Pochi fondi alle politiche per l’occupazione

18/03/2003





              Martedí 18 Marzo 2003

                    Pochi fondi alle politiche per l’occupazione


                    ROMA – L’Italia spende in politiche attive del lavoro (orientamento, sostegno ala ricerca di un lavoro, formazione, job creation) lo 0,6% del Pil, a fronte di una media europea dello 0,8%; nelle politiche passive (sussidi di disoccupazione, ammortizzatori sociali, prepensionamenti) lo 0,6% del Pil, contro l’1,3% della Ue. I dati, che si riferiscono al 2000, emergono dalla ricerca sulle politiche del lavoro in Italia e in Europa, realizzata da Andrea Montino e Paolo Sestito e presentata ieri a Ergon 2003, l’osservatorio sulla politiche del lavoro istituito tre anni fa da Italia Lavoro e dalla S3 Studium. Sono due i modelli prevalenti in Europa: nei Paesi nordici i lavoratori sono tutelati «nel mercato» con vincoli ridotti al licenziamento ma sussidi generosi nelle politiche attive; nell’area mediterranea, la tutela si attua soprattutto nel posto di lavoro, restringendo la possibilità di licenziamento, ma con scarsi sussidi di disoccupazione e scarso ricorso alle politiche attive. In Italia c’è scarsa fornitura di servizi reali all’impiego, gli interventi sono rivolti a platee ampie e relativamente poco selezionate. I modelli prevalenti di interventi sulle politiche attive sono tre: quello basato sulla formazione, che si attua nei Paesi nordici e Regno Unito, in cui le risorse sono trasferite alle strutture che forniscono i servizi; quello basato sugli incentivi all’occupazione (Italia e Spagna) dove le imprese sono le principali destinatarie della spesa, anche nel caso dell’apprendistato; quello basato sulla creazione diretta di posti di lavoro nel settore pubblico (Francia, Germania, Belgio, Olanda e Irlanda), in cui la spesa è in genere trasferita agli individui, con interventi sulle retribuzioni e sugli oneri contributivi. I giovani sono i principali destinatari delle politiche attive del lavoro italiane, a "scapito" delle donne e degli anziani. Le differenze si attenuano nel Mezzogiorno, come dimostrano i dati sui nuovi occupati. La conclusioni della ricerca indicano per il nostro Paese la necessità di assicurare in futuro la congruenza tra politiche del lavoro e sistema di welfare. Bisogna rafforzare le misure verso disoccupati e fasce deboli, tenendo conto dell’importanza di rafforzare i servizi all’impiego. Per attenuare le differenze geografiche del nostro mercato del lavoro, gli esperti spingono per la contrattazione decentrata. N.P.