Pomigliano, non si tratta Firmato l’accordo separato

16/06/2010

Accordo separato. La conclusione per Pomigliano d’Arco era già stata scritta, settimane fa, con la presentazione di una proposta aziendale da prendere o lasciare. Nessun margine di trattativa, nessun ripensamento, dunque nessuna sorpresa: ieri tutte le organizzazioni sindacali tranne la Fiom hanno firmato l’intesa per il rilancio dello stabilimento campano. Prima di passare alla fase operativa del piano, resta solo da adempiere la formalità del referendum tra i lavoratori, indetto per la prossima settimana, martedì 22 giugno.
I CONTENUTI DELL’ACCORDO
Una consultazione dall’esito scontato, se il quesito posto ai dipendenti della fabbrica sarà lo stesso imposto dal Lingotto e subito adottato dal dibattito politico ed economico: vivere o morire, salvare il posto di lavoro a qualunque condizione o rinunciare ad un pezzo fondamentale del tessuto industriale ed occupazionale del Mezzogiorno. Ma la Fiat si è comunque riservata la possibilità di siglare l’accordo dopo la conclusione del referendum stesso. Un «ricatto», l’hanno definito le tute blu della Cgil, che ieri hanno partecipatocome «osservatori» al tavolo onvocato dal management Fiat per tirare le fila dell’accordo che l’amministratore delegato Sergio Marchionne pretendeva in tempi strettissimi.
Dunque ci saranno investimenti per 700 milioni di euro e la produzione della nuova Panda sarà trasferita a Pomigliano dalla Polonia. Ma ci saranno anche deroghe consistenti all’attuale contratto nazionale di lavoro, ad alcune leggi dello Stato, e secondo l’interpretazione Cgil anche della Costituzione, a cominciare dalle sanzioni previste per i lavoratori e i sindacati che dovessero scioperare contro l’intesa. L’unica variazione rispetto al testo originario è costituita dall’introduzione di una Commissione paritetica per esaminare i casi d’applicazione di particolare criticità.Un«comitato di raffreddamento» per la Fim e la Uilm. «Una foglia di fico su pessimi contenuti» per la Fiom, visto che la Commissione «si occuperà solo delle sanzioni ai sindacati, non ai lavoratori, e potrà decidere solo all’unanimità». Invece, in caso di disaccordo tra i componenti, spiega il responsabile auto Enzo Masini, «l’azienda procederà come vuole».
Così l’organizzazione dei metalmeccanici Cgil ha confermato il suo giudizio negativo,ed oggi incontrerà a Pomigliano i lavoratori e gli iscritti per decidere come comportarsi al referendum, «consultazione impropria ed illegittima perchè fatta sotto il ricatto della chiusura».
D’altro tenore i commenti a caldo del segretario Uilm, Rocco Palombella: «Fiat ci ha detto che sbloccherà gli investimenti quando la stragrande maggioranza dei lavoratori dirà sì all’intesa. I lavoratori devono capire che la posta in gioco è molto alta».Edel leader Fim, Giuseppe Farina: «Abbiamo fatto l’unica cosa sensata che un sindacato poteva fare, assicurando lavoro e reddito per i lavoratori e le famiglie». LE REAZIONI DELLA POLITICA Tra le reazioni politiche più entusiaste alla notizia dell’accordo separato si distingue quella del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti: «È la rivincita dei riformisti su tutti gli altri». Subito seguito dal collega Maurizio Sacconi: «C’è un sindacato che coraggiosamente si mette in gioco, si compromette e accetta la sfida della competitività, e c’èun sindacato paralizzato dal blocco ideologico. Purtroppo la Fiom non è più quella di una volta». Tra i democratici, invece, i toni sono
preoccupati: «Adesso bisogna fare in modo, e lo dico in particolare al governo, che questa vicenda eccezionale non prenda il carattere di esemplarità» sottolinea il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. «Si poteva arrivare, con la buona volontà di tutti, ad un accordo sull’assenteismo e sulla flessibilità senza sfiorare delicate questioni giuridiche».