Portieri al posto dei vigilantes

09/11/2001



fatti e persone 
Venerdi, 09 Novembre 2001








Portieri al posto dei vigilantes

A controllare l’accesso in alcuni obiettivi sensibili non sono guardie giurate, ma addetti a servizi di reception. Aliquò: "Potrebbero essere pregiudicati e nessuno se ne accorgerebbe".

di Simone Navarra


ROMA-Chiedono i documenti, regolano l’accesso agli uffici, fanno passare sotto il metal detector, ma potrebbero essere anche dei pregiudicati. Molti uffici e luoghi importanti della città sono controllati non da guardie giurate ma da addetti alla reception, in pratica semplici portieri con una divisa, però disarmati e senza preparazione specifica. La loro presenza non è occulta, bensì manifesta e diffusa. Sono all’ingresso del centro direzionale della Snam-Agip, alla Confindustria di viale dell’Astronomia, all’università della Luiss in viale Pola, all’ospedale Sant’Eugenio. In molti casi sono affiancati da vigilantes, ma quasi in altrettanti vengono lasciati soli a gestire chi cerca il signor Rossi e vuole entrare per consegnare un pacco.

La loro funzione per legge dovrebbe limitarsi a una mediazione e non potrebbe arrivare al controllo dell’identità. Secondo Vincenzo Del Vicario, segretario nazionale del Savip, il sindacato delle guardie giurate, la loro presenza è "il segnale di un malaffare che promette la sicurezza, affitta una divisa e vuole risparmiare sempre e comunque". Per più d’uno comunque il motivo della diffusione dei servizi di portierato è nei costi più bassi rispetto a quelli della vigilanza armata, il risparmio per l’impresa che ci affida è circa 18mila lire al giorno. Fulvio Balandro, che è editore della rivista "La Ronda" e ha organizzato di recente un convegno per capire i problemi del settore, spiega: "La tendenza a tagliare i costi ha prima favorito le guardie giurate e adesso le sta pian piano sostituendo con una persona che ha l’aspetto ma non le proprietà del metropol".

Giovanni Aliquò, segretario nazionale dell’associazione nazionale funzionari di polizia, allarga il discorso e dice: "Qui non è un discorso da difesa di categoria, ma l’osservazione neutra di un problema che sta arrivando a un paradosso. Con i regolamenti e le norme che abbiamo in questo momento, una persona con precedenti penali potrebbe svolgere tranquillamente le funzioni che sono così richieste. La legge sulla polizia privata è sempre più bistrattata da interessi grandi o piccoli. Sempre però a scapito della sicurezza". Nella passata legislatura furono depositati al Parlamento vari progetti di legge per rimettere a posto il settore, ma nessuno è arrivato a compimento. "Siamo di fronte a una giungla – avverte Aliquò - e bisogna fare attenzione perché in questi spazi liberi si può infiltrare chi è senza scrupoli". La cosa particolare è che alla richiesta di controllo spesso si risponde in modi molto diversi. Alla sede della Procter & Gamble, a via Cesare Pavese, anche se i vigilantes percorrono giorno e notte il perimetro e sono armati, sono stati invitati negli ultimi giorni a non far vedere la pistola e a nasconderla dietro la giacca. "In questo modo – lamenta uno di quelli che a giorni prenderà servizio – per estrarre la pistola in caso di pericolo ci metto molto tempo in più. E allora che ci sto a fare?".

(8 NOVEMBRE 2001; ORE 07:30)