Postalmarket, 320 senza un euro

11/01/2006
    mercoledì 11 gennaio 2006

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      Le Rsu chiedono un provvedimento straordinario, intanto Bernardi ha annunciato altri 70 esuberi

      Postalmarket, 320 senza un euro

      È scaduta la cassa integrazione: appello al governo

      Carlo Catena

        Dopo Capodanno, il buio. È scaduta a San Silvestro la cassa integrazione per i circa 320 ex dipendenti della Postalmarket di Peschiera Borromeo ancora in carico all’amministrazione commissariale Gda, seguita al crack della gestione di Eugenio Filograna, e, se il Governo non concederà un trattamento straordinario, tra pochi mesi le centinaia di famiglie rimarranno a secco. «Devono ancora percepire la cassa di novembre- denuncia Antonio Amoruso, nelle Rsu per la Cgil -, ma quello che più ci preoccupa è che, dopo gli incontri in regione e con i sindaci, prima di Natale, la promessa convocazione presso i ministeri del Lavoro o delle Attività produttive non è ancora arrivata. La Finanziaria ha aperto uno spiraglio per prolungare questa cassa, ma per cominciare bisogna inoltrare la richiesta». Ad avere promesso solidarietà e appoggi politici ai dipendenti Postalmarket anche molti parlamentari del Sudmilano, dall’Udc, fino a Verdi e Rifondazione, così come i sindaci di Peschiera e degli altri comuni di residenza dei cassintegrati. Cassintegrati che avevano cominciato il loro calvario nel 2002, con un provvedimento a zero ore, seguito a quello a rotazione. «In realtà erano 350 – ricorda Amoruso -, ma, tra i pensionamenti e quei venti che, grazie ai 350 mila euro stanziati dalla regione Lombardia, hanno trovato un altro lavoro dopo un corso di riqualificazione e orientamento, il numero è sceso. E proprio il fatto di avere in corso questa iniziativa di ricollocazione degli esuberi deve giustificare il prolungamento straordinario della Cassa».

        Ma l’anno è cominciato nel segno dell’incertezza sul futuro anche per i lavoratori passati in carico alla nuova Postalmarket targata Bernardi: il gruppo di Udine ha stretto un accordo con i francesi di Reduite, un altro gruppo attivo nella grande distribuzione no food e nella vendita per corrispondenza, e questo patto commerciale, che per ora non contempla un passaggio Oltralpe di quote della Postalmarket , è alla base della richiesta di mobilità per 70 dei 150 dipendenti che credevano, con la nuova proprietà, di essere usciti dall’incubo. «Parte di queste persone oggi sono già in cassa, alcuni in mobilità – proseguono dalle Rsu -: abbiamo sottoscritto un accordo per una cassa legata a questa ristrutturazione, con un margine per l’opzione di mobilità volontaria, entro un anno». A oggi, sono circa 400 i dipendenti dello stabilimento di San Bovio che rimangono a casa. L’unica sicurezza per i 320 cassintegrati è il trattamento di fine rapporto, che sarà attinto dal fondo nazionale di garanzia Inps e che sarà però erogato solamente quando i tre commissari della Gda chiuderanno la loro gestione. «Continueremo a fare pressioni per ottenere l’intervento dei ministeri del Lavoro e delle Attività produttive – conclude Amoruso -. Ma non possiamo non denunciare che a livello di associazioni di imprenditori la regione Lombardia non ha portato ai tavoli nessuna delle nostre controparti. E questa, politicamente, è stata una grave mancanza. Il Pirellone doveva fare molto di più».