Poker di requisiti per i professionisti made in Ue

10/05/2004



 
Sette
 
 
 
ItaliaOggi7 viaggio nelle nuove professioni
Numero 111, pag. 38 del 10/5/2004
Autore: di Ginevra Sotirovic
e Ignazio Marino
 
Poker di requisiti per i professionisti made in Ue
 
I quattro pilastri del manifesto del Cup presentato a Napoli.
 
Competenza, capacità, deontologia e previdenza complementare. Sono questi i quattro pilastri del manifesto delle professioni per l’Europa messo a punto dal Comitato unitario delle professioni (Cup), il quale chiede a tutti i candidati alle prossime elezioni europee di sostenerli e farli propri affinché siano inseriti all’interno della nuova Costituzione europea. In ogni caso, i principi suddetti dovranno trovare spazio all’interno di un testo di legge organico e sistematico che riguardi tutti i professionisti che operano nell’area della nuova Europa allargata a Est.

Il documento, di cui ItaliaOggi Sette è in grado di pubblicare la bozza, è stato presentato ieri a Napoli nell’ambito di un grande incontro nazionale organizzato dal Cup e dell’Adepp che ha visto confluire nel capoluogo campano circa 2.500 delegati in rappresentanza di tutti gli ordini e le Casse professionali. E al quale hanno partecipato numerosi esponenti di governo e di maggioranza, insieme a parlamentari dell’opposizione e a candidati alle prossime elezioni per il Parlamento europeo.

Per il Cup le prestazioni che incidono sul diritto di difesa, sulla salute, sulla sicurezza, sul pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del paese, sul lavoro, sul paesaggio e sul patrimonio storico e artistico, sulla libertà di stampa, sulla protezione della maternità, dell’infanzia e della gioventù, sull’assistenza e previdenza sociale, sulla tutela del risparmio, richiedono di essere specificatamente disciplinate nell’ambito europeo e nello stesso tempo sul piano nazionale occorrono interventi in grado di inquadrarne al meglio l’impianto generale. Ma per farlo non servono ´provvedimenti occasionali ed estemporanei, privi di una visione organica e sistematica che hanno come primario, se non unico, obiettivo quello di adeguare le regole professionali a quelle economiche dell’impresa’. L’impresa, si legge nel manifesto, è quell’attività che mira al conseguimento di uno scopo di lucro. La professione, invece, pur avendo carattere economico, è diretta alla realizzazione di interessi generali. Su base europea, quindi, uno statuto del professionista non può prescindere da certi principi, in grado di tutelare l’interesse pubblico.

Il primo è quello di identificare le capacità e la competenza dei professionisti sia che essi operino individualmente sia all’interno di imprese e amministrazioni. Va, poi, stilato un codice deontologico nell’interesse degli utenti. Ed è necessario assicurare il rispetto dei criteri di capacità e competenza. Il quarto e ultimo punto è quello di tutelare la sicurezza sociale di tutti i professionisti, anche ricorrendo alla previdenza complementare e ai fondi comuni di solidarietà.

Principi condivisi dalla gran parte degli esponenti politici e di governo intervenuti a Napoli. Anche se i modi in cui questi principi devono essere tradotti in legge cambiano sensibilmente.

Il ministro della giustizia Roberto Castelli, per esempio, a dispetto di quanto si aspettavano gli ordini e i collegi dice che il confronto sulla riforma deve ripartire dall’esame dei testi di legge che sono pendenti alla commissione giustizia del senato, accantonando perciò la bozza messa a punto dalla commissione Vietti. Per Maria Grazia Siliquini, sottosegretario al Miur, ´è necessario comunque sbrigarsi ad approvare una riforma’, ma per farlo è necessario che tutti i partiti politici ´facciano uno scatto di reni, rinunciando a rivendicare ognuno le proprie posizioni e pensando al bene del paese e dei professionisti’. Ma per il sottosegretario alla giustizia Michele Vietti è anche ora che ognuno si prenda le proprie responsabilità per il grave ritardo che sta scontando la riforma. ´Come in un libro giallo, e io che sono un appassionato del genere lo so bene, abbiamo dovuto aspettare mercoledì scorso per scoprire l’assassino della riforma delle professioni, visto che lui stesso lo ha confessato’, dice il sottosegretario in risposta alle dichiarazioni fatte dal guardasigilli agli stati generali del Colap. E annuncia che dopo le elezioni il suo partito, l’Udc, metterà tra le priorità della propria agenda politica proprio la riforma delle professioni, nella versione ´migliorabile ed emendabile’, dice, della bozza Vietti.

Anche An si schiera a sostegno della riforma delle professioni. ´A Napoli ho portato l’impegno del mio presidente Gianfranco Fini perché la riforma delle professioni arrivi finalmente in porto’, dice Nino Lo Presti. A disposizione per approvare in tempi rapidi il riordino del settore è anche l’opposizione come hanno confermato Anna Finocchiaro (Ds) e Pierluigi Mantini (Margherita). Non resta dunque che aspettare.

 
Il manifesto delle professioni per l ’Europa

Il manifesto ha come obiettivo quello di chiedere al legislatore comunitario la definizione di uno
Statuto delle professioni intellettuali.

La richiesta muove dalla considerazione per cui il principio della concorrenza costituisce solo
uno strumento per realizzare i valori sui quali si fonda la nostra Costituzione e il trattato Ue,ma
che sono i valori,e non il principio della concorrenza,l ’interesse fondante il nostro sistema.

In questa prospettiva si ritiene che la regolamentazione delle professioni intellettuali,quale
insieme delle prestazioni,opere,atti e servizi che implicano il possesso di saperi e capacità
per la loro idoneità a incidere su interessi generali,costituisca un primario terreno di confronto
per il rilancio della politica comunitaria nell ’ottica della nuova Costituzione.

Non si tratta di sottrarre tali attività al principio di concorrenza,ma piuttosto di declinare uno
statuto giuridico che contemperi tale principio con la salvaguardia di quei diritti fondamentali
del cittadino e della persona,che un indiscriminato assoggettamento alle regole economiche
rischierebbe di alterare,se non pregiudicare.

Le prestazioni che incidono sul diritto di difesa,sulla salute,sulla sicurezza,sul pieno sviluppo
della persona umana e l ’effettiva partecipazione all ’organizzazione politica,economica e
sociale del paese,sul lavoro,sul paesaggio e sul patrimonio storico e artistico,sulla libertà di
stampa,sulla protezione della maternità,dell ’infanzia e della gioventù,sull ’assistenza e
previdenza sociale,sulla tutela del risparmio,richiedono di essere specificatamente
disciplinate nell ’ambito europeo.

La ricodificazione di tali attività si rende necessaria perché l ’attuale «spazio vuoto di diritto » ha
enfatizzato il ruolo della giurisprudenza,che per definizione è chiamata a decidere sul caso
concreto e può svolgere un ruolo di supplenza del legislatore solo a prezzo di ingenerare
confusione.

Oggi la disciplina delle professioni intellettuali,che già trova regolamentazione nei singoli
ordinamenti professionali,richiede ulteriori interventi sul piano dell ’assetto generale devoluto
alla legge statale e alle giuste direttive comunitarie,che proprio la rilevanza generale degli
interessi coinvolti rende indispensabile.

Lo stesso dibattito sulle direttive professionali dimostra come sino a oggi gli interventi di settore
abbiano avuto come obiettivo quello di introdurre,tra l ’altro in modo confuso,la concorrenza,e
non quello di regolamentare le professioni intellettuali.

Così si assiste all’adozione di una serie di provvedimenti occasionali ed estemporanei,privi di
una visione organica e sistematica che hanno come primario,se non unico,obiettivo quello di
adeguare le regole professionali a quelle economiche di impresa.

È piuttosto necessario declinare il ruolo e la funzione delle professioni intellettuali nel nostro
sistema economico-sociale e,quindi,sulla base di questo ruolo disegnarne la disciplina.

Noi siamo convinti che le professioni intellettuali possano e abbiano una loro funzione
nell ’ottica della tutela e della realizzazione di quei valori e interessi del cittadino e della
persona che non possono essere ricondotti al mero profitto.

L ’impresa è quella attività che mira al conseguimento di uno scopo di lucro.

La professione è quella attività che,pur avendo carattere economico,è diretta alla
realizzazione di interessi generali.

In questa prospettiva lo Statuto del professionista va informato ai seguenti principi:

a)l ’esigenza di assicurare la capacità e la competenza degli addetti;

b)la sottoposizione dei professionisti a norme deontologiche atte a regolarne l ’attività
nel rispetto degli interessi generali;

c)l’identificazione di competenze che richiedono,a tutela della collettività,il possesso
di determinate capacità e competenze in capo agli addetti:questo sia nel caso in cui
siano svolte a titolo individuale sia nel caso in cui le stesse possano essere svolte
(ove compatibili)da imprese e amministrazioni (che,pertanto,dovrebbero
necessariamente avvalersi di chi ha le necessarie capacità e competenze);

d)l ’esigenza di tutelare la sicurezza sociale di tutti i professionisti,anche prevedendo
pilastri di previdenza complementare e fondi comuni di solidarietà.

Si auspica che i principi di tale Statuto possano essere inseriti nella nuova Costituzione
europea.

In ogni caso si auspica la messa a punto di un testo legislativo di portata organica
e sistematica sulle professioni nell ’Unione europea.