“PolìtEco (3)” Letta: raccogliamo l’appello al dialogo

28/04/2005
    giovedì 28 aprile 2005

    il Centrosinistra

      Letta: raccogliamo l’appello al dialogo
      Su tre punti l’intesa si può trovare
      «Riforma fallimentare, meno tasse sul lavoro e concertazione. Ma serve la verità sul bilancio»

        ROMA – «L’appello di Montezemolo lo condivido. Sarebbe importante che in questo ultimo anno della legislatura si potessero trovare delle soluzioni condivise tra maggioranza e opposizione per migliorare la situazione del Paese. Noi, che l’anno prossimo vogliamo governare, non vogliamo trovare le macerie». Enrico Letta, responsabile economico della Margherita, trova che quando il presidente della Confindustria chiede che sulle «fondamentali priorità» ci sia consenso tra gli opposti schieramenti sia mosso «da una giusta preoccupazione». Ma non si nasconde le difficoltà di dialogo col governo, «soprattutto dopo l’intervento di Berlusconi alla Camera», ieri, a chiusura del dibattito sulla fiducia.

        Luca di Montezemolo chiede alle forze politiche e sociali di fare squadra.

        «Il centrosinistra che si candida a governare ha tutto l’interesse a un discorso del genere. La logica del tanto peggio tanto meglio non ci appartiene».

        Su quali priorità si potrebbe tentare l’intesa?

        «La questione principale riguarda i conti pubblici. Su questo ci vuole un’operazione verità. A quel punto sarebbe tutto più semplice. Penso che la strada da percorrere sia quella proposta dal professor Alberto Quadrio Curzio: una commissione indipendente che certifichi lo stato dei conti, affiancandosi al Tesoro e alla Ragioneria generale».

        Sta dicendo che non ci si può fidare dei numeri della Ragioneria?

        «Lo scostamento tra i dati sul deficit forniti dal ministro dell’Economia e quelli certificati dall’Istat è significativo, avendo raggiunto lo 0,8% del prodotto interno lordo, cioè circa 10 miliardi di euro. Fare chiarezza su questo e rimettere a posto i conti con una manovra correttiva renderebbe più semplice affrontare insieme le altre priorità».

        Quali?

        «Ne elenco tre. La prima è la riforma del diritto fallimentare. Si può partire dal testo in discussione in Parlamento e votare la delega al governo, se lo stesso esecutivo è disponibile a discutere con noi i decreti delegati. Su questa base credo che l’intesa si potrebbe trovare. La seconda priorità è quella della riduzione del cuneo fiscale sulle retribuzioni».

        Un tema lanciato in queste ultime settimane prima dal ministro del Lavoro, Roberto Maroni, e poi dal vicepresidente del Consiglio, Giulio Tremonti.

          «No. Questo è da sempre un cavallo di battaglia del centrosinistra. L’anno scorso, quando Berlusconi varava la sua riforma fiscale, la nostra controproposta era proprio quella di intervenire sul costo del lavoro e sulla differenza tra retribuzione lorda e netta. E all’assemblea della Confindustria di Bari, Romano Prodi ha presentato il nostro piano. Solo adesso ne parla anche il governo. Intervenire su questo sarebbe positivo».

          Tremonti ha lanciato una proposta di immediata comprensione: detassare gli aumenti di stipendio ottenuti con i contratti.

          «Le cose che dice il vicepresidente del Consiglio vanno prese con le molle, come ci insegna la vicenda delle spiagge in vendita».

          La terza priorità?

          «Riaprire il tavolo della concertazione per ricreare quel clima di fiducia cui fa riferimento lo stesso Montezemolo. Oltre tutto questo è l’unico modo per far cessare le ondate di scioperi che colpiscono tanti settori dell’economia».

          Il nuovo governo ha messo al centro della propria azione anche il Mezzogiorno.

          «Benissimo, allora cominci col mettere da parte la sua riforma degli incentivi, che in realtà taglia le risorse per le imprese, e venga in Parlamento a discutere su un effettivo rilancio del Sud».

          È difficile trovare intese se si parte dalla richiesta che il governo cancelli i propri provvedimenti.

          «Noi siamo disponibili al confronto in Parlamento, ma Berlusconi ha già lanciato la campagna elettorale. La politica degli insulti continui che il presidente del Consiglio ha portato avanti ancora una volta proprio alla Camera non aiuta l’operazione auspicata da Montezemolo. Anzi, va nella direzione opposta.»

          Addio gioco di squadra nell’interesse del Paese?

          «Da esponenti del centrodestra, come Gianni Alemanno (An, ministro delle Politiche agricole, ndr ) e Marco Follini (leader dell’Udc, ndr ), ho sentito la disponibilità a fare della sessione di discussione sul Dpef (Documento di programmazione economica e finanziaria) l’occasione per un dibattito parlamentare sul rischio declino. Questo potrebbe essere il terreno giusto per vedere se maggioranza e opposizione riescono a trovare un minimo comun denominatore su alcune questioni».

            Tra le priorità lei non ha messo la legge elettorale. Anche nel centrosinistra c’è chi, come Emanuele Macaluso, pensa che Romano Prodi debba andare a vedere le carte di Berlusconi invece di opporre un no pregiudiziale a ogni modifica.

            «Io invece penso che abbia ragione Prodi. Non dico che il sistema elettorale attuale sia perfetto. Ma non credo che le regole del gioco si possano cambiare negli ultimi mesi prima del voto. È chiaro che se il governo andrà avanti su questo, l’auspicio di Montezemolo resterà sulla carta. Stessa cosa se l’esecutivo dovesse fare della devolution il suo primo obiettivo: per An e l’Udc questo è l’ultimo treno della serietà».

            Enrico Marro