Polet: il futuro di Gucci? Tre marchi e fabbriche in Italia

26/01/2005

    mercoledì 26 gennaio 2005

    Parla l’amministratore delegato del gruppo fiorentino: puntiamo al raddoppio del fatturato

      Polet: il futuro di Gucci?
      Tre marchi e fabbriche in Italia

        MILANO – Anche Domenico De Sole non si perdeva una sfilata, ma aveva l’abitudine di restare in piedi, invisibile, «nascosto» in fondo, tra la folla. Robert Polet, invece, si siede in prima fila, sotto i riflettori. «Abbiamo riempito l’ultima casella rimasta vuota, nominando Valérie Herman amministratore delegato di Yves Saint Laurent. Dopo tanti cambiamenti, ora possiamo concentraci sul business», afferma il manager olandese, 48 anni, ex responsabile di surgelati e gelati di Unilever, dallo scorso luglio numero uno del gruppo Gucci.

        Non è solo una differenza di stile. Dei dieci marchi collezionati da De Sole, a Polet ne interessano solo tre. «Gucci continuerà a trainare la crescita del gruppo, il nostro obiettivo è di raddoppiare il fatturato nei prossimi 7 anni, grazie alle buone prospettive del mercato del lusso, che dovrebbe crescere tra il 4% e il 7%. Ma puntiamo anche su Bottega Veneta, che comincerà a guadagnare nel 2006, e su YSL». Per il brand francese, che oggi rappresenta il 22% del fatturato di gruppo, di cui solo il 6% è moda, però non si aspetta utili «per i prossimi tre anni».

        Come il suo predecessore, anche Polet è convinto che la Cina diventerà «una delle cinque regioni più importanti» per il gruppo, già presente dal ’97 e che attualmente conta 8 boutique. «Il nostro fatturato è aumentato del 100% nel 2004», afferma, anticipando che il 60% dei nuovi negozi sarà aperto in Asia, oggi fonte dell’11% del fatturato, Giappone escluso (20%). Un’opportunità per delocalizzare? All’ipotesi replica: «Non riesco a immaginare una borsa Gucci prodotta fuori dall’Italia». Ma parla solo per il marchio delle due G.

        Giuliana Ferraino