Polizze per una vecchiaia assistita

03/12/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Assicurazioni – Proposta Isvap per la messa a punto di coperture collettive contro il rischio di disabilità

    Polizze per una vecchiaia assistita
    Può essere considerata quasi un rischio di massa, considerato l’elevato numero di soggetti interessati: la perdita di autonomia funzionale, ossia la non autosufficienza, tocca oggi 1,9 milioni di individui, cioè circa un quinto della popolazione oltre i 65 anni (ma quasi un ultraottantenne su due). E, in futuro, il quadro peggiorerà – sottolinea uno studio dell’Isvap sul finanziamento dell’assistenza agli anziani disabili, disponibile sul sito Internet dell’Istituto (www.isvap.it) – se si pensa all’alto tasso di invecchiamento dell’Italia. Oggi gli over 65 rappresentano il 18% della popolazione (10 milioni), ma saranno il 28% nel 2030 e oltre un terzo nel 2050, con gli ultraottentenni che per quella data saranno triplicati rispetto ai 2,3 milioni di oggi. Per l’assistenza agli anziani, il versante pubblico spende circa 3.900 milioni di (7.500 miliardi di lire) l’anno; altri 2.500 milioni di (5mila miliardi di lire) arrivano dal settore privato. Il fabbisogno resta comunque alto (circa il doppio) e il deficit è solo in parte colmato dagli aiuti in casa da parte dalle famiglie.
    Soluzioni. A fronte di queste prospettive demografiche e di relativi costi crescenti, il problema dell’assistenza agli anziani disabili rischia di diventare un’emergenza, tanto è vero che lo stesso ministro della Sanità Girolamo Sirchia sta lavorando a un progetto per la tutela di queste fasce della popolazione, così come anche alcune Regioni. In altri Paesi europei sono stati adottati sistemi più o meno pubblici per la tutela della "non autosufficienza" e molte compagnie di assicurazione hanno messo a punto polizze specifiche, le cosiddette Long term care (si vedano gli articoli sotto). Tra le proposte più avanzate c’è quella messa a punto dall’Isvap – contenuta nello studio sopracitato – trasmessa dall’Istituto di vigilanza ai ministri interessati, Economia, Salute, Welfare e Attività produttive. «Oggi la questione pensionistica non può più essere considerata autonomamente – spiega Giovanni Cucinotta, responsabile dell’ufficio studi dell’Isvap – ma va legata all’assistenza e alla sanità: i redditi da pensione possono garantire un certo benessere di vita costante, ma se si verificano eventi gravi di malattia e di non autosufficienza, molto probabili nella terza e quarta età, si può passare da un tenore di vita dignitoso a una vera e propria povertà. È ormai indispensabile introdurre strumenti collettivi in grado di fornire risposte ai bisogni assistenziali dei prossimi anni, incentivando il risparmio in questa direzione». Modello tedesco. Due sono le ipotesi individuate nello studio. La prima – basata sul modello tedesco – prevede l’introduzione di una copertura assicurativa obbligatoria contro il rischio della non autosufficienza estesa all’intera popolazione. Supponendo di finanziare l’onere con un sistema a ripartizione (con una contribuzione a carico dei lavoratori attivi e dei pensionati) e prevedendo un sistema basato su prestazioni analoghe a quelle tedesche (per il 95% di tipo domiciliare e per il 5% di tipo residenziale), il prelievo sarebbe pari a un’aliquota dell’1,4 per cento. Ciò significa che su un reddito medio intorno ai 16mila (32 milioni di lire) il contributo annuo si aggirerebbe sui 240 (450mila lire). Fondi pensione. Di tipo integrativo, invece, la seconda ipotesi. «Si potrebbe includere obbligatoriamente – spiega Cucinotta – il rischio di non autosufficienza tra le coperture assicurative delle forme di previdenza complementare a contribuzione definita, cioè i fondi pensione». Secondo questa soluzione, il premio è prelevato dall’importo annuo versato dal lavoratore allo schema pensionistico; la prestazione Ltc in forma di rendita viene invece corrisposta al verificarsi della situazione di bisogno a partire dall’età di pensionamento. In pratica la prestazione pensionistica integrativa sarebbe divisa in due parti: una componente per la vecchiaia e una fruibile in caso di non autosufficienza. Ipotizzando una rendita per inabilità di 6 mila in termini reali (quasi 12 milioni di lire) l’anno, il costo annuo della copertura è stimato in 190 (368mila lire) per un soggetto di 35 anni e in 404 (783mila lire) per uno di 45.
    Rossella Cadeo
    Lunedí 03 Dicembre 2001
Francia: cure in casa
M.Pri.
Il sistema di assistenza per persone non autosufficienti presente in Francia è molto più ridotto rispetto a quello tedesco ed è stato concepito con l’intenzione di limitarne il campo d’azione agli strati più poveri della popolazione. Sono due – si legge nello studio Isvap dedicato alle Ltc – i parametri principali che provvedono a effettuare una notevole selezione tra i possibili soggetti beneficiari degli interventi: possono usufruire delle prestazioni solo i cittadini che hanno compiuto almeno 60 anni e che non guadagnano più di 72mila franchi all’anno (10.976 , che diventano 18.292 se vi è un coniuge convivente). Inoltre il contributo viene erogato solo in natura e non anche sotto forma di un assegno versato direttamente all’assistito. Attualmente la somma massima che può essere erogata dal servizio di assistenza è di 5.700 franchi al mese (869 ), mentre l’importo medio è 3.200 franchi (488 ). In pratica in Francia una persona non autosufficiente che rientra nei parametri del reddito e dell’età può, per esempio, assumere una o più persone che l’assistano presso il suo domicilio. In base al livello di disabilità (sono sei) e al reddito, lo Stato provvedere ad erogare un contributo, pagando direttamente le persone che si prendono cura della persona non autosufficiente. Tuttavia la mancanza di enti unici attivi al proposito rende piuttosto complesso il sistema di coordinamento tra i diversi soggetti. In Francia infatti i lavoratori dipendenti usufruiscono del regime generale della sicurezza sociale, mentre i lavori autonomi fanno riferimento a diverse Casse il cui funzionamento è stato reso omogeneo a quello del sistema generale. Nel complesso il programma di assistenza per persone non autosufficienti è piuttosto ridotto ma ha il vantaggio di ridurre i costi a carico degli enti pubblici.


Il modello tedesco tutela tutti
Matteo Prioschi
Il modello tedesco di assistenza alle persone non autosufficienti costituisce un punto di riferimento in materia, anche perché la Germania è stata la prima al mondo a dotarsi di una legislazione completa in proposito. Il sistema previsto per le Ltc riproduce e si integra in parte con quello delle Casse mutue sanitarie. In Germania – spiega il rapporto dell’Isvap – il sistema di assistenza prevede che tutti i cittadini sottoscrivano un’assicurazione sociale obbligatoria di malattia presso una Cassa sanitaria o, se superano un certo reddito, presso una compagnia di assicurazioni privata. Ebbene, secondo lo stesso principio, tutti i cittadini sono tenuti ad aderire anche al fondo previdenziale di assistenza per non autosufficienti sempre presso una Cassa (in questo caso chiamata "di assistenza") o usufruendo dei servizi garantiti da un’assicurazione privata. Quale che sia la scelta, la legge prevede l’erogazione di un quantitativo minimo di servizi in caso di necessità . In particolare possono beneficiare del programma di assistenza tutte le persone non autosufficienti indipendentemente dalla loro età e le prestazioni erogate variano sulla base del grado di non autosufficienza (tre livelli, più uno specifico per i casi gravi) e il tipo di assistenza, domiciliare o residenziale. In ogni caso il sistema tende a privilegiare i programmi riabilitativi rispetto a quelli di assistenza e, per quanto riguarda quest’ultima, si punta più sull’assistenza domiciliare rispetto a quella in strutture specifiche (residenziale). Il valore delle prestazioni varia da 750 a 3.750 marchi (da 383,47 a 1.917,34 ), in base alla gravità e alla soluzione scelta e, nel caso di degenza presso strutture esterne, non prevede la copertura delle spese di vitto e alloggio ma solo quelle di assistenza. A questo proposito è stato calcolato che un pensionato tipo (con poco meno di 2mila marchi al mese, 1022 ) è in grado di far fronte mediamente a spese di degenza pari a 5mila marchi al mese (2.556,46 ), a fronte di costi di ricovero in casa di cura che variano da 3mila a 8mila marchi (da 1.533,88 a 4.090,34 ). Nel caso in cui si scelga un’assicurazione privata (lo fa circa il 10% della popolazione) oltre ad avere un livello di prestazioni per lo meno analogo a quello garantito dalle Casse di assistenza, si ha la possibilità di sottoscrivere anche delle coperture integrative volontarie, che le Casse, invece, non possono offrire. Per quanto riguarda i contributi a carico degli assicurati, le Casse di assistenza prevedono un’aliquota dell’1,7% sul reddito imponibile per ogni assicurato (a carico, in parti uguali, del lavoratore del datore di lavoro), con un massimo di 110,92 marchi (56,71 euro) per mese. Per le assicurazioni private, invece, i contributi dipendono dall’età dell’assicurato: per il 2001 le somme variano dai 46,73 marchi (23,89 ) richiesti a un trentenne fino ai 516,8 (264,24 ) necessari a un ottantenne.



Riforma a Londra
M.Pri.
Anche nel Regno Unito vi è la compresenza di più soggetti predisposti all’erogazione di assistenza per persone non autosufficienti. Accanto al Servizio sanitario nazionale – spiega il rapporto Isvap dedicato alle Ltc – operano enti locali e privati, tanto che nel 1996 la suddivisione degli oneri per l’assistenza era a carico del servizio sanitario nazionale per il 23%, mentre il 41% gravava su autorità locali e il 36% su privati. Nel complesso, la situazione è poco chiara anche per i britannici tanto che nella seconda metà degli anni 90 è stata istituita una Royal Commission per approfondire l’argomento. Ne è emersa una compresenza di soluzioni sia per quanto riguarda il tipo di assistenza domiciliare (generica, infermieristica, diurna) sia per le strutture in cui trovano sistemazione le persone non autosufficienti: istituti di ricovero, case di riposo, residenze sanitarie protette, ospedali per lungodegenti privati e pubblici. Questo sistema è stato ritenuto insoddisfacente dalla Royal Commission, soprattutto per quanto riguarda la suddivisione degli obblighi tra Stato e altri soggetti. Inoltre si è auspicato un allargamento della base della popolazione avente diritto alle prestazioni, dato che oggi i servizi sono pensati principalmente per le persone più povere. La riforma del settore prevede la suddivisione delle varie tipologie di costi: lo Stato dovrebbe provvedere a garantire quelli relativi alla cura della persona, mentre le spese per strutture e fabbisogni quotidiani dovrebbero rimanere a carico delle persone, in proporzione alle capacità di reddito.

Lunedí 03 Dicembre 2001

 
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