Pordenone. La protesta dei commessi

08/06/2004

Pordenone



Martedì, 8 Giugno 2004
Negozi, la protesta dei commessi
In attesa del contratto da diciotto mesi. E così sabato 19 la categoria sciopera
Commessi di nuovo in piazza. E sempre più arrabbiati. Il prossimo 19 giugno ci sarà un altro sciopero degli addetti del commercio. È prevista una manifestazione a Roma per la quale i sindacati della provincia stanno già lavorando. Dalla sede di via San Valentino partiranno alcuni pullman. Il rischio è che sabato 19, molti negozi e molti centri commerciali si vedano costretti a tenere le serrande abbassate. I dipendenti stanno chiedendo il rinnovo del loro contratto di lavoro nazionale da diciotto mesi. Il precedente accordo è infatti scaduto un anno e mezzo fa. E la trattativa al tavolo del negoziato tra Cgil, Cisl e Uil e le controparti Confcommercio e Confesercenti e centrali delle Cooperative alimentari non sembra ancora essersi mossa di un millimetro.

Molti i nodi che ostacolano l’avanzare della trattativa: primo fra tutti la richiesta, da parte della delegazione imprenditoriale, di rivedere il part-time e la volontà di recepire nell’accordo nazionale alcuni aspetti della legge Biagi. Ma la distanza è ancora abissale anche sull’apprendistato e sulla parte che riguarda il salario. Il sindacato ha richiesto un aumento di 107 euro mensili relativi al primo biennio. La parte datoriale ritiene ancora troppo onerosa la richiesta. Insomma, per chiudere il contratto la strada pare ancora piuttosto in salita.

Con lo sciopero, le categorie del commercio di Cgil, Cisl e Uil sperano di dare un’accelerata alle trattative e alla chiusura del contratto. «Si chiede l’adeguamento dello stipendio – spiega Mauro Agricola della Uil – relativo al primo biennio, quando paradossalmente il primo biennio è quasi già passato. Ancora sei mesi e i lavoratori saranno "doppiati" senza avere il loro contratto». I commessi sono al loro terzo sciopero nel giro di pochi mesi. «L’ultima protesta – ricorda Giuseppe Dario della Filcams Cgil – è dello scorso 26 marzo. In quell’occasione la nostra categoria si è unita allo sciopero generale di quattro ore sulle pensioni, ma facendo uno sciopero di otto ore. Le distanze tra le parti sono ancora troppo evidenti. Si pensi solo che è stato chiesto di allungare il periodo di apprendistato, che può partire dai 29 anni di età, di sei anni. In questo modo si rischia di avere lavoratori a 35 anni ancora precari. Non è possibile che siano passati 18 mesi senza che questa categoria avesse il giusto riconoscimento. Stiamo parlando di addetti che di media, con un contratto full-time, portano a casa 900 euro lordi al mese».

D.L.