Posizione CES su appalti pubblici UE

Procede, in ambito della Commissione Europea, la discussione sull’aggiornamento delle direttive sugli appalti pubblici, le cui proposte di revisione sono state state presentata il 20 dicembre 2011. Sono state avanzate, in particolare: una proposta di nuova direttiva sugli appalti pubblici nei settori ordinari, che sostituirà la direttiva 2004/18; una proposta di nuova direttiva sugli appalti pubblici nei settori speciali, relativa ad acqua, energia, trasporti e servizi postali, che sostituirà la direttiva 2004/17; una proposta di nuova direttiva sulle concessioni, ad oggi disciplinata a livello europeo.

Le proposte formulate dalla Commissione, se approvate dagli Stati membri entro la fine del 2012, entreranno in vigore dal 30 giugno 2014.
Nell’ambito della “fase ascendente” del diritto comunitario, la Camera dei Deputati ha iniziato, in data 21 marzo 2012, l’esame dei provvedimenti in questione. In tale sede è stato rilevato che le proposte di nuove Direttive recheranno un complesso articolato di disposizioni che potrebbero avere un delicato impatto sull’ordinamento italiano. Infatti, nell’arco di tre anni si procederebbe ad una profonda revisione dell’intera materia della contrattualistica pubblica che, proprio in occasione della entrata in vigore delle precedenti direttive, era stata codificata nel D.Lgs 163/2006.

La riforma della normativa costituisce una delle dodici azioni prioritarie nell’ambito dell’Atto per il mercato unico, adottato ad aprile del 2011 e si pone come obiettivo di sfruttare le potenzialità degli appalti pubblici al fine di favorire la crescita sostenibile, l’occupazione e l’inclusione sociale.

Il mercato degli appalti pubblici costituisce una parte rilevante dell’economia in quanto contribuisce a determinare il 19% del PIL dell’Unione europea.

Una positiva revisione e applicazione delle norme sugli appalti pubblici potrebbe contribuire notevolmente al rilancio degli investimenti, favorendo il superamento della crisi dell’economia europea oggi stretta da una politica recessiva prodotta dai tagli alla spesa pubblica e da una eccessiva tassazione delle categorie sociali più deboli. In questo ambito, la Ces ha sollevato più di un problema e prodotto proposte migliorative tese a tutelare i diritti dei lavoratori, sottolineando la necessità che tutte le parti di una procedura di appalto pubblico siano vincolate dal diritto nazionale del lavoro e dai contratti collettivi applicabili localmente (vedi in allegato la Posizione della CES adottata dal Comitato Esecutivo il 6 e 7 marzo u.s. tradotta in italiano).

La Ces ritiene che sia necessario assicurare che la riforma non favorisca processi di dumping sociale, cosi come evidenziato dal caso Rueffert, dove ad imprese europee è stata data la facoltà di operare in un altro Paese membro applicando ai propri dipendenti i contratti nazionali più bassi dello Stato di provenienza e non quelli del territorio dove si svolgeva la prestazione.
La Ces ha esplicitato la necessità di introdurre un più robusto sistema di norme sulla responsabilità collettiva e solidale, per stabilire chiaramente, nell’ambito degli affidamenti, che l’intera catena di sub appalti deve essere ritenuta congiuntamente responsabile, per evitare abusi sulle condizioni di lavoro e per quanto riguarda le retribuzioni, la sicurezza sociale, la salute, la formazione e i diritti fondamentali.

In tale contesto, la Ces ha inteso esplicitare il superamento del criterio del prezzo più basso negli appalti pubblici, forma questa di aggiudicazione che ha devastato la qualità delle opere e dei servizi e prodotto una competizione al ribasso tra le imprese, tesa a ridurre il costo del lavoro per recuperare margini di profitto. Nelle aggiudicazioni invece, va privilegiato il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, al fine di valutarne i meriti sociali ed economici.

Viene inoltre richiesta una moratoria sulle liberalizzazioni in assenza di una valutazione dell’impatto degli effetti delle attuali misure Ue, esprimendo la necessità di estendere e rafforzare le modalità in-house per la fornitura di pubblici servizi direttamente ai cittadini. Ciò perché i servizi di interesse generale sono uno strumento indispensabile per assicurare i diritti fondamentali e la coesione sociale.

Viene inoltre valutato positivamente il riconoscimento che i servizi sociali non possano essere trattati allo stesso modo di altri servizi pubblici e tuttavia il rispetto del diritto del lavoro e degli accordi collettivi deve valere anche per il regime degli appalti per i sevizi sociali, escludendo la sicurezza sociale e i servizi sindacali in quanto questi non costituiscono servizi ai sensi della legislazione europea.

A cura di: Fausto Durante e Sergio Genco

16 maggio 2012