“PolìtEco (1)” «Non sprecate quest´ultimo anno»

29/04/2005
    venerdì 29 aprile 2005

      Pagina 11 – Economia

        «Non sprecate quest´ultimo anno»
        Appello di Confindustria al governo. Istat: boom di cassintegrati

          LUISA GRION

            ROMA – In un anno, nelle grandi imprese, sono volati via 14 mila posti di lavoro. Il tessile, da solo, ha subito un calo dell´occupazione del 4,3 per cento. Le ore di cassa integrazione si sono moltiplicate. C´è chi vede in questi dati «lo sfascio, la crisi più grande del dopoguerra» e c´è chi chiede che – almeno per quel che resta – il governo «non sprechi il tempo» e intervenga subito per invertire la rotta.

            Dopo i dati sul declino della competitività italiana elaborati da Confindustria, anticipati da "Repubblica", e discussi ieri dal direttivo degli imprenditori, a meglio delineare il quadro economico italiano sono arrivate le elaborazione dell´Istat sull´occupazione. Le cifre parlano chiaro e rafforzano il concetto: i posti di lavoro nelle grandi imprese fra febbraio 2004 e febbraio 2005 sono diminuiti dello 0,7 per cento (pari appunto a 14 mila posti). Hanno retto i servizi (più 1 per cento), ma è crollata l´industria (meno 2 per cento). Nello stesso mese di quest´anno c´è stato un boom di richieste di cassa integrazione : 30,7 ore ogni 1000 lavorate, in aumento di 8, 9 rispetto a febbraio 2004.

            Un quadro sul bisogna intervenire d´urgenza. Lo ha chiesto senza mezzi termini Confindustria, che nel suo rapporto parla «di un clima di fiducia ai minimi storici». Ora «l´ultimo anno di legislatura non deve essere sprecato – è scritto nel documento elaborato dalla Giunta – può e deve essere dedicato a scelte concrete nella direzione della crescita, compatibili con gli equilibri di finanza pubblica». Un appello attorno al quale gli industriali sperano vi sia «condivisione da parte di maggioranza, opposizione e parti sociali». E sul che fare la categoria dà alcuni suggerimenti: eliminazione dell´Irap sul costo del lavoro, incentivi alla fusione fra piccole e medie imprese e interventi per ridurre il cuneo fiscale e contributivo.

            La preoccupazione degli industriali trova sponda nell´allarme del sindacato: per Savino Pezzotta della Cisl «La crisi è sotto gli occhi di tutti, quello che manca è una politica di sostegno all´industria e alla competitività. Ora vedremo come il nuovo governo vorrà intervenire».

            Una possibilità alla quale Guglielmo Epifani della Cgil non crede troppo. «La nostra sfiducia – ha detto – non è preventiva, ma razionale. Il quadro sul declino tracciato da Confindustria è onesto, ma le idee che il governo sta tirando fuori non mi sembra che abbiano il segno del cambiamento». Ancora più pessimista Marigia Maulucci , sempre della Cgil, che parla di «apparato produttivo allo sfascio», o Santini della Cisl: «dati da bollettino di guerra».

              A sopire le proteste che arrivano da una parte e dall´altra ci prova Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare, che dà la colpa al fenomeno Cina: «L´Italia, come Francia e Spagna, paga in particolare il prezzo della caduta delle produzioni connesse al sistema moda in conseguenza dei nuovi competitori sleali e delle esigenze di delocalizzazione» ha detto. E poi «C´è una metamorfosi nel sistema produttivo, cresce l´economia del terziario».