Polsarda, rinvii e proteste

05/04/2011

Futuro ignoto per i 250 lavoratori dell`istituto di vigilanza e portierato
Slitta al 12 aprile l`incontro di oggi in Prefettura

SASSARI. Appare sempre più difficile la situazione dei lavoratori dell`istituto di vigilanza e portierato Polsarda, ormai da quattro mesi senza retribuzione e con un futuro quantomai incerto. L`azienda
è ermetica, nessuno parla, e martedì scorso ha chiesto un rinvio dell`incontro che si sarebbe dovuto tenere il giorno successivo con le organizzazioni sindacali. Ora la nuova data è fissata – su proposta dell`azienda – a martedì 12 aprile. E saltato infatti l`incontro fissato per questa mattina in Prefettura.
L`ennesimo rinvio di una riunione attesa da qualche tempo, nella speranza che un intervento del prefetto vicario Ninni Meloni, possa riuscire a dipanare la matassa.
Intanto, le segreterie di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e UilTucs stanno valutando le voci che si inseguono di una chiusura dell`azienda madre Polsarda, che si teme possa accadere in agosto, all`indomani della scadenza del contratto di appalto di vigilanza e portierato che Polsarda ha
con l`Asl 1. Si tratta, sia chiaro, esclusivamente di voci, visto che la Polsarda non Si è
ancora espressa in merito e si spera voglia farlo nell`incontro in calendario tra una
settimana.
Le solite voci non confermate, dicono che la società stia pensando di ridimensionare
la sua presenza sul territorio, chiudendo Polsarda e fondando due entità nuove
con poche unità operative.
Sembra – anche qui senza conferma – che l`Azienda sanitaria locale abbia versato
200mila euro alla Polsarda proprio per cercare di venire incontro alle necessità dei lavoratori,
ben 250 distribuiti tra Sassari (un centinaio), Olbia-aeroporto e Cagliari. La Polsarda è infatti una delle imprese di vigilanza tra le più importanti nell`isola.
Opera da una ventina d`anni, ma nell`ultimo triennio ha mostrato le sue molte debolezze.
Di sicuro ci sono i debiti ormai accumulati da Equitalia (si parla di 35mila euro), per tasse non pagate
da tempo e che sono vistosamente lievitate con i diritti di morosità. L`ennesimo caso dei tanti di cui si parla ormai quotidianamente. La Asl deve versare alla Polsarda cifre intorno agli 800mila euro
- ora dovrebbero essere 600mila -. Ma il rischio è che di quei quattrini neppure un centesimo finisca negli stipendi mancati dei lavoratori, piuttosto verrebbero opzionate da Equitalia.
I lavoratori comunque sono ormai allo stremo. Qualcuno alla fine ha anche mollato
la barca, dimettendosi perchè «non si può continuare a lavorare a titolo gratuito,
con le responsabilità che l`impiego di guardia giurata comporta», dicono i lavoratori
che devono comunque proprio per ragioni di sicurezza – garantire la loro opera
presso le aziende appaltanti.
Di sicuro, i problemi nelle famiglie crescono, cominciano ad arrivare lettere di
sfratto, tagli dell`energia elettrica, mentre qualcuno che non può godere di altro sostegno
familiare, si è visto costretto a rivolgersi alla Caritas.
Ciò che sconvolge questi dipendenti è che «il lavoro in questo settore non manca».
E allora? È il sistema degli appalti che fa precipitare le cose: si partecipa al massimo
ribasso e chi vince, per rientrare dai costi, taglia dove ritiene sia meglio, sul personale appunto. Prima sugli stipendi, poi sulle «teste». Ma i lavoratori ormai non vogliono aspettare oltre e minacciano
azioni di protesta clamorose. Si vedrà oggi.