Pomigliano, la FIOM respinge l’accordo

15/06/2010

Il Lingotto ha deciso il gioco, ha dettato le regole, e ha preteso un sì o un no secco da quanti vogliano partecipare. Mala risposta della Fiom su Pomigliano d’Arco non può che essere articolata. La posta è troppo alta per semplificazioni monosillabiche.
FIOM NON FIRMA MA RILANCIA «Diciamo sì al rilancio dello stabilimento campano per realizzare il piano industriale della Fiat, nella piena applicazione del contratto nazionale» hanno sottolineato le tute blu della Cgil al termine del comitato centrale, convocato ieri per esprimersi sull’ultimatum del gruppo. «Ma diciamo no alle clausole che derogano a contratti, leggi e Costituzione. Non possiamo sottoscrivere quel testo perchè contiene profili d’illegittimità ». Niente firma, dunque. La Fiom non si piega al «ricatto» del gruppo torinese e scatena un fiume di reazioni nel mondo economico e politico, tra chi invoca responsabilità a senso unico e chi riconosce le ragioni del lavoro. «Marchionne ha chiesto solo più turni di lavoro e di combattere l’assenteismo»ha commentato, tra gli altri, il presidente della Camera Gianfranco Fini. «Nel documento ci sono punti molto pesanti sui diritti fondamentali » gli ha risposto il responsabile Lavoro del Pd, Stefano Fassina. Oggi l’organizzazione dei metalmeccanici Cgil sarà comunque al tavolo convocato a Roma dall’azienda per fare il punto sulla trattativa, invitata a partecipare «per conoscenza», mentre le altre organizzazioni sindacali si preparano a firmare un accordo separato da sottoporre poi a referendum. Ovvero, il rilancio dell’impianto napoletano con 700 milioni d’investimento e la produzione della nuova Panda al prezzo di deroghe al contratto nazionale a alle leggi.
IL LAVORO È LA PRIORITÀ Eppure un’altra soluzione sarebbe possibile, se il Lingotto decidesse di accogliere la controproposta della Fiom, che «all’unanimità chiede alla Fiat di applicare il contratto nazionale di lavoro, perchè questo permette all’azienda di produrre le 280mila automobili all’anno e le 1.045 al giorno che sono gli obiettivi del piano che Marchionne vuole fare». Su questi obiettivi si è concentrata anche la segreteria confederale della Cgil, riunitasi in mattinata dopo l’incontro a due tra il leader Guglielmo Epifani e il segretario delle tute blu Maurizio Landini: «Il lavoro è la priorità, è essenziale che si dia corso all’investimento annunciato dalla Fiat ridando certezza al territorio» ha ribadito il sindacato di Corso d’Italia. Senza dimenticare, però, che «le norme proposte dall’azienda aprono profili di illegittimità su malattia e diritto di sciopero » e che «ogni firma eventualmente apposta a questa clausola non è semplicemente invalida, è inefficace e inesistente». Autonomia alla Fiom, dunque, a cui «tocca promuovere la discussione» in merito, «coinvolgendo gli iscritti e individuando le corrette forme per il giudizio da parte dei lavoratori». Per domani, infatti, il sindacato ha convocato a Napoli l’assemblea dei propri iscritti.