Pochi over 50 al lavoro

17/07/2002


17 luglio 2002



Allarme dell’Isfol: potenziare le politiche attive
Pochi over 50 al lavoro
Italia ultima in Europa

Alessia Tripodi
(NOSTRO SERVIZIO)

ROMA – Un popolo di anziani che lavora sempre di meno. Nel 2000 gli italiani over 50 risultavano occupati nel 40% dei casi, contro una media Ue del 53%: isomma ultimi in Europa. La denuncia arriva dall’Isfol, che ieri ha presentato il rapporto «Prolungamento della vita attiva e politiche del lavoro». Secondo i dati contenuti nell’indagine, cresce in Italia il numero delle persone che dipendono economicamente da quelle che lavorano: questo «tasso di dipendenza» è il risultato del progressivo invecchiamento della forza lavoro e della bassa percentuale di attività dei soggetti più anziani. Tutti questi fattori – secondo le stime dell’Isfol – contribuiscono ad appesantire la spesa pensionistica, che nel nostro Paese grava per il 14% sul Pil e rappresenta il 71,4% dell’intera spesa sociale, pari al 24,9% del Pil. «Se fino a oggi il tasso di dipendenza totale non è ancora preoccupante – ha sottolineato il commissario straordinario dell’Isfol, Carlo Dell’Aringa – la situazione potrebbe diventare critica, in assenza di politiche attive. Tra 20 anni – ha continuato Dell’Aringa – l’Italia conterà rispetto a oggi un milione e 800mila giovani in meno, una riduzione di 2 milioni e 800mila persone in attività lavorativa e 3 milioni 800mila anziani in più». È quindi necessario, se non urgente, dice l’Isfol, potenziare le politiche attive per innalzare il livello di occupazione dei lavoratori over 50, con l’obiettivo di un «tasso di attività del 70%» da raggiungere entro il 2010. Le cause della scarsa partecipazione degli anziani al mercato del lavoro sono diverse. Innanzitutto il regime pensionistico che, secondo l’indagine, «rende conveniente» l’inattività per alcune fasce di lavoratori. Poi la scarsa propensione alla mobilità degli over 50 e la crescente richiesta da parte del mercato di figure professionali sempre più qualificate, con competenze aggiornate che spesso gli anziani non possiedono. Un altro fattore determinante è l’esistenza di «un’ampia area di economia sommersa» che negli ultimi anni ha offerto ai pensionati molte occasioni di lavoro «in nero». I dati presentati ieri parlano di un milione e 200mila pensionati rientrati al lavoro in modo «non ufficiale». Per risolvere queste distorsioni l’Isfol propone una serie di interventi integrati: attività di aggiornamento e di formazione continua, forme di lavoro più flessibili (job-sharing, telelavoro, part-time), mobilità professionale e accompagnamento al lavoro autonomo e al «fare impresa». «Ma il vero punto – ha spiegato l’economista Tito Boeri durante la presentazione del rapporto – è disincentivare il pensionamento, eliminando la garanzia di poter ricevere a 65 anni la pensione piena».