Pmi nasce l’alleanza “Rete Imprese”

11/05/2010

ROMA Un gigante delle Pmi per dare voce a milioni di aziende e di lavoratori che, probabilmente, ne hanno avuta ben poca in un Paese, il nostro, che comunque da sempre fonda la sua ricchezza sulle micro imprese. Sono esse che producono quasi il 60% del valore aggiunto italiano e danno lavoro al 58,5% degli occupati. «Ci riuniamo per competere, per fare squadra e costruire una rete che guarda al futuro». Così Carlo Sangalli, leader di Confcommecio, ma da ieri primo presidente di ”Rete Imprese Italia”, nata dalla sostanziale fusione di cinque organizzazioni operanti nel commercio, nell’artigianato, nei trasporti, nell’industria, nel manifatturiero, nelle costruzioni e nel turismo. Un’alleanza per la verità germogliata nel 2006 con il ”Patto del Capranica”, ma che da ieri si è data una rappresentanza unitaria nel variegato mondo delle Pmi. Quattro anni fu la necessità di mandare una risposta al governo Prodi sulla legge finanziaria a riunire le varie anime della piccola e media impresa. Da allora si è sviluppata progressivamente la determinazione di stare insieme fino ad arrivare ad una rappresentanza unitaria che tuttavia non annulla la storia e l’identità delle varie confederazioni.
Come in ogni alleanza alla fine sono i numeri a stabilire la forza, almeno sulla carta. Dunque, 2,6 milioni di imprese associate alle cinque sigle di base: Casartigiani (150.000), Cna (670.000), Confartigianato (700.000), Confcommercio (740.000), Confesercenti (352.000). Numeri che potrebbero raddoppiare e raggiungere, secondo i firmatari del Patto, i 4,2 milioni di unità produttive con 14 milioni e mezzo di addetti, di cui 9 lavoratori dipendenti. E’ toccato al neo presidente Sangalli (ogni sei mesi, a rotazione, sarà nominato un nuovo numero uno espressione delle altre associazioni) presentare il manifesto della ”Rete” che dovrà costituire «la rotta, la bussola, l’obiettivo di un punto da cui far ripartire l’Italia». «La grande depressione – ha precisato Sangalli – è stata scongiurata, ma la crisi non è conclusa perché resta elevato lo stato di sofferenza dell’economia reale…troppe imprese hanno chiuso e non riapriranno…il motore dell’Italia gira ancora troppo piano».
La ”Rete” farà da contraltare alla associazione delle Pmi di Confindustria, ma Sangalli dinanzi alla affollata platea dell’Auditorium di Roma, ha tenuto a precisare che il «nostro modello non è contro, ma un modello per. Programmaticamente aperto e plurale che lavora per rafforzare le ragioni dell’unità di rappresentanza delle imprese e della collaborazione tra le imprese e il lavoro». «La difficile congiuntura – ha sottolineato il presidente della Repubblica Napolitano in un messaggio all’assemblea – richiede un atteggiamento rigoroso e responsabile da parte delle istituzioni e del mondo delle imprese e in uno scenario di diffusa insicurezza sociale è necessario valorizzare le politiche a favore del sistema delle piccole e medie imprese».