Pomigliano, domani il voto Sacconi accusa ancora la Fiom

21/06/2010

Il problema, è ormai chiaro, non è l’esito del voto ma il voto stesso. Un referendum , quello di domani a Pomigliano, che non solo costringe gli operai a scegliere fra un forzato assenso all’accordo con la Fiat, per proseguire l’attività industriale, o un no che significherebbe una drammatica chiusura. Ma in realtà il voto in sé e per sé è già uno sfregio a decenni di conquiste dei lavoratori e del dettato costituzionale. Ed ormai a poche ore dalla consultazione, dopo l’insuccesso della fiaccolata dei “colletti bianchi” pro accordo, a ribadirlo c’è ancora una volta la Fiom. «Se passa l’idea che in Italia per fare gli investimenti si possono cancellare la Costituzione, le leggi e i contratti, si va verso un imbarbarimento della società», ha dichiarato il numero uno della Fiom, Maurizio Landini, intervenendo nel programma
“In mezz’ora” su Rai Tre. Sul referendum alla Fiat di Pomigliano «non facciamo alcuna previsione – ha detto il sindacalista – perché consideriamo quel referendum illegittimo. Noi non chiederemmo mai ai lavoratori di votare contro la Costituzione. I lavoratori non sono liberi perché sono sotto la minaccia di licenziamento. Il referendum è una forzatura e un ricatto». Infine, Landini ha sottolineato che «non è vero che la Cgil ci ha lasciati soli. Non è corretto dire che la Cgil vuole firmare. Come noi, è vincolata da uno Statuto che non può farle accettare la questione che riguarda il diritto di sciopero o le malattie». Nella stessa trasmissione tv il ministro del Lavoro ha violentemente attaccato il sindacato: «Se questa vicenda dovesse concludersi negativamente, credo che la responsabilità che si sarebbe assunta la Fiom sarebbe straordinaria ». Lo stesso Maurizio Sacconi ha aggiunto l’auspicio che i lavoratori «compiano la scelta giusta. Votare per il sì perchè si superino le anomalie della storia dello stabilimento di Pomigliano che si riconducono alle Partecipazioni Statali».
VOCI DIFFERENTI
Andrea Amendola, il segretario generale della Fiom di Napoli, ha anch’egli denunciato che «il referendum è illegittimo. I lavoratori non hanno alternative in quanto con il “no” si chiude. Ma noi abbiamo scelto di non dare indicazioni di voto, in caso contrario significherebbe avallare la validità del referendum, ed allo stesso tempo abbiamo invitato i lavoratori a non disertare la consultazione per evitare ritorsioni. Già sappiamo come andrà a finire, con i capi che chiameranno tutti a raccolta per evitare la sconfitta nel referendum. Ma da parte nostra – ha concluso Amendola- continua la lotta a favore del lavoro e a tutela dei diritti degli operai». Dalla politica, invece, anche ieri si sono ascoltate voci diverse. «Il referendum di Pomigliano d’Arco fa pensare alle finte elezioni che certi regimi indicono per ottenere solo una conferma plebiscitaria. Quale libertà di espressione sul loro futuro occupazionale possono avere i lavoratori di questo stabilimento?». A chiederselo è stato Luigi De Magistris (Idv), che proprio oggi incontra gli operai presso la sede della Cgil di Pomigliano d’Arco. Su un altro registro l’ex premier Romano Prodi: «Nessuno sembra rammentare che qualche anno fa Marchionne fece un esperimento per riorganizzare lo stabilimento: lo chiuse per un paio di mesi allo scopo di
riorganizzare tutto. Trovai la cosa molto utile, seria e intelligente. Poi però non si è saputo nulla dell’esito di quell’esperimento che doveva servire a ristrutturare la testa della gente. Non se ne è più parlato, e tre anni dopo siamo allo stesso punto ».