Postal Market, libri in Tribunale

03/10/2001

Il Sole 24 ORE.com







    Via libera dei soci alla richiesta di stato di crisi

    Postal Market, libri in Tribunale
    Lello NasoLello Naso
    MILANO – La musica d’attesa del centralino è quella della campagna pubblicitaria che imperversava in televisione fino a qualche anno fa: «Con Postal Market – recitava il jingle – uso la testa e ogni pacco che mi arriva è una festa». Ma la canzoncina rischia di suonare ancora per poco. L’assemblea dei soci di Grande distribuzione avanzata, la società presieduta dall’ex senatore Eugenio Filograna che controlla Postal Market, ha deciso, come si legge in un comunicato della proprietà diffuso ieri, che «depositerà entro i prossimi giorni il ricorso per il riconoscimento di grande impresa in crisi, ai sensi del recente Decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270, che ha riformulato in chiave innovativa, la vecchia legge Prodi. La nuova legge – recita testualmente il comunicato – è l’unica strada percorribile per Postal Market, data la mancata quotazione del novembre 2000 e dato i risultati attuali e prospettici delle Borse della New Economy». La richiesta dello stato di crisi prevede il deposito dei libri contabili al Tribunale di Milano. Il Tribunale dovrà poi nominare un commissario che valuterà la situazione debitoria e patrimoniale dell’azienda e deciderà se procedere all’amministrazione controllata. Nella migliore delle ipotesi si arriverà a una vendita della società, che conta tra gli asset un’interessante piattaforma logistica alle porte di Milano. Ma sullo sfondo resta l’eventualità, peraltro non del tutto remota, di un fallimento dell’impresa di Peschiera Borromeo se anche uno solo dei fornitori-creditori (non pagati da alcuni mesi, secondo fonti sindacali) avanzerà la richiesta al Tribunale. Negli ultimi due anni la situazione di Postal Market è via via precipitata. Tutti i progetti dell’ex senatore Filograna, che nel 1999 aveva rilevato a costo zero dai tedeschi di Otto Versand un’impresa già sull’orlo di una crisi pesante, sono naufragati. Dalla trasformazione in una società della new economy (con l’accantonamento del catalogo cartaceo e l’utilizzo di Internet per le vendite), alla quotazione in Borsa che doveva essere pilotata da Banca Leonardo. Mentre Filograna, uscito da Forza Italia e candidato con la lista "fai da te" Filograna per il Salento, perdeva il seggio pugliese al Senato, alla Postal Market scattava la cassa integrazione per 310 su 605 dipendenti. Il 2000 si è chiuso con una perdita dichiarata dalla proprietà di «oltre 100 miliardi di lire» (oltre 50 milioni di euro). Poi il precipitare degli eventi con l’annucio di un piano industriale di risanamento che non è mai stato formalizzato e la decisione della settimana scorsa di depositare la richiesta di stato di crisi. «Ragioni di correttezza – conclude ancora testualmente il comunicato di Filograna – non mi consentono in questa fase di rilasciare dichiarazioni, né di esprimere valutazioni sulle ragioni e cause dell’attuale situazione della società, che sarebbero, in ogni caso, in ovvio contrasto con quanto dalla legge previsto tra i compiti e le funzioni degli organi della instauranda procedura». MILANO – La musica d’attesa del centralino è quella della campagna pubblicitaria che imperversava in televisione fino a qualche anno fa: «Con Postal Market – recitava il jingle – uso la testa e ogni pacco che mi arriva è una festa». Ma la canzoncina rischia di suonare ancora per poco. L’assemblea dei soci di Grande distribuzione avanzata, la società presieduta dall’ex senatore Eugenio Filograna che controlla Postal Market, ha deciso, come si legge in un comunicato della proprietà diffuso ieri, che «depositerà entro i prossimi giorni il ricorso per il riconoscimento di grande impresa in crisi, ai sensi del recente Decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270, che ha riformulato in chiave innovativa, la vecchia legge Prodi. La nuova legge – recita testualmente il comunicato – è l’unica strada percorribile per Postal Market, data la mancata quotazione del novembre 2000 e dato i risultati attuali e prospettici delle Borse della New Economy». La richiesta dello stato di crisi prevede il deposito dei libri contabili al Tribunale di Milano. Il Tribunale dovrà poi nominare un commissario che valuterà la situazione debitoria e patrimoniale dell’azienda e deciderà se procedere all’amministrazione controllata. Nella migliore delle ipotesi si arriverà a una vendita della società, che conta tra gli asset un’interessante piattaforma logistica alle porte di Milano. Ma sullo sfondo resta l’eventualità, peraltro non del tutto remota, di un fallimento dell’impresa di Peschiera Borromeo se anche uno solo dei fornitori-creditori (non pagati da alcuni mesi, secondo fonti sindacali) avanzerà la richiesta al Tribunale. Negli ultimi due anni la situazione di Postal Market è via via precipitata. Tutti i progetti dell’ex senatore Filograna, che nel 1999 aveva rilevato a costo zero dai tedeschi di Otto Versand un’impresa già sull’orlo di una crisi pesante, sono naufragati. Dalla trasformazione in una società della new economy (con l’accantonamento del catalogo cartaceo e l’utilizzo di Internet per le vendite), alla quotazione in Borsa che doveva essere pilotata da Banca Leonardo. Mentre Filograna, uscito da Forza Italia e candidato con la lista "fai da te" Filograna per il Salento, perdeva il seggio pugliese al Senato, alla Postal Market scattava la cassa integrazione per 310 su 605 dipendenti. Il 2000 si è chiuso con una perdita dichiarata dalla proprietà di «oltre 100 miliardi di lire» (oltre 50 milioni di euro). Poi il precipitare degli eventi con l’annucio di un piano industriale di risanamento che non è mai stato formalizzato e la decisione della settimana scorsa di depositare la richiesta di stato di crisi. «Ragioni di correttezza – conclude ancora testualmente il comunicato di Filograna – non mi consentono in questa fase di rilasciare dichiarazioni, né di esprimere valutazioni sulle ragioni e cause dell’attuale situazione della società, che sarebbero, in ogni caso, in ovvio contrasto con quanto dalla legge previsto tra i compiti e le funzioni degli organi della instauranda procedura».
    Mercoledí 03 Ottobre 2001
 
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