Postalmarket

25/02/2003



Martedì 25 febbraio 2003



Postalmarket: cassa integrazione rinnovata sulla carta,
ma niente stipendi a fine mese

        PESCHIERA — Una cassa integrazione rinnovata sulla carta, ma niente stipendi a fine mese. E’ la pesantissima situazione vissuta dai lavoratori della Postalmarket, l’azienda in crisi che nessuno sembra voler risanare. Finiti i soldi in cassa, questa settimana l’azienda non liquiderà gli stipendi della cassa integrazione a rotazione, così come pattuito negli accordi sindacali. Se nei prossimi giorni non verrà emessa la terza gara d’asta, l’azienda potrebbe finire sul libero mercato.
        Per i lavoratori è un incubo già vissuto nel ’99, quando l’azienda stava per capitolare sotto il peso dei debiti. Poi ci fu un passaggio di proprietà, l’arrivo di Eugenio Filograna e, nel 2001, un nuovo grido di allarme. A due anni dalle prime avvisaglie, ora la crisi è nerissima. Nei prossimi giorni la situazione è destinata ad aggravarsi: a marzo inizierà una cassa int egrazione a rotazione solo per 90 persone, mentre per gli altri 480 dipendenti sarà a zero ore. «Questo significa percepire uno stipendio di 790 euro – spiega Antonio Amoroso, lavoratore delegato Cgil -. La cassa integrazione è stata rinnovata sulla carta, ma a fine mese non riceveremo i soldi, perché l’azienda non può più anticipare gli stipendi e dovremo fare richiesta all’Inps».
        Estenuati dal muro di gomma delle istituzioni, ieri i lavoratori hanno iniziato un presidio permanente davanti al Pirellone. Fino a venerdì stazioneranno per tutto il giorno davanti ai cancelli della Regione, decisi a riaccendere i riflettori su una vicenda che rischia di cadere nel dimenticatoio. I soldi non bastano mai, ma la situazione non è certo più incoraggiante per chi ha iniziato a cercare un altro posto di lavoro. Laura (il nome è di fantasia) ha alle spalle 14 anni di servizio in Postalmarket, ma a 46 anni trovare un lavoro è davvero complicato. «Sono fuori età – racconta -: troppo giovane per la pensione, ma troppo vecchia per trovare un altro posto. Non c’è lavoro per noi operaie e quel poco che ci offrono è in nero. E’ difficile, ma a me non importa se il lavoro è pesante: voglio solo la certezza di ricevere i contributi».
        In Postalmarket di operaie come Laura ce ne sono a centinaia, sono tutte donne in età non più appetibile per le società di lavoro interinale o le aziende serie. Solo lavoretti quando capita, rigorosamente in nero. «Avevo già provato a cambiare lavoro tre anni fa – continua -, ma anche all’ora la situazione non era migliore. Ora sembra che il mondo del lavoro sia peggiorato ulteriormente, nessuno ci vuole assumere. In Postalmarket lavoravamo come in una grande catena di montaggio. Selezionavo la merce per i clienti e la depositavo nelle gabbie fino all’imballo, po i le colleghe del confezionamento finivano i pacchi».
        Difficile tirare avanti con meno di 800 euro al mese. «Vorrei permettere a mia figlia di finire gli studi – dice -, ma in questa situazione economica non è facile. Mio marito è operaio e fino a pochi mesi fa dovevo aiutare anche mia madre malata».
        Stamattina i sindacalisti saranno in Provincia, mentre nel pomeriggio i sindaci dovrebbero incontrare il prefetto.
di Patrizia Tossi

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Ieri i dipendenti sotto il Pirellone, oggi i commissari in provincia e in prefettura
La Postalmarket riparte da zero,
la terza asta sarà lanciata al buio

      Peschiera  La Postalmarket potrebbe ripartire da zero: ai sindacalisti impegnati sul fronte caldo della crisi dell’ex colosso della vendita per corrispondenza sono giunte indiscrezioni secondo le quali i tre commissari hanno richiesto al governo di poter tentare per la terza volta la vendita al miglior offerente senza però imporre un’offerta minima. In dicembre con 42 milioni di euro e due settimane fa con 32 milioni erano arrivate un paio di lettere d’intenti, ma senza garanzie finanziarie. «Ci aspettavamo però che il nuovo bando venisse pubblicato già oggi – osservava ieri Antonio Amoruso delle Rsu -, invece dobbiamo aspettare anche per questo».
      Oggi i rappresentanti dei lavoratori, i sindacalisti ma anche i tre commissari si ritroveranno in provincia (in mattinata) e in prefettura (nel pomeriggio) per fare il punto della situazione: «Speriamo di poter ricevere qualche informazione di prima mano – osserva al proposito Pino Tognacca della Cisl -, dato che i commissari avrebbero potuto coinvolgerci molto di più, invece di convocarci solo per i problemi della cassa integrazione. Adesso comunque non c’è tempo per le polemiche».
      Da ieri, e per tutta la settimana, i lavoratori della Postalmarket si ritrovano in delegazione sotto il gazebo allestito ai piedi del grattacielo Pirelli, sede della regione, «per farci sentire anche da un’amministrazione che finora non ha fatto quasi niente per noi», rimarca Amoruso. Ieri mattina c’erano 70 dei 570 dipendenti. Attestazioni di solidarietà sono arrivate da alcuni consiglieri del centro sinistra e da delegati dei lavoratori Ikea, Italtel e Pam, mentre l’assessore regionale al lavoro Alberto Guglielmo si è impegnato a sollecitare l’Inps affinché i soldi della cassa integrazione, che l’azienda non può più anticipare, arrivino al più presto.

      Carlo Catena



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I lavoratori Postalmarket protestano in Regione
      PRESIDIO
      MILANO – Resteranno davanti alla sede della Regione tutta la settimana, in attesa di una convocazione sollecitata da oltre un anno. I lavoratori Postalmarket, l’azienda di vendita per corrispondenza di Peschiera Borromeo in crisi, da ieri manifestano in via Galvani. Premono per essere ricevuti dalla giunta regionale, alla quale chiedono di «cominciare a pensare seriamente a come salvare i quasi 600 posti di lavoro a rischio». Nel frattempo si attende il nuovo bando d’asta per la cessione dell’azienda
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      POSTAL MARKET
      Presidio permanente contro la chiusura
      Da ieri i lavoratori Postal Market presidiano il
      palazzo del Consiglio regionale della Lombardia,
      per sensibilizzare la città e le istituzioni sulla loro
      vertenza. L’azienda è in amministrazione
      straordinaria dal novembre 2001 e dopo l’esito
      negativo della seconda asta pubblica i 580 posti di
      lavoro sono a rischio. Negli ultimi tempi inoltre
      l’azienda non anticipa più la cassa integrazione,
      come prevedevano invece gli accordi sindacali.