Pomigliano, sì al 62% Fiat: andiamo avanti con chi è d’accordo

24/06/2010

Landini: Torino negozi, non boicottiamo La Cisl: l’azienda garantisca l’intesa
Lo spoglio definitivo arriva pochi minuti dopo le 4 del mattino. Il 62,2% dei votanti dei lavoratori di Pomigliano d’Arco vota sì all’accordo con la Fiat siglato da Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic e Ugl per spostare la produzione della Panda dalla Polonia allo stabilimento campano. Il 36% è la quota dei no che dà ragione alla Fiom. Ancora un po’ di numeri per valutare bene il peso del più importante referendum nel mondo del lavoro: hanno votato 4.642 lavoratori su 4.881 aventi diritto al voto, 2.888 i sì, 1.673 i no, 20 le schede bianche e 59 le nulle. L’accordo dunque passa senza però le cifre da plebiscito che qualcuno si aspettava e ponendo sin dalle prime ore del mattino di ieri la possibilità che la Fiat ci ripensi e abbandoni la partita.
Ma da destra e da sinistra, da governo e sindacati, arriva subito l’invito al Lingotto a procedere agli investimenti promessi. I 700 milioni di euro per riprogrammare lo stabilimento campano devono arrivare. Il leader della Pd Pier Luigi Bersani sprona la Fiat «a procedere senza tentennamenti, senza se e senza ma». E così il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni tenta di blindare l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne. Un abruzzese contro l’altro. «Mi rifiuto di pensare che Marchionne non garantirà l’accordo. Se si dovesse verificare un’ipotesi del genere con la stessa forza con la quale abbiamo difeso i posti di lavoro così saremo contro un abbozzo di ripensamento».
Maurizio Landini, il nuovo segretario della Fiom-Cgil, che senza dubbio ha ottenuto un risultato superiore al 17% della quota dei suoi iscritti tra i lavoratori di Pomigliano, chiede all’azienda di «riaprire il negoziato» per cercare di raggiungere l’intesa che comunque la Fiom «non boicotterà». «Noi siamo pronti ad assumerci tutte le nostre responsabilità — ha aggiunto Landini nel corso di una conferenza stampa — ma non si può ottenere il consenso a comando, ma attivo e partecipato».
In tarda mattinata, alle 13 e 20, arriva l’atteso comunicato della Fiat che in Borsa ha accusato una flessione di quasi il 2%. «La Fiat ha preso atto della impossibilità di trovare condivisione da parte di chi sta ostacolando con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose — si legge — il piano per il rilancio di Pomigliano». «L’azienda lavorerà con le parti sindacali che si sono assunte le responsabilità dell’accordo al fine di individuare — continua la nota — ed attuare insieme le condizioni di governabilità necessarie per la realizzazione dei progetti futuri». Un passaggio quest’ultimo che secondo alcuni corrisponde alle indiscrezioni uscite nei giorni scorsi che prevedono la chiusura della vecchia Pomigliano e la nascita di una newco, una nuova azienda che assuma solo i lavoratori favorevoli all’intesa.
La partita vera dunque, quella che garantirà sul serio un futuro alla Giambattista Vico deve ancora cominciare. Non va però intesa come una svolta, né come un modello da importare nel resto del Paese, si premura di dire il vicesegretario generale della Cgil Susanna Camusso: «Non credo che quest’accordo farà scuola e non mi trovo d’accordo con il ministro Sacconi che nella notte ha parlato svolta storica». E da Bruxelles anche il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia fa sapere che «siamo di fronte ad un caso specifico».