Politica, cresce la sfiducia (R.Mannheimer)

01/10/2007
    lunedì 1 ottobre 2007

      Pagina 11 – Politica

      IL SONDAGGIO

        Politica, cresce la sfiducia
        Perdono tutte le istituzioni

          In calo anche Chiesa, sindacato e Confindustria

            di RENATO MANNHEIMER

              Il dibattito e la preoccupazione per l’antipolitica continuano a mantenere ampio spazio sui media e, in generale, nel confronto politico. Soprattutto il libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella prima e le iniziative di Beppe Grillo poi, hanno funzionato da detonatore, portando alla luce ed enfatizzando l’esistenza di una sempre più larga area di insoddisfazione e di disagio, peraltro già individuata da diverse ricerche apparse nei mesi precedenti. Nelle sue forme più manifeste, la protesta è diretta sia verso la politica in generale sia, al tempo stesso, verso quella del governo in particolare.

              Ma, come si sa, il disagio non riguarda solo l’esecutivo: è vero infatti che nell’ultima edizione del «termometro Ispo della fiducia», il governo guidato da Prodi subisce un’erosione più accentuata. E che le altre istituzioni considerate più «politiche », come Parlamento, Sindacato e Confindustria mostrano i maggiori cali di consenso. Tuttavia, si erode negli ultimi mesi anche la fiducia in tutte le altre istituzioni, persino nella Chiesa cattolica e nelle Forze dell’Ordine. Insomma, la diminuzione di consenso è trasversale e riguarda l’intero tessuto istituzionale del paese, tanto che l’indice sintetico elaborato mensilmente diminuisce da gennaio ad oggi di ben sei punti.

              Tutto ciò si riflette anche sulla percezione delle prospettive economiche. Il clima di fiducia dei consumatori rilevato dall’Isae mostra un decremento impressionante da gennaio ad oggi, malgrado il lievissimo recupero proprio nelle ultime settimane. E il trend negativo riguarda anche la percezione della propria situazione personale.

              In questo clima, si accresce anche la diffidenza verso le possibili soluzioni avanzate. Il dibattito politico al riguardo viene giudicato ripetitivo e inconcludente. Le diverse proposte per uscire dalla crisi, avanzate da questo o quell’esponente politico, sono perlopiù ritenute poco credibili. Si allarga il punto di vista qualunquista, tanto che più dell’80 per cento dei cittadini — con una accentuazione nel centrosinistra — si dichiara d’accordo sul fatto che «nessun politico si interessa davvero dei problemi della gente come me». E, come sempre accade in queste circostanze — lo hanno paventato anche diversi commentatori, raffrontando il periodo attuale a quello pre-mussoliniano — l’onda di delusione e sfiducia porta ad auspicare l’emergere di un «uomo forte ». Secondo un sondaggio Ipsos, pubblicato di recente, il 52% dei cittadini è «molto d’accordo» con l’idea che: «l’Italia ha bisogno di un uomo forte che sappia decidere e risolvere i problemi». E un altro 22% è «abbastanza d’accordo», ciò che significa che addirittura più di sette italiani su dieci vedono con favore questo genere di soluzione. In realtà, ciò mostra come il motivo vero del disagio non sta tanto nell’abuso di questo o quel privilegio da parte dei politici, né nell’uso dissennato che alcuni di essi fanno delle risorse pubbliche. Si tratta, certo, di comportamenti assai deprecati. Ma il sentimento più forte, la vera spinta di tutta la protesta è la sensazione diffusa dell’ incapacità dei governi a decidere, a governare davvero, a realizzare quanto viene promesso in campagna elettorale. Si tratta di un sentimento nato già durante il governo Berlusconi e accentuatosi nel corso della presidenza Prodi. Molti, elettori e, ancor più, molti osservatori, delusi dell’incapacità del Cavaliere ad attuare quanto si era impegnato a fare, hanno vissuto con speranza il tentativo di Prodi. E sono sino ad oggi scontenti anche di quest’ultimo.

              Per questo, la legge finanziaria presentata venerdì appare decisiva non solo per il futuro economico e sociale del paese, ma anche per la possibile riconquista del consenso dell’ opinione pubblica. Le prossime settimane ci diranno se le proposte avanzate dal governo sono riuscite, da questo punto di vista, ad imprimere una svolta positiva.