavoratori prima ancora di averli assunti, come si era impegnato a fare. Il motivo? Dietro l’operazione di acquisizione dell’agonizzante Postalmarket (conciata così da un precedente corsaro dell’impresa, Eugenio Filograna) si celava l’obiettivo di ottenere dalla Regione Lombardia una variante al piano regolatore per poter realizzare un nuovo centro commerciale a Milano. In un’area industriale per la quale la Bernardi – società friulana che ha rilevato la Postalmarket – vorrebbe ottenere una conversione della destinazione d’uso.

    A parlare sono alcuni fatti che i sindacalisti della Filcams Cgil di Milano non esitano a sottolineare: «Basti pensare che da quando ha sottoscritto l’accordo per la riassunzione di tutti i 550 dipendenti della Postalmarket, la Bernardi ha avviato nell’area milanese altri due centri commerciali (a San Giuliano milanese e a Limbiate), dove non ha inserito nemmeno uno di quei lavoratori», ricorda Federico Antonelli, che segue passo passo la tormentata vicenda per la Filcams. E lunedì è arrivato come una doccia fredda l’annuncio della procedura di mobilità per i 370 lavoratori Postalmarket per i quali il 24 gennaio scadrà la cassa integrazione. Altri 150, invece, lavorano (anzi ora scioperano) nella vecchia Postalmarket di Peschiera Borromeo, a est di Milano.


    La procedura di mobilità è scattata quando i commissari straordinari hanno ricevuto dalla Bernardi una comunicazione nella quale l’azienda informava di non essere in grado di mantenere gli impegni contenuti nell’accordo sottoscritto davanti al ministero del Welfare mesi addietro. Quel documento prevedeva che l’azienda rilevando la Postalmarket avrebbe anche provveduto a ricollocare tutti i circa 550 lavoratori (nel frattempo alcune decine di loro si sono sistemati altrove) nella propria rete di vendita dell’area milanese. Ma in tutto questo sono emersi aspetti poco chiari: a partire dall’assenza di un vero piano commerciale, da parte della Bernardi, cioè del progetto che avrebbe dovuto lasciar intravedere le prospettive dell’azienda. «Non si è mai visto, quel piano – sottolinea Dora Maffezzoli della Filcams di Milano – e adesso invece fanno sapere che non ci sono le condizioni per realizzarlo». Ma questo non ha impedito di presentare alla Regione Lombardia la richiesta di una variante di destinazione d’uso in un’area della periferia nord di Milano per impiantarvi un nuovo centro commerciale. Lì sì – ma guarda caso soltanto lì – verrebbero assorbiti i lavoratori orfani della Postalmarket.


    Ma il piano commerciale non è l’unico fantasma di questa vicenda: l’altro è il ministero del Welfare, che dovrebbe avere il ruolo di garante dell’accordo firmato tra le sue mura istituzionali. «Niente, dal ministero non riusciamo a sapere niente – racconta ancora federico Antonelli – eppure noi lo abbiamo interpellato più volte, perché questa vicenda è davvero paradossale, ma finora non abbiamo ottenuto alcuna risposta». Così, ieri a Peschiera Borromeo i 150 “privilegiati” in attività alla rediviva Postalmarket hanno scioperato, mentre i sindacati hanno promosso una manifestazione davanti al centro commerciale della Bernardi a San giuliano Milanese e, insieme agli enti locali, stanno studiando anche un via alternativa per garantire un futuro alle 370 famiglie che da fine gennaio rischiano di rimanere senza reddito.