“Pomigliano un segno di fiducia”

16/07/2010

«Ma quale tavolo. L’accordo è chiuso, si va avanti, si fa l’investimento previsto» dice il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, tagliando corto sulla possibilità di una nuova azione di mediazione del governo su Pomigliano.
Del resto, il consenso dei lavoratori c’è e la recente lettera di Fiom all’ad Sergio Marchionne non ha aggiunto capitoli nuovi alla vicenda. «Lo stabilimento è più importante delle polemiche politiche. È la prima volta che il lavoro non esce ma torna nel nostro Paese. È un segno di fiducia», dice il ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
Resta calda anche la questione sui licenziamenti dei tre lavoratori di Melfi, dei quali due delegati del sindacato dei metalmeccanici Cgil (e il precedente di Torino), contestati duramente da Fiom. Operai che ieri sono saliti sulle mura del centro storico della città per protesta. Oggi il «no» ai provvedimenti vedrà 4 ore di sciopero nazionale negli stabilimenti della casa torinese, indetto da Fiom. «Ci sono stati episodi che, se veri, sono gravi: non si può impedire ad altri di lavorare. Mi auguro che siano gli ultimi fuochi di un mondo che si esaurisce…» dice il ministro Sacconi.
La discussione è aperta. «L’azienda sta sbagliando strada, rifletta. C’é il rischio di una radicalizzazione» avverte il leader Cgil Guglielmo Epifani. Ma a mettere in guardia, in questo caso però il Lingotto, è il segretario generale Cisl, Raffaele Bonanni: «L’azienda non faccia come la Fiom sul versante imprenditoriale e non cada nella trappola. Fiom sta facendo di tutto per creare confusione. Questa Fiat – ha aggiunto – non ha bisogno del “vallettismo”, ma di relazioni partecipative. Il modo migliore è di tirare avanti nel sistema partecipativo e isolare l’irresponsabilità». Sulla stessa linea anche il leader Uilm, Rocco Palombella: «Fiom cerca di passare da vittima, per influenzare l’opinione pubblica e la politica, ma nel contempo aggredisce Fiat. È un gioco che va smascherato».
E se il responsabile Auto Fiom, Enzo Masini, parla di «motivazioni strumentali, quelle addotte da Fiat per giustificare i licenziamenti», il leader Cisl Luigi Angeletti ribatte: «Visto che in Italia è vietato licenziare, ci sarà la giusta causa». Non trova giustificazioni Emma Marcegaglia: «I lavoratori licenziati erano responsabili di sabotaggio. Il diritto di sciopero è sacrosanto, ma si sono superati i limiti»». Poi, da parte del presidente di Confindustria, l’auspicio «che possa essere ripresa la via del dialogo».
Il fronte Fiat è caldo anche per il mancato accordo sul saldo 2010 per il premio di risultato. Ieri c’è stato lo sciopero proclamato da tutte le sigle di categoria, con cortei a Torino degli operai Iveco e la solita discordanza di cifre sulle adesioni. Alle Carrozzerie di Mirafiori, ad esempio (dove nel frattempo sono stati revocati 5 giorni di «cassa» per 1.500 lavoratori), l’azienda dice 23%, il sindacato 70%. «Noi naturalmente protestiamo. Ma la Fiom ha tanta voglia di lottare che viene a farlo con noi anche quando non ha condiviso quell’accordo» si toglie ancora un sassolino Bonanni.
In Borsa, intanto, Fiat (nel cui capitale riappaiono tra gli azionisti rilevanti i fondi Fmr Llc, con il 2,007% in gestione del risparmio) lascia l’1,01%, chiudendo a 9,28 euro.