Podda e Rinaldini, Torna la strana coppia

26/01/2010

Sono passati più di due anni dall’inizio del corteggiamento. Non può funzionare, pensarono in molti, troppo diverse le storie, e le frequentazioni. Invece «la strana coppia» esiste e ha già fatto un bel po’ di strada. Oggi i segretari generali della Cgil Funzione pubblica (Fp) e della Fiom guidano – con il segretario Fisac (i bancari) Domenico Moccia, la segretaria confederale Nicoletta Rocchi, il leader dell’area 28 Aprile Giorgio Cremaschi
e tanti dirigenti di categoria e Camere del lavoro – la battaglia congressuale nella Cgil con la presentazione di una mozione alternativa a quella guidata da Guglielmo Epifani. E’ il risultato di tante assemblee a cui hanno partecipato iscritti e delegati metalmeccanici e dipendenti pubblici, tradizioni sindacali differenti e talvolta contrapposte finalmente a confronto. E’ già un risultato straordinario, questo, che resterà oltre il Congresso. Un messaggio anticiclico in una stagione in cui la crisi e le risposte liberiste spingono verso una guerra tra lavoratori. Un anno e mezzo fa avevamo raccontato una cena con «la strana coppia». Nel menù preparato da Gianni Rinaldini (GR) e Carlo Podda (CP) c’era un progetto ambizioso: la riunificazione del lavoro a partire da due storie diverse e intrecciate. Un antipasto sostanzioso. Come primo piatto veniva servita la democrazia
sindacale, da ricostruire dopo lo schiaffone dell’accordo separato sul sistema contrattuale. Piatto forte, la rigenerazione della Cgil e la sua autonomia alla luce di una mutata situazione economica, politica, sociale. Questo stesso menù è alla base della mozione.
Questa volta, alla cena con i due segretari GR e CP un piatto speciale l’abbiamo proposto noi: il Congresso si svolge con due mozioni diverse e non per aree programmatiche ma sui contenuti, una novità. Ma i contenuti rischiano di passare in secondo piano, se il confronto viene dominato dall’accusa ai sostenitori della 2° mozione di «spaccare la Cgil in un momento difficile». Una risorsa trasformata in un problema, un peccato. Allora parliamo di contenuti. La vicenda terribile di Rosarno cambia le carte in tavola su questioni centrali, il lavoro, l’immigrazione, la solidarietà, le lotte. Quando è stata lanciato anche in Italia uno sciopero di migranti il 1° marzo, la Cgil è rimasta prima muta, poi arroccata sulla denuncia del rischio di «uno sciopero etnico», che divide mentre «il sindacato deve unire i lavoratori».Ma uno sciopero generale di tutti su questo punto
non viene indetto. Voi cosa ne pensate, o meglio, cosa farete il 1°marzo?
Rosarno, dice CP, ci parla della negazione dei diritti e della sua scarsa percezione perché passa l’idea che il lavoro non conta più niente. Parla della crisi della solidarietà. Non a Rosarno,ma in qualche situazione come la valle del Sele la Cgil si è molto impegnata al fianco dei lavoratori migranti, al nero, ridotti in schiavitù. C’è un muro da abbattere, dobbiamo cercare strade nuove senza dividere i lavoratori addirittura per colore.Ma se da queste persone viene una proposta tu che fai? Per ora non vedo nulla. Nel pubblico impiego ci sono le cooperative sociali, aggiunge CP, che lavorano a contatto e insieme ai migranti: da lì intanto deve partire un’iniziativa comune il 1° marzo, e la Fp-Cgil non si tirerà certo indietro. GR sta confrontandosi con i promotori dello sciopero che «ha il sostegno della Fiom». I metalmeccanici metteranno un comunicato in tutte le bacheche sindacali e daranno alle Rsu il mandato di promuovere iniziative comuni, coprendo ovunque lo sciopero e partecipando «dove siamo in grado». E’ vero, c’è lo sciopero generale del 12 marzo promosso dalla Cgil ma un’iniziativa autonoma dei migranti è importante, soprattutto dopo Rosarno. Perciò la Fiom troverà le forme per sostenerla con l’obiettivo (Cp e GR sono d’accordo) di riunificare il lavoro.
Le categorie della Cgil non bastano più a interpretare una realtà nuova, dicono i due segretari per spiegare le ragioni della mozione alternativa e lamentano la «forte chiusura» verso chi è dipinto come un reprobo che «spacca » l’organizzazione: invece di favorire e valorizzare il confronto si fa di tutto per evitarlo nei congressi di base. Se chi avanza critiche e suggerisce di imboccare nuove strade per rinnovare la Cgil viene vissuto come problema, allora il problema si chiama «democrazia »: nelle relazioni sindacali, nello strazio della rappresentanza, negli accordi separati che aprono la strada alla «dittatura della minoranza».Ma c’è un problema di democrazia nella stessa Cgil. Si rimuove l’esistenza di una profonda crisi del sindacato. GR ricorda i guasti della globalizzazione, la frantumazione del lavoro con la precarizzazione, la solitudine delle fasce più deboli – giovani, migranti) in Italia come in tutto il mondo. CP si associa e lancia l’accusa di «stalinismo» nella gestione dei congressi, denuncia il dileggio. Comportamenti irresponsabili, fuori dalla storia della Cgil, impediscono il confronto democratico (GR). La strana coppia rifiuta di commentare il fatto che in territori importanti alcuni delegati che si erano espressi per la 2° mozione sono stati costretti a ritrattare con una lettera in cui si denuncia il rischio di rottura della Cgil. Non vogliono alzare il tono dello scontro, CP e GR, ma chiedono al gruppo dirigente di cambiare strada e consentire un confronto serio sui contenuti. Le divisioni esistono, inutile negarlo.
Riguardano la dicotomia di una Cgil che rifiuta giustamente di sottoscrivere la controriforma del sistema contrattuale, mentre molte sue categorie firmano con Cisl e Uil contratti che recepiscono le nuove norme contestate. Ma allora, si chiedono i due segretari, avevamo scherzato? Non è vero che si è trattato della rottura più seria dagli anni Cinquanta? Non digeriscono il contratto «unitario» dei chimici, e accusano la confederazione di non mettere in campo una politica all’altezza dello scontro. Siamo oltre l’attacco all’articolo 18 e la Cgil che fa: mette una categoria contro l’altra?Si è persino cercato di ostacolare lo sciopero unitario di Fiom e Fp. La mozione 2 propone un unico rapporto di lavoro, estendendo a tutti l’articolo 18, ridefinendo le modalità del contratto a termine. La mozione 1, invece, si limita a chiedere di far costare di più il lavoro atipico.
GR: si nascondono le sedi dei congressi, si cambiano le date per impedirci di partecipare. Cercare a tutti i costi l’unanimismo segnala una crisi profonda e il mancato rispetto delle regole democratiche. Si danno alle categorie obiettivi da raggiungere a ogni costo. CP: dove non siamo presenti ai congressi la partecipazione dei votanti è doppia della media. Dove ci siamo (GR), l’adesione alla nostra mozione va oltre ogni aspettativa.
Ultimo punto: chiedete a una Cgil senza più sponde a sinistra una radicalizzazione.
Siete matti? A partire dalla condizione sociale, dicono GR e CP, si può modificare la sinistra. E’ la politica che va rovesciata, non il sociale. Vogliono cambiare l’articolo 1 della Costituzione, cancellare il lavoro, e l’opposizione dà pessima prova di sé occupandosi solo di alleanze elettorali a prescindere dai contenuti. La cena si chiude com’era iniziata: Rosarno e lo sciopero dei migranti. La separatezza non nasce dall’iniziativa degli immigrati, si afferma invece se la Cgil li lascerà soli.