“Politica” Il muro settentrionale (A.Statera)

29/05/2007
    marted� 29 maggio 2007

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      Il muro settentrionale

        Alberto Statera

          E� Verona, la tradizionale "Bologna bianca", virata per una breve stagione al rosa, e tendente da oggi quasi al nero che simboleggia il vallo tra le due Italie, un vallo non pi� solo geografico, non solo antipolitico, ma antropologico. Alessandria, Vercelli, Como, Varese, molte le vittorie scontante del centrodestra. Ma Verona no, Verona � l�icona del Nord che se ne va, che evade definitivamente, che non concede pi� prove d�appello al centrosinistra, incapace di confezionare le �scorciatoie mentali� che hanno dimostrato di pagare tra Padania e Pedemontana: immigrazione, prostituzione, sicurezza e meno tasse, Ici e addizionali, tanti parcheggi, poca cultura.

          Pochi slogan elementari, se possibile feroci, perch� non catturano pi� nel Veneto cattolico e peccatore le �fumisterie� solidaristiche del Vescovo, �alibi� della sinistra per coprire l�incapacit� di scelte esplicite e forti. Figurarsi la �redistribuzione�, concetto di moda a Roma, che il leader nazionali ripetono incoscientemente anche in campagna elettorale sulle sponde del Po. �Redistribuire? Redistribuiscano a noi quelli di Roma�, ci ha detto un ricco commerciante del "List�n" veronese, faticando a capire il concetto stesso di redistribuzione.

          Aveva un sindaco moderato, un avvocato ex democristiano, la ricca e moderatissima Verona, talmente moderata che per un mese Forza Italia e Udc litigarono su quale dei loro possibili candidati fosse il pi� moderato. Poi arriv� Umberto Bossi che senza colpo ferire convinse Berlusconi a scegliere come candidato unitario il leghista pi� trinariciuto del Triveneto, il giovane assessore regionale Flavio Tosi, un signore che una volta si present� in comune con una tigre al guinzaglio lanciando lo slogan "el leon che magna el ter�n". Bell�effetto sul proscenio della �leaderizzazione� locale, una specie di parodia di quella nazionale. Paga pi� la moderazione di un avvocato "understatement", timorato e ben visto nei centri del potere economico, che non ha fatto male nel suo quinquennio, o quella di un giovanotto, capace di fulminee �scorciatoie mentali� per chi lo ascolta? Pi� i faticosi ragionamenti di Prodi o i fulminanti slogan di Berlusconi? Condannato in secondo grado per violazione della legge Mancino avendo propagandato �idee razziste�, la leggenda metropolitana veronese dice che quella condanna, nata da un�inchiesta del Pm Papalia, � stata il vero, grande assist per l�elezione quasi a furor di popolo di Flavio Tosi. Il che, tra l�altro, la dice lunga sul fenomeno Bossi, che guida un partito ai minimi termini e divorato dalle lotte intestine, ma – genio del parassitismo politico e tuttora massimo interprete dell�anima padana – riesce a imporre e a far vincere i candidati scelti da lui. Ci� che fa infuriare il governatore forzista del Veneto Giancarlo Galan, il quale sulla scelta leghista per Verona, che l�altra volta lui non azzecc� aprendo la strada al candidato di centrosinistra, chiese addirittura le dimissioni dei coordinatori nazionali Bondi e Cicchitto, minacciando di creare Forza Veneto, per la quale – pare ovvio – dovrebbe ormai chiedere consulenza a Bossi. In fondo, funziona ancora e sempre da tre lustri il �modello Gentilini�, sindaco al terzo mandato (ora formalmente nel ruolo di prosindaco) di Treviso, quello che tolse le panchine agli immigrati e consigli� di sparargli come ai leprotti. Il paradosso � che dopo tanti anni di dichiarato razzismo del primo cittadino, Treviso risulta la citt� del Nord con una delle migliori integrazioni degli immigrati extracomunitari. Vuol forse dire che le �scorciatoie mentali� servono alla politica per prendere voti, ma che poi funzionano canali sotterranei di compensazione della locale classe dirigente? Dove l�avrebbero spedito Gentilini le decine di migliaia di imprenditori trevigiani, se davvero gli avesse negato la necessaria manodopera straniera? Dove s�incontrano poi �scorciatoie mentali� e business, l� � il vero regno di Bossi. Come a Monza, dove ha imposto il candidato leghista Marco Mariani, pi� moderato, ma pi� �business oriented�, che ha vinto con una campagna elettorale affidata al progettista di una grande speculazione immobiliare della famiglia Berlusconi, la �Milano-4�, che ora certamente si far� in quel di Monza per replicare i successi di �Milano-2� e �Milano-3�, con il fattivo appoggio del governatore lombardo Roberto Formigoni, nel nuovo capoluogo della nuova Provincia brianzola, gi� costata alcune decine di milioni. La destra ne ha fatto un cavallo di battaglia, la gente la Provincia la vuole, ma poi si schifa per i costi della politica. Solo quella degli altri? A Monza, altro presunto luogo felice di moderazione, abbiamo assistito a un comizio allo stato di �preparola� di Gianfranco Fini su come cacciare immigrati e puttane – ovazioni – e, il giorno dopo, ad uno di Walter Veltroni, assai meno affollato, sullo �spirito di servizio� e sul sindaco santo di Firenze Giorgio La Pira, che le ragazzotte minigonnate trascinate in piazza Trento e Trieste pensavano fosse un gelato.

          L�antipolitica non si celebra nella sala ovattata della Musica di Renzo Piano, con Luca Cordero di Montezemolo che sul palco legge il gobbo elettronico, si consuma al seggio di Monza o di Gorizia, anch�essa persa per insipienza dal centrosinistra, dove del Partito Democratico nulla sanno e soprattutto nulla vogliono sapere. L�antipolitica si fa nell�incrocio dello smercio europeo di droga a Verona, si fa alla �Cascinazza� di Monza, dove Paolo Berlusconi costruir� quasi un milione di metri cubi. L�ondata antipolitica nasce dalle piccole scelte leaderistiche, nazionali e locali, dei partiti in crisi, nei quali l�elettore non si ritrova pi� e corre alla ricerca della scorciatoia mentale, di cui Bossi, nonostante la malattia, resta uno dei migliori interpreti sulla piazza. Fosse stato per Berlusconi e Galan, gli obiettivi veneti sarebbero stati persi, mentre per Monza, quartiere milanese, l�odore del business � invincibile.

          Poi, c�� l�effetto �Berlusconi mancante�, che ha prodotto un calo della partecipazione del voto a sinistra. Se non c�� lui, che odio, perch� devo andare a votare? Croci e delizie del leaderismo. Ma, per favore, nessuno ci racconti pi�, tre lustri dopo la dicci, di un Nord cattolico e moderato.