Polemica sulle pensioni, nuovo sciopero nell’aria

17/11/2003


15 Novembre 2003

Polemica sulle pensioni
Nuovo sciopero nell’aria

Raffaello Masci

ROMA
Le cose si mettono male tra governo e sindacati a proposito delle pensioni. Pomo della discordia, l’ipotesi che l’esecutivo possa ricorrere al voto di fiducia per far passare la delega così com’è. Certo – assicura il ministro Maroni – si tratterebbe solo di un espediente per recuperare tempo così da far scattare gli incentivi già dalla «finestra» di gennaio. Ma questa giustificazione non tranquillizza affatto i sindacati che, nel ribadire la «grande mobilitazione» del 6 dicembre prossimo, annunciano che, in caso di fiducia, la loro risposta sarebbe durissima, fino ad arrivare allo sciopero generale. Maroni, ha replicato dicendo che, a questo punto, i sindacati presentino una proposta alternativa, in quanto di fiducia si parla, semmai, solo per arginare un eventuale ostruzionismo. Anche i ministri Carlo Giovanardi, Gianni Alemanno e Maurizio Gasparri hanno ribadito che l’ipotesi «fiducia» è solo una «autorizzazione tecnica» fornita dal Consiglio dei ministri, che non verrà però esercitata senza un ulteriore «passaggio politico». I sindacati hanno controreplicato a Maroni e ai suoi colleghi, che la prima mossa la deve fare il governo ritirando la sua proposta.
In questi termini – non certo concilianti – è la disputa, e nulla lascia pensare che si possa ricomporre pacificamente. E’ quindi verosimile che la santabarbara del contrasto sia destinata ad esplodere in un atto di forza: il governo con la sua maggioranza parlamentare da una parte, il sindacato con la sua piazza dall’altra.
«Abbiamo raggiunto un accordo di maggioranza unanime, quindi possiamo fare in modo che la riforma sia approvata così com’è -, ha detto Maroni parlando a Venezia – il governo continua a chiedere alle parti sociali se c’è una proposta alternativa. In assenza di una proposta alternativa del sindacato io non posso rimettere in discussione l’accordo raggiunto all’intero della maggioranza. I tempi per far partire gli incentivi con la finestra di gennaio impongono che la riforma sia approvata a dicembre. Porre la fiducia sulle pensioni – ha precisato il ministro – non è quindi un problema politico, ma è solo questione di rispettare i tempi».
I sindacati hanno accolto questo discorso come una disfida aperta. «È chiaro – ha detto il segretario della Cgil Guglielmo Epifani parlando a Genova – che se verrà posta la fiducia sulla riforma delle pensioni, la nostra risposta sarà sempre più alta. I tempi ormai stringono e quindi presto sapremo la verità. Intanto – ha aggiunto – domani (oggi per chi legge – ndr) a Reggio Calabria avremo una grande manifestazione per il Mezzogiorno e il 6 dicembre a Roma un’altra grande manifestazione contro la riforma delle pensioni. In pratica, abbiamo già messo in campo una manifestazione a settimana contro le politiche del governo. E non ci fermeremo».
Si sa che Epifani è un «duro», ma anche i sindacati più moderati, come Uil e Cisl su questo fronte non demordono. «Sconsiglio il governo dall’intraprendere l’avventura di porre la fiducia – ha detto il leader della Uil, Luigi Angeletti – Se così fosse non la faremo passare sotto silenzio».
Savino Pezzotta (segretario della Cisl) rincara: «Se sulla riforma viene chiesta la fiducia, come qualcuno vuole, è chiaro che la risposta del sindacato sarà immediata e pesante».
Un invito a ripensare il voto di fiducia sulle pensioni è arrivato anche dal responsabile economico della Margherita Enrico Letta: «Credo che la fiducia sia un errore, è invece necessario cambiare quella proposta» tanto più che esiste una disponibilità dell’opposizione ad affrontare la materia. Senza dire – aggiunge Letta – che «con la fiducia la maggioranza si fa del male e si infila in una contrapposizione senza quartiere col sindacato. Cosi facendo il 2004 sarà un anno di conflitti sociali di cui il Paese non ha bisogno».