Politica e salto dei nervi – di Antonio Padellaro

27/03/2002


Politica e salto dei nervi
di 
Antonio Padellaro


 Nella Casa delle libertà l’onorevole Follini, segretario del Ccd, è notoriamente uomo di moderazione e dialogo. Ieri lo abbiamo visto accanto a Berlusconi, nella conferenza stampa di palazzo Chigi, e poi lo abbiamo sentito dire: «c’erano alcune parole, oggi quelle parole non ci sono più». Follini ha voluto tranquillizzare l’opinione pubblica su alcune gravissime accuse di due ministri e di un sottosegretario. Sbattute in faccia alla Cgil, al suo leader Cofferati e a milioni di pacifici cittadini che hanno sfilato sabato scorso a Roma. Egli ha cancellato quello sciagurato collegamento tracciato tra l’opposizione sindacale alle modifiche dell’articolo 18 e le motivazioni che hanno armato gli assassini di Marco Biagi. Insomma: quelle infami parole «c’erano ieri ma oggi non ci sono più». È vero, onorevole Follini abbiamo ascoltato uno degli imputati, l’Umberto Bossi, farfugliare con la coda tra le gambe qualcosa, ma non si è capito bene se si scusava o rincarava la dose. Purtroppo, però, adesso il paese deve fare i conti con altre pesantissime parole. Macigni, altro che pietre. Perché un conto sono i latrati di un capo leghista nei fumi di una libagione padana, e un conto le dichiarazioni di un presidente del Consiglio rese sotto lo stemma della Repubblica italiana. Vogliamo rileggere insieme, onorevole Follini. questo forte contributo alla concordia e al dialogo, così come richiesto dal capo dello Stato con i ripetuti e vibranti appelli delle ultime ore? Ecco alcuni flash dell’Ansa. Ore 16 e 20. Berlusconi: «Nessuna collusione sindacato-terrorismo». 16 e 23: «Dichiarazioni pochi ministri non fanno testo». 16 e 25: «In piazza erano non più di 700mila, molti di loro ingannati da menzogne e falsità». 16 e 30: «Resisteremo a piazza e colpi di pistola». 16 e 31: «Speranza che parti tornino a negoziare». 16 e 39: «Sabato a molti è stata pagata gita».
Ci aiuti a capire, onorevole Follini. Quale senso logico possiamo dare a queste frasi sull’otto volante, a questa spericolata gimcana mentale di chi un momento afferma una cosa e un attimo dopo l’esatto contrario? Precisare che non esiste nessuna collusione tra i sindacati e gli assassini di Bologna è già di per sè offensivo per la demenzialità dell’accostamento. Subito dopo però si lancia un vero proclama da guerra civile e s’invoca la resistenza contro «la piazza e la pistola». Ci dica: a uno che dice queste cose, che gli passa per la testa? Vogliamo proseguire in questa penosa disamina? Il premier mette una sottile congiunzione tra la piazza e chi uccide, e dunque che considerazione può avere dei manifestanti? Quando non sono dei potenziali assassini costoro fanno la figura degli stupidi che si fanno turlupinare da alcuni mestatori di professione. O dei cialtroni a cui stata pagata la gita. Ma allora che senso ha invitare quegli stessi caporioni, di si ha così enorme disistima, al tavolo dei nogoziati? E infine che umiliazione per Bossi, Martino e Sacconi quella frase ingiuriosa sui pochi ministri che non fanno testo, che possono dire quello che vogliono tanto non contano nulla. Che disprezzo per le persone. Roba da dimettersi un minuto dopo.
Che dobbiamo pensare allora, onorevole Follini. Che il suo presidente del Consiglio non sa più quello che dice? O che, invece, lo sa troppo bene e gioca volutamente con la parole e con gli insulti per confondere le carte e le sue vere intenzioni? E quali sono le intenzioni di un personaggio che con l’aiuto di altri guastatori e seminatori di odio, sta spaccando il paese? Ci dica, per cortesia, onorevole Follini, quale brutto futuro ci aspetta?