Polemiche sull’«integrativa»

09/03/2005
    mercoledì 9 marzo 2005

    sezione: NORME E TRIBUTI – pagina 30

    PREVIDENZA • Sindacati all’attacco sulle linee guida del Welfare per il conferimento del Tfr
    Polemiche sull’«integrativa»
    Al centro delle critiche l’intervento dei datori nella devoluzione se manca la comunicazione del lavoratore

      MARCO ROGARI

        ROMA • Rimane a rischio la trattativa sulla previdenza integrativa. Di fronte alle anticipazioni sulla bozza del secondo decreto attuativo, riguardante l’uso del Tfr con il silenzio assenso, le agevolazioni fiscali e le compensazioni alle imprese ( si veda « Il Sole 24 Ore » di ieri), la reazione dei sindacati è stata dura.

        La Cgil definisce « non accettabile » un testo di questo tipo. Secondo la Uil, restano molti interrogativi da chiarire.

        E anche per l’Ugl rimangono diversi nodi da sciogliere. La tensione sale anche sul ruolo da attribuire alla Covip. Ma questa volta è il ministro Roberto Maroni a dare battaglia affermando che se non sarà restituita alla Covip l’intera vigilanza su tutta la previdenza complementare ( e quindi modificato il testo della riforma sul risparmio), le compagnie di assicurazione non potranno usufruire del flusso di Tfr che i lavoratori sceglieranno di destinare ai fondi.

        Quanto al confronto con le parti sociali, Maroni si è detto fiducioso su un accordo. Che però non appare semplice visto che i sindacati hanno già bocciato la bozza del primo decreto ( sulla gestione delle forme complementari), tra l’altro contraddetto, sul ruolo della Covip, dalla riforma del risparmio. E ai sindacati, che hanno chiesto a gran voce un provvedimento unico, non piace neppure la bozza del secondo decreto. Un testo, quest’ultimo, che è ancora in fase di lavorazione. L’attuale versione non si discosta molto dalle misure prospettate dal ministero del Welfare all’inizio del confronto, che non hanno incontrato i favori delle parti sociali inducendole ad elaborare un proprio documento comune.

        La bozza del Welfare. Sul silenzio assenso il testo al quale sta lavorando il Welfare prevede una sorta di compromesso tra la posizione iniziale dello staff di Maroni e le richieste delle parti sociali: se il lavoratore non si esprime nel termine di sei mesi, il datore di lavoro, in accordo con i sindacati, potrà scegliere in quale forma complementare collettiva indirizzare le sue quote di Tfr. In caso di mancato accordo, il Tfr andrà al fondo residuale dell’Inps. Le parti sociali invece chiedono che non ci sia nessuna pronuncia del datore di lavoro e che venga data una corsia preferenziale assoluta ai fondi pensione negoziali.

        Per quanto riguarda gli sconti fiscali, il Welfare non intende agire sui rendimenti ma sulle prestazioni. In particolare, la bozza prevede una tassazione « a titolo definitivo » del 15%, ridotta dello 0,30% per ogni anno eccedente il 15 ? anno di partecipazione al sistema di previdenza complementare, con un limite massimo di riduzione del 6 per cento. In forma di compensazione alle imprese è proposto un accantonamento in sospensione d’imposta di una somma pari al 5% dell’ammontare totale del Tfr smbilizzato. Verrebbe poi elevata dal 3 al 5% la quota di salario aziendale soggetta a decontribuzione.

        Il no dei sindacati. Morena Piccini ( Cgil) afferma che se le indiscrezioni sul meccanismo del silenzio assenso sono vere, la bozza « non è acettabile e riporta su un piano di indeterminatezza ciò che deve essere certo » , cioè la destinazione del Tfr a un fondo negoziale.
        S e c o n d o Adriano Musi ( Uil), l’anticipazione della bozza « non risolve le questioni poste dall’avviso comune » . Per Renata Polverini ( Ugl) sono « tre i nodi che la bozza non scioglie assolutamente: portabilità, ruolo della Covip e, soprattutto, silenzio assenso » .

        Covip, Maroni all’attacco. « Il problema della Covip è già risolto: o sarà reintrodotto il controllo anche sui prodotti assicurativi o questi non beneficeranno del flussi di Tfr » , ha detto Maroni. Che ha aggiunto: il controllo su questi prodotti può restare all’Isvap, ma « non credo che le compagnie di assicurazione vogliano tirarsi fuori da un flusso di 7 miliardi annui. Certo, se qualcuno pensa di avere tutti i vantaggi senza controllo ha capito male ».

          La destinazione del Tfr
          Il Tfr nella nuova bozza di documento di discussione per il conferimento del trattamento di fine rapporto

          La devoluzione del Tfr. Il Tfr maturato può essere devoluto alle forme pensionistiche complementari in una serie di modalità diverse. La prima consiste nell’opzione esercitata da parte del lavoratore, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto attuativo ( che diventeranno 6 mesi dalla data di assunzione per coloro che saranno assunti successivamente alla data di entrata in vigore del decreto attuativo). Il lavoratore potrà scegliere se aderire a una forma di previdenza complementare, destinando l’intero importo del Tfr in corso di maturazione alla forma di sua scelta o di lasciare le somme pre il trattamento di fine rapporto in azienda.

          Il ripensamento ammesso. Chi ha scelto di lasciare il Tfr in azienda, potrà, in qualunque momento, decidere di indirizzarlo alla forma pensionistica complementare prescelta.

          Il silenzio nel semestre. Nel caso in cui il lavoratore, nel periodo prescritto, non comunichi le sue intenzioni, il datore di lavoro, in accordo con le rappresentanze dei lavoratori, potrà scegliere di indirizzare le quote di Tfr dei propri dipendenti al fondo pensione aziendale oppure di categoria o di settore, al fondo pensione regionale, o all’adesione collettiva a un fondo pensione aperto

          Il mancato accordo. In caso di mancato accordo tra azienda e rappresentanze dei lavoratori e in assenza di qualunque forma pensionistica complementare di cui i lavoratori siano destinatari, il datore di lavoro dispone il conferimento del Tfr nel fondo pensione istituito presso l’Inps

          Chi ha già un fondo. I lavoratori, già iscritti a un fondo pensione alla data dell’entrata in vigore del decreto attuativo, potranno scegliere se lasciare in azienda il Tfr residuo oppure devolvere le nuove quote di Tfr esclusivamente nella forma complementare a cui ha già aderito