Poca trasparenza e correttezza, ecco il diritto societario del centrodestra

10/12/2002

              10 dicembre 2002
              Poca trasparenza e correttezza, ecco il diritto societario del centrodestra

              MILANO «La nuova legge sul falso in
              bilancio ha decretato la morte della
              trasparenza e della correttezza come
              bene pubblico sono morte». È stato
              Salvatore Brigantini, ex commissario
              di Consob, ha formulare l’accusa più
              dura contro una delle nuove riforme
              che hanno riguardato il diritto societario
              messe in atto dal governo di centrodestra.
              E lo ha fatto a Milano nel corso del
              secondo incontro per i “Lunedì
              dell’economia” organizzati dalla Fondazione
              di Vittorio. L’argomento di discussione –
              che ha visto impegnati oltre a Bragantini
              l’ex presidente della Confindustria Luigi
              Abete, due professori di dell’Università
              di Bologna, Renzo Costi e Francesco Vella,
              e Sergio Cofferati – è stato proprio il
              diritto societario. Una materia d’attualità
              non solo per le norme che
              riguardano il falso in bilancio – norme
              approvate il 19 luglio del 2001 e
              che depenalizzano il reato trasformandolo
              da uno “di pericolo” a uno “di danno” -,
              ma anche per un riforma in itere nel nostro
              Parlamento. Il Consiglio dei ministri del
              29/30 settembre ha infatti approvato due
              schemi di decreti legislativi che sono
              all’esame delle Camere.
              Una riforma che si attendeva da
              anni, che il governo di centrosinistra
              aveva avviato (la riforma Mirone)
              ma che la Confindustria ha sempre
              avversato per la sua capacità di porre
              norme e vincoli. Sull’attuale proposta
              però da più parti si sono levate
              critiche. Come quelle di Francesco
              Vella che ne ha evidenziato luci e ombre,
              un eccesso di vincoli e rigidà da
              una parte, troppe autonomie e troppa
              standardizzazione dall’altra.
              E di questo strano dualismo tra un
              eccesso di rigore e un forte permessivismo
              ne ha discusso anche Renzo Costi,
              professore di diritto commerciale a Bologna.
              Costi ha messo in evidenza come questa
              strada intrapresa allontani le piccole e
              medie imprese alla quotazione nel
              mercato azionario. Quotazione che
              le permetterebbe di ottenere gli investimenti
              necessari alla loro crescita qualitativa.
              «Con la riforma in itere – ha detto
              Costi – si nega la trasparenza come
              bene pubblico». Il professore ha ricordato
              la norma già approvata sul falso
              in bliancio che presuppone, per essere
              punito, un danno concreto.
              Ma la mano pesante sul progetto
              di centrostra è venuto, come ricordato,
              da Bragantini. Perché oltre al cambiamento
              in falso in bilancio l’attuale
              proposta spoglia la magistratura – non
              organizzando sezioni specializzate
              - di effettivi poteri per risolvere le
              constroversie societarie. L’effetto che
              si avrà da questa peculiare scelta è il
              ricorso sempre più frequente all’arbitrato
              che, come ha ricordato Bragantini,
              «rispecchia una concezione
              darwiniana della giustizia, dove è solo
              il più forte che la può spuntare».
              Anche Luigi Abete, che adesso ricopre
              la carica di presidente della
              Banca Nazionale del Lavoro, pur rilevando
              come la nuova normativa sia
              un passo in avanti rispetto a a una
              situazione di stallo, pone l’accento
              sulla carenza del legislatore in materia
              di diritto fallimentare. «L’impresa
              non dovrebbe essere vittima di chi
              quel momento l’ha gestita». Ma anche
              questo manca in una legge che
              fra poco sarà approvata dal nostro
              Perlamento.
              r.e.