Pmi, no al tfr nei fondi pensione

03/04/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
079, pag. 3 del 3/4/2003
di Teresa Pittelli


Le associazioni delle piccole e medie imprese saranno ascoltate oggi al senato sulla riforma pensioni.

Pmi, no al tfr nei fondi pensione se non è compensato da agevolazioni

No allo smobilizzo obbligatorio del trattamento di fine rapporto a favore dei fondi pensione se non è compensato da agevolazioni fiscali e creditizie. Contro la devoluzione automatica del tfr prevista dalla delega sulla previdenza scendono in campo anche le pmi, che oggi saranno ascoltate dalla commissione lavoro sulla riforma delle pensioni e che, da Cna a Confesercenti, non intendono rinunciare a quella che considerano una risorsa finanziaria importante, in mancanza di misure di compensazione adeguate.

Mentre la delega sulla previdenza prosegue il suo iter a palazzo Madama, però, continua a essere rinviato l’incontro tra il ministro del welfare, Roberto Maroni, e i sindacati confederali che in un documento unitario hanno criticato lo sblocco del tfr, la parità tra fondi chiusi e aperti e la decontribuzione sui neoassunti fino al 5%. Oggi arriverà la decisione del ministro sulla data dell’incontro, che avrà luogo la prossima settimana, anziché questa. Intanto, però, dalle audizioni al senato potrà già emergere la posizione delle varie parti in gioco, comprese le piccole e medie imprese che, tra il no dei sindacati allo sblocco del tfr e alla decontribuzione, e l’altolà di Confindustria che ritiene indispensabile questa, per potersi accordare su quello, hanno una posizione più articolata.

´Il trasferimento del tfr ai fondi pensione va accompagnato da adeguate compensazioni’, dice Alberto De Crais, responsabile delle politiche sindacali della Cna, ´che possono andare dalle agevolazioni fiscali a nuove modalità di accesso al credito’. L’importante, però, sottolinea De Crais, ´è che ci siano maggiori garanzie nella delega su quali interventi il governo vuole adottare per compensare le pmi della perdita del tfr’. Ed è d’accordo Gian Marco Venturi, presidente di Confesercenti, secondo il quale ´la delega è troppo generica su alcuni punti’. Come quello delle misure a favore delle piccole aziende. ´Il tfr è una fonte finanziaria importante per le piccole imprese’, insiste Venturi, ´e quindi le compensazioni sono indispensabili. Importante, per esempio, un migliore accesso al credito e l’inserimento nella delega dei confidi, oltre che gli incentivi fiscali alle imprese’. Sulle altre norme, invece, le piccole aziende si dichiarano d’accordo con l’impianto di massima. Anche se qualche correzione andrebbe fatta. Dalla decontribuzione che, così com’è, rischia di compromettere la stabilità dei conti dell’Inps, agli incentivi a prolungare l’attività lavorativa, che per Cna andrebbero accompagnati da disincentivi ad andare in pensione. Mentre per Confesercenti il prolungamento dell’attività andrebbe deciso con un accordo tra azienda e lavoratore, e non lasciato alla scelta esclusiva di quest’ultimo. Ma il dato di partenza del confronto resta il tfr, una partita da 15,5 miliardi di euro che passerebbero dalle mani degli imprenditori a quelle dei gestori di fondi di previdenza integrativa. Con un bacino di iscritti potenziali di 11.285.646 lavoratori, di cui oltre 7 milioni dipendenti e quasi 4 milioni autonomi, e un numero di aderenti attuali che supera però di poco il milione.