Pomigliano, Cgil e Fiom divise Epifani: vinceranno i «sì»

17/06/2010

Marcegaglia: un no all’investimento Fiat sarebbe incredibile
ROMA — Scontro fra Cgil e Fiom su Pomigliano. Il segretario generale della Cgil pensa che, nonostante la Fiom (il sindacato dei metalmeccanici Cgil) non abbia firmato l’accordo con la Fiat per il rilancio dello stabilimento, il referendum si debba tenere e sul risultato non ha dubbi. «A occhio e croce— dice Guglielmo Epifani— i lavoratori voteranno sì». La Cgil della Campania e di Napoli si sono spinte ieri oltre, invitando esplicitamente, con un documento congiunto, i dipendenti della Fiat di Pomigliano d’Arco a «votare sì» nel referendum, che è «uno strumento di democrazia, più volte richiesto e sollecitato dalla stessa Cgil e dalla Fiom». Immediata e stizzita la replica del segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, che ribadisce: «Per noi il referendum è illegittimo perché viene messo al voto un diritto costituzionale (i limiti allo sciopero, secondo la Fiom, ndr.). Se la Cgil Campania invita a fare il contrario è un impegno loro». In questo caso, secondo Landini, il referendum può essere paragonato a «una pistola puntata alla testa». Ma differenze affiorano anche nella stessa Fiom. Fausto Durante, leader della minoranza vicina a Epifani, dice infatti che nel caso in cui i sì dovessero prevalere nel referendum del 22 giugno, la Fiom «dovrebbe apporre al testo dell’accordo una firma tecnica, per presa d’atto». Stando così le cose, per la Fiom la situazione potrebbe diventare ancora più lacerante se la Fiat chiedesse appunto a questo stesso sindacato di sottoscrivere le nuove condizioni di lavoro davanti a una vittoria dei sì.
La posizione ufficiale della Fiom (no all’accordo e al referendum) viene censurata dalla presidente della Confindustria. «Secondo noi — dice Emma Marcegaglia — è incredibile che davanti a un’azienda che va contro la storia prendendo le produzioni dalla Polonia e riportandole in Italia e che investe 700 milioni di euro, ci sia un no. Ora vediamo cosa succede il 22 giugno», giorno in cui si svolgerà la consultazione promossa dai sindacati firmatari dell’accordo sulle nuove condizioni di lavoro (18 turni, più flessibilità e sanzioni contro l’assenteismo): Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic e Ugl. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, non ha dubbi sulla vittoria del sì: «Sono convinto che i lavoratori hanno ben capito, sono persone concrete». Un altro ministro, Renato Brunetta, attacca la Fiom dicendo che «difende fannulloni e opportunisti».
Con la Fiom si schierano invece le formazioni della sinistra extraparlamentare e l’Italia dei valori. L’accordo proposto dalla Fiat, secondo Nichi Vendola, leader di Sinistra ecologia libertà, è come «una corda che si mette al collo dei lavoratori che devono decidere tra l’espulsione dalla vita e l’afasia». Per Antonio Di Pietro la soluzione Pomigliano potrebbe diventare un «pericoloso precedente» per altre crisi aziendali. Secondo l’ex segretario della Cgil, Sergio Cofferati (europarlamentare Pd), «siamo arrivati all’apologia del modello polacco e francamente me lo sarei risparmiato». I sindacati firmatari difendono invece l’intesa con la Fiat. «Non c’è nessuna lesione ai diritti dei lavoratori— dice il leader della Fim, Giuseppe Farina — In particolare non c’è alcuna limitazione al diritto di sciopero, né sono previste sanzioni e\/o provvedimenti individuali nei confronti dei lavoratori in relazione alla loro eventuale partecipazione a scioperi proclamati nei sabati concordati di straordinario». Al sì dei lavoratori all’accordo la Fiat subordina l’investimento da 700 milioni per spostare dalla Polonia al produzione della nuova Panda.