Pordenone. Diminuiscono i commessi

24/05/2004


SABATO, 22 MAGGIO 2004
 
Pagina 1 – Pordenone
 
Incremento dei contratti part-time a fronte di una drastica riduzione degli investimenti
 
Diminuiscono i commessi
 
Contesa fra Confesercenti e Cgil sugli straordinari
 
SETTORE TERZIARIO
 
Contratto collettivo fermo da oltre un anno e mezzo
 
 
    Calano gli investimenti, aumentano i part time, molti posti di lavoro sono stati cancellati: il comparto del commercio è in piena crisi e per risolverla c’è anche chi propone un taglio agli straordinari per le commesse che lavorano la domenica. Un’ipotesi, quest’ultima, che viene liquidata dai sindacati con un sorriso, auspicando che si tratti solo di una provocazione.
    A lanciare l’idea era stato il presidente della Confesercenti Pietro Rosa Gastaldo: «E’ necessario trovare un accordo – aveva detto – sui compensi ai dipendenti diverso dalle normative vigenti, anticipando la discussione sul nuovo contratto collettivo». La vecchia normativa considera il lavoro domenicale straordinario e festivo e quindi retribuito con un aumento del 30 per cento rispetto alle giornate feriali. «Per le aperture domenicali concordate – aveva aggiunto Rosa Gastaldo – proponiamo che sia previsto un incremento del salario non superiore al 10 per cento, ripristinando il 30 per cento solo nelle altre domeniche». L’esponente della Confesercenti aveva detto questo in riferimento alla crisi dirompente, come proposta per salvare titolari e dipendenti.
    «Intanto firmino il contratto collettivo fermo da oltre un anno e mezzo – precisa Giuseppe Dario della Filcams Cgil – e pensino allo sciopero nazionale indetto per il 19 giugno a Roma: non resta che un sorriso». Parla di provocazione, almeno se lo augura, Mauro Agricola della Uiltucs, perché «Intanto la domenica una persona non è obbligata a lavorare e, secondo, non c’è un contratto collettivo rinnovato». Le tre sigle sindacali, intanto, si sono riunite unitariamente ieri mattina per esaminare eventuali integrazioni alla bozza di protocollo di intesa sul commercio in città. Da Cgil, Cisl e Uil è stato deciso di chiedere un incontro al sindaco per una mediazione: «C’è la possibilità – hanno detto – di trovare una soluzione». I sindacati hanno approvato la bozza di protocollo con una minima integrazione ovvero il rispetto del dettato contrattuale e delle esigenze dei lavoratori. Nessun no quindi alle aperture domenicali regolate, vista anche la difficoltà del momento.
    Secondo i dati resi noti alla fine di aprile dalla Cisl di Pordenone, pur essendo rimasto invariato il numero delle attività commerciali, sono sensibilmente diminuiti gli occupati. Nel 2001 gli occupati erano 17 mila di cui 11 mila dipendenti, l’anno successivo a fronte di 16 mila occupati, 10 mila erano dipendenti mentre nel 2003 di 15 mila occupati 8 mila erano maschi, 7 mila le donne. In sostanza, i dipendenti sono sensibilmente diminuiti nel settore del dettaglio. Nel capoluogo di provincia nel 1996 le aziende erano 584 mentre nel 2003 sono salite a 587, ma gli addetti sono dimezzati passando da 2.143 a 1.025. Alla crisi dei numeri occupazionali va aggiunta la crisi degli investimenti. Nel primo quadrimestre 2004, infatti, sono stati in caduta libera rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con un letterale dimezzamento dei soldi investiti e un aumento dei consolidamenti. Se lo scorso anno erano state aperte pratiche per 5,5 milioni di euro, quest’anno ne sono state avviate la metà. L’operatore commerciale, in sostanza, non vede un futuro di rose e fiori e preferisce quindi non investire. Neppure sull’innovazione.

    (e.l.)